Gente d'Italia

Laddove la pandemia è causa di disastri, 40mila gli imprenditori vittimi dell’usura

L’assalto degli usurai. Cinici cavalcatori della pandemia, puntano dritto sugli immani disagi delle imprese in crisi di liquidità. Un reprint di Confcommercio fornisce dati allarmanti. Sotto scacco della criminalità organizzata sarebbero attualmente 40mila imprenditori. “Con modi rassicuranti ti trascinano all’inferno”, assicura un ristoratore romano già vittima di usura, a rischio di finire per la seconda volta nella stessa situazione. Reduce da cinque anni d’inferno, si è rivolto all’Ambulatorio Antiusura Confcommercio di Roma. Ha denunciato gli estorsori. “L’unico modo per uscirne”. Il ricorso all’usura è la prima avvisaglia della poderosa spallata della criminalità sull’economia. Confcommercio ritiene che dal 2019 a oggi il fenomeno sia cresciuto di quattordici punti percentuali. L’aumento interessa le imprese di commercio della ristorazione e dell’alloggio. “Esperienze dirette di usura hanno subito 40mila imprenditori, sottoposti a pressioni per vendere la propria azienda”. Circa 300mila denunciano crisi di liquidità, non avendo ottenuto un prestito o la cifra loro concessa non è sufficiente. L’usura come piaga sociale nei momenti di crisi. Un problema che diventa più grave di giorno in giorno. Confcommercio lo ha analizzato in occasione dell’ottava edizione della Giornata delle legalità. In Italia, nel 2020, le imprese hanno subito una riduzione del volume di affari. Oltre un terzo ha accusato momenti di strangolamento in un combinato pericolosissimo, mortale. La mancanza di liquidità unità alla difficoltà sostanziale di accesso al credito. Richiesti da Confocommercio, con insistenza, non solo indennizzi adeguati e tempestivi, ma anche “moratorie fiscali e creditizie, ampie ed esclusive, la sospensione e la rateizzazione degli impegni fiscali e possibilità più ampie di accesso al credito”. Privi di fatturato all’improvviso,” senza liquidità e senza credito”, e con i costi da pagare, questi imprenditori in forte difficoltà si sono ritrovati alla canna del gas. “Facili prede per la criminalità organizzata e le pratiche di usura”. Ora sono davanti alla prospettiva delle riaperture. In previsione di un possibile auspicato ritorno alla normalità, il Ministero dell’Interno assicura massimo rigore nei controlli. Nell’intento e nell’ottica di non vanificare i sacrifici fatti. L’allarme di Confcommercio è infatti pienamente condiviso dal titolare del dicastero governativo, il ministro Luciana Lamorgese. In ambito governativo, l’usura è ritenuta “il tipico reato spia sintomatico della penetrazione della criminalità organizzata che approfitta della mancanza di liquidità delle imprese”. Ne consegue l’organizzazione di una sorta di welfare alternativo per le famiglie che poi rimangono incastrate nell’ingranaggio. E spesso – quasi sempre – stritolate. Per uscirne o schivarne la micidiale insidia, non c’è altra strada che denunciare gli usurai. E i loro diabolici ingranaggi. Confcommercio ci tiene a informare sugli imprenditori soggetti a usura che mai “dovranno ritenersi soli, siamo con voi e con le istituzioni”. Parole e impegni hanno valore di appello. Poi, la buona notizia, incoraggiante e per certi versi rasserenante. L’indice dei reati è calato del venti per cento in un anno. Mentre il fenomeno dell’usura ha registrato un aumento percentuale: 222 denunce nel 2020, il sedici per cento in più rispetto al 2019. Nel Friuli Venezia Giulia si è passati da un caso denunciato nel 2019 a otto nel 2020. E anche questo rilievo deve indurre a un minimo di riflessione. In particolare nel settore delle piccole e medie imprese, “autentici motori del Paese”, come da definizione del ministro Luciana Lamorgese. Swg ha effettuato un sondaggio tra 700 imprenditori del terziario. Uno su quattro è totalmente sfiduciato. Le imprese del Nord hanno patito di più le conseguenze della pandemia, “eppure è il Sud ad apparire più soggetto a schock negativo”. La valutazione da parte delle microimprese nelle principali città presenta questi dati: a Napoli il quarantuno per cento sta valutando la possibilità di chiudere definitivamente l’attività; il trenta per cento a Roma, il diciassette per cento a Firenze, l’undici per cento a Milano. La pressione della criminalità sulle imprese sarebbe la seguente. Inciderebbe per il cinquantacinque per cento a Bari, per il cinquantatre a Napoli, il cinquantadue a Firenze, il quarantadue per cento a Roma, il quaranta a Torino e per il trentasette e il trentaquattro rispettivamente a Milano e Padova. Considerevole il numero delle imprese potenzialmente a rischio usura in Italia: un milione 312mila nel 2020, a fronte di 992mila 790 nel 2018. Circa 300mila il numero dei prestiti non concessi nel 2020; poco più di 100mila nel 2028. La diffusione dell’usura sul territorio mette al primo posto Napoli, seguita da Bari, Palermo, Roma, Milano. Minima l’incidenza su Torino. Prevalgono in ogni caso, dovunque, le mancate denunce, in un panorama molto variegato. Si va dalla paura di subire ritorsioni da parte della criminalità (94%) alla speranza di riuscire a restituire il denaro ricevuto (58%), passando dalla percezione di essere soli nell’affrontare tutte le conseguenze (75%), dalla scarsa fiducia nella possibilità di avere giustizia e alla vergogna di dover ammettere di essersi rivolti a un usuraio.

FRANCO ESPOSITO

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