Andrea Agnelli (foto Depositphotos)

Caro direttore,

vorrei rubare questo spazio per esprimere la mia più totale indignazione al progetto della Superlega che rischiava di stravolgere il calcio europeo ma fortunatamente è durata solo 48 ore. È stata una clamorosa figuraccia per un semplicissimo motivo al di là dei problemi reali del calcio che ci sono e non vanno dimenticati: i 12 club più ricchi (e indebitati) d'Europa hanno cercato con grande arroganza di tradire un principio che sta alla base di questo meraviglioso sport, il merito. Non a caso questo gesto suicida ha scatenato una rivolta popolare che non ha precedenti. 

Qualcuno crede di avere il diritto divino di accedere a una competizione internazionale solo per i soldi e non per i risultati ottenuti sul campo. Con questa logica non ci sarebbe mai stato il "Maracanazo", non ci sarebbero mai state tutte quelle imprese leggendarie che rendono il calcio così maledettamente affascinante. Tutte le partite iniziano 0 a 0, i gol non li segnano i bilanci ma richiedono impegno e sacrificio. Ogni appassionato di calcio rifiuta questo principio aristocratico.

Il fallimento della Superlega mi lascia una profonda tristezza che mai avevo sentito prima: oggi mi vergogno di essere tifoso della Juventus, mi vergogno dell'operato del mio presidente Andrea Agnelli in prima fila nell'organizzazione di questo piano scellerato.

Il calcio non è solo business e spettacolo. È sentimento, rivalità, tradizione, storia. Una storia che da oggi è stata infangata e che non sarà più la stessa.

Matteo Forciniti