Matteo Salvini (foto depositphotos)

Una sottile guerra di nervi, tutta interna alla maggioranza. Da una parte le forze del disciolto governo Conte. Dall'altra il terzo incomodo leghista, sgradito compagno di viaggio di Pd, Leu, Iv e M5S. In mezzo, Forza Italia. A dar retta ai soliti beninformati di turno, dem, pentastellati, renziani e Liberi e Uguali starebbero seguendo una strategia ben precisa: provocare in tutti i modi Salvini nel tentativo di scatenare, in lui, una reazione in stile “Papete 2”, facendolo così uscire dalla maggioranza. Si spiegherebbe così la scelta di incalzare la Lega su battaglie (anche ideologiche) come il Ddl Zan o la difesa del “coprifuoco”, due argomenti sui quali il Carroccio non è apparso per niente in linea con le indicazioni di Letta e Zingaretti. Da qui le bacchettate continue rifilate dai giallorossi allo scomodo alleato di via Bellerio, con i ripetuti inviti a scegliere da che parte stare. Una battaglia contro Salvini, dunque. Ma non contro il partito di Berlusconi. Negli schemi di dem e compagni, infatti, la presenza di Fi potrebbe rivelarsi addirittura cruciale al momento di eleggere l'erede di Mattarella. Perché sì, la strategia sta tutta qua: il centrosinistra di governo sa benissimo che, dopo vent'anni ininterrotti di Presidenze della Repubblica di marca democratica, questa volta, in caso di turn over elettorale, con la schiacciante vittoria che si profila a destra, la bandiera del Colle potrebbe cambiare colore. Da qui dunque il tentativo di fare quadrato, facendo fuori il Carroccio e tirando a bordo gli azzurri così da riproporre quella stessa maggioranza “allargata" che a Bruxelles ha portato all'elezione della von der Leyen. In tal caso, con Sergio Mattarella che si è già chiamato fuori dai giochi, il prescelto per la poltrona del Quirinale potrebbe essere proprio il premier Mario Draghi.