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Grandi bevitori di acqua minerale, gli italiani sono i maggiori consumatori europei. Duecento litri il consumo pro capite annuo, quasi il doppio delle bottiglie rispetto alle media in Europa. Il Piemonte primo produttore, ma le concessioni attive sono una minoranza. Le Fonti di Vinadio, la Sant'Anna acqua di punta, leader di mercato, ha un fatturato di 320 milioni di euro.

Liscia, gasata e redditizia l'acqua è il tesoro delle Alpi. E come tale, ha conquistato anche gli arabi. In questo particolare momento, piace più liscia che con le bollicine. I prezzi sono però purtroppo alti e l'export non decolla. Anzi è chiaro affanno. Palese la frenata, dopo il boom denunciato durante il decennio 2010-2019, con il raddoppio addirittura del valore al +101%. Superato in questo senso solo dal caffè.

Secondo il Mineral Water Monitor, con la pandemia, le vendite all'estero sono calate dell'11%. Una caduta in verticale comunque inferiore rispetto a quella accusata dalla Francia, scivolata a un significativo -15%. Rispetto a Parigi, le distanze si sono ridotte a 111 milioni, contro i 211 del 2016. Il prezzo dell'export è più alto per le acque italiane, nella misura di trentasei centesimi al litro; le francesi sono stabili a ventisei centesimi.

Il Covid ha ridotto le vendite delle acque gassate, mentre sono cresciuti, da parte degli italiani, gli acquisti di acque lisce e soprattutto effervescenti naturali, al +5,56%. Con il lockdown sono inoltre quasi raddoppiate le vendite online: +83% a valore.

La Regione Piemonte incassa 1,4 milioni di competenza per tutte le fonti. In un settore che è in piena trasformazione. Il mercato, sempre più competitivo, è schiacciato da due fattori. La spinta ambientalista che impone di rivedere il consumo di plastica e la spietata concorrenza sui prezzi. In questa ottica, resistono le aziende meglio strutturate, garanti di forti investimenti ripagati da volumi alti.

Le mutazioni in atto sono legate soprattutto alla gestione regionale delle concessioni. Un comparto che stenta a liberarsi dai vincoli del passato e dai permessi accordati decenni e mai adeguati. I canoni sono quelli di un tempo, spinti e trascinati dal grande consumo di acqua in bottiglia, nella misura sopra evidenziata. Primo Paese europeo, come da fotografia di The European House Ambrosetti, e terzo al mondo. Dopo Messico e Thailandia.

Il Piemonte è di gran lunga la regione italiana con il maggior numero di concessioni attive per l'imbottigliamento delle acque minerali. Laddove Lombardia e Lazio e lo stesso Piemonte si posizionano al vertice della graduatoria per superficie concessa. Insieme fanno il quarantuno per cento della superficie nazionale data in concessione per lo sfruttamento delle acque minerali. Il Piemonte, da solo, vale il diciassette per cento. Le 114 fonti sono dislocate su 87 siti estrattivi.

In realtà, le concessioni attive però sono appena 26, di cui quattro vengono sfruttate da Fonti di Vinadio, altrettante da San Bernardo e sei da Pontevecchio. Più o meno identica la situazione in Liguria. Ventidue fonti censite, ma solo otto concessionarie attive e due le aziende superstiti che hanno resistito alle trasformazioni avvenute nell'ultimo decennio. Aziende comunque pronte a riaprire gli stabilimenti. Due nuovi marchi presteranno grande attenzione soprattutto dal mercato di Emirati e Medioriente.

Il costo delle concessioni resta basso. E non è questo il motivo che frena l'ingresso di nuove aziende nel mercato. Le valutazioni di mercato, quelle sì, attualmente sono ostative alle iniziative commerciali delle aziende neonato o in fase di evidente gestazione. Il canone di concessione delle acque minerali destinate allo sfruttamento prevede una componente fissa rapportata all'estensione della superficie dell'area oggetto di concessione. Tassa che viene introitata dalla provincia o città metropolitana competente per territorio.

Rapportati ai quantitativi di acqua imbottigliata, introitata dalla Regione Piemonte, gestore anche del rinnovo delle concessioni, gli importi versati nel 2021 si riferiscono all'attività del 2020. Canoni posticipati così strutturati: la componente fissa vale 37,23 euro per ettaro, con un minimo di 3.190, 76 euro, per ogni mille litri di acqua imbottigliata, va da 1,06 euro per i primi 60 milioni di litri e 1,28 se si superano i 150 milioni di litri imbottigliati. Introdotte nel 2014, le cifre hanno subito lievi ritocchi sulla base del tasso di inflazione programmato.

La quota fissa va agli enti territoriali. Viene pagata anche da coloro che detengono la concessione. Fonte di Vinadio con il marchio Sant'Anna, leader in Italia con un fatturato più che triplicato negli ultimi dieci anni, arriva a 320 milioni di euro. E alla Regione Piemonte ha versato un canone di 875mila euro in due rate. Le fonti con reddito attivo in Piemonte sono undici, da Pian della Mussa Balme a Spumador Quarona, passando per Lurisia, Fonti di Vinadio, San Bernardo Garresio, Lauretana, Alpe Guizza Donato. In Valle d'Aosta, Youla Courmayer, Fonte Mont Blanc, Fonte Rey. Quattro in Liguria: Fontana Fredda. Fonte delle Anime Calizzano, Fonte Argentiera Val d'Orba, Lipiani Fonte del Lupo Altare Savona. Una stagione difficile per le fonti ligure in carca di rilancio.

La competizione sul mercato è tuttora molto incentrata sul prezzo, piuttosto che sulla riciclabilità del prodotto. E non è facile resistere in un mercato in forte concorrenza. I margini sono risicati. Gli investimenti annuali italiani vanno dai dieci ai quaranta milioni. Le prime cinque aziende coprono l'ottanta per cento del mercato. Gli alti costi di produzione scoraggiano le aziende a entrare nel business. Un'altra fonte che potrebbe tornare a produrre in poco tempo è l'Argentiera in Alta Val d'Orba, tra Urbe e Sassello. L'operazione in atto è condotta da Claudio Melotto, imprenditore monegasco, di origini aostane. Le analisi chimiche e organolettiche la piazzano ai vertici delle classifiche delle minerali europee. Sembra destinata al mercato mediorientale.

di Franco Esposito