Depositphotos

Di Matteo Ferrari

Doppio anniversario per Ernesto Sabato (Rojas, 24 giugno 1911 – Santos Lugares, 30 aprile 2011). A dieci anni dalla scomparsa e a centodieci dalla nascita, torna d’attualità questo scrittore argentino di origine italiana, figlio di immigrati della Calabria (il padre, Francesco Sabato, era nativo di Fuscaldo, mentre la madre, Giovanna Maria Ferrari, era un'arbëreshë nativa di San Martino di Finita, entrambi in provincia di Cosenza). Ernesto Sabato era il decimo di undici figli e nacque poco tempo dopo la morte del suo nono fratello, Ernestito, da cui prese il nome. Terminata la scuola elementare nella città natía, frequentò la scuola secondaria nel "Colegio Nacional " di La Plata, dove conobbe il professore Pedro Henríquez Ureña che, come lui stesso affermò più volte, lo indirizzò alla letteratura. E oggi ancora tre suoi romanzi primeggiano nelle riedizioni e nelle traduzioni: El túnel (Il tunnel), Sobre héroes y tumbas (Sopra eroi e tombe) e Abaddón el exterminador (L’angelo dell’abisso). Scritti in un lasso di tempo piuttosto lungo, tra il 1948 e il 1974, questi romanzi sono molto legati tra loro. Sabato scrive di se stesso, dei suoi fantasmi e delle sue ossessioni, in una sorta di autofiction. Diventato comunista da giovane, finito per “rieducarsi” in Urss per il suo spirito ribelle, tornerà in patria sconvolto dallo stalinismo. Allora conseguì il dottorato in fisica, fece corsi di filosofia e si recò a Parigi dove rimase per due anni verso la fine degli anni Trenta, interrotti da un breve soggiorno in Argentina, due anni decisivi prima della guerra in cui condusse una doppia vita: assisté ai corsi della Sorbona e lavorò come ricercatore sulle radiazioni atomiche presso il Laboratorio Curie a fianco d'Irène e Frédéric Joliot-Curie. Di sera frequentò a Montparnasse i poeti surrealisti di cui aveva fatto conoscenza e cominciò a nutrire dubbi sui propri orientamenti professionali e sul primato della scienza. Nel 1940 insegnò all'università di La Plata e nel 1945 abbandonò definitivamente le scienze fisiche per dedicarsi esclusivamente alla letteratura e alla pittura. Si stabilì nei dintorni di Pantanillo, nella provincia di Córdoba, in un ranch senza acqua e luce. Alla fine della Seconda guerra mondiale, nacque il suo secondo figlio, Mario Sabato. Scrisse anche per la rivista “Sur”, fondata e diretta da Silvina Ocampo, che raduna intorno a sé la gioventù progressista e antiperonista. E sarà proprio l’editrice Sur a pubblicargli il primo romanzo, El túnel, dopo il rifiuto di tutti gli editori argentini ai quali si era rivolto. Protagonista del racconto è il pittore Juan Pablo Castel, il quale finirà per ammazzare la donna di cui è innamorato. María si rivela da un lato l’unica persona capace di comprenderlo, nella sua personalità e nella sua arte, e dall’altro, tuttavia, lo tradisce, non solo con il legittimo marito, ma anche con un altro amante, il cugino, svilendo in tal modo la loro unione e destituendola di senso. Con il suo assassinio, che nella mente alterata del pittore diventa un destino già tracciato, il protagonista taglia ogni residuo legame con la società e finisce per ritrovarsi nell’oscuro e claustrofobico tunnel del titolo, da cui non potrà mai più uscire. Quello su il suo primo successo internazionale: Albert Camus s’innamorò del romanzo e lo propose con una certa insistenza a Gallimard. Un altro grande estimatore di questa prima opera di Sábato fu Graham Greene, il quale scrive di non poter certo dire di averla letto con piacere, ma sicuramente in uno stato di assoluta concentrazione. Lo scrittopre si trova oramai invischiato in una atmosfera metafisica, come testimoniato dall’altro suo capolavoro Sobre héroes y tumbas, del 1961. Qui il protagonista è un diciannovenne, Martín Castillo, un artista ancora alle prime armi, che s’innamora della ricca Alejandra, esponente della classe sociale elevata che tiene le redini dell’economia nazionale. In un incontro con Bruno, il protagonista scopre molte cose sulla famiglia. Alla fine la ragazza uccide il padre, Fernando Vidal Olmos, con il quale ha una relazione incestuosa, e si suicida dando fuoco alla casa. Sullo sfondo c’è pure una setta di creature, i ciechi, che disporrebbero di poteri quasi soprannaturali e tenderebbero a controllare la società. Un romanzo totalizzante che risente dell’influsso di grandi maestri come Dostoevskij, Kafka e Faulkner. Alcuni dei personaggi del romanzo, primo fra tutti Bruno, ritornano anche in Abaddón el exterminador. Per molti versi simile al precedente e percorso dalle medesime inquietudini, Abaddón è forse per il lettore di oggi il libro apparentemente più vicino, proprio per il modo in cui Sabato gioca con se stesso come personaggio e con le proprie vicende biografiche in una società violenta. Non a caso sarà proprio lui fra il 1983 e il 1984 presiede, su richiesta dell’allora presidente Alfonsín, la Conadep, commissione sui desaparecidos e sulle atrocità commesse, a partire dal famigerato 24 marzo 1976, dal regime di Videla. Il rapporto finale, dal titolo Nunca más, con Sabato come primo firmatario, sarà la base delle successive azioni giudiziarie, alcune delle quali durano ancora, in particolare verso coloro che sono fuggiti in Italia godendo del passaporto italiano. Sabato sarà anche il secondo argentino, naturalmente dopo Borges, a ottenere, nel 1984, il prestigioso premio Cervantes, una sorta di Nobel della letteratura in lingua spagnola. E’ nota una sua lite con Carlos Fuentes, che aveva osato nominare quella che secondo lui era la triade dei grandi scrittori argentini, ovvero Borges, Cortázar e Sábato, ma mettendolo per ultimo e dovendo poi ricorrere all’ordine alfabetico quale giustificazione inattaccabile. Con Borges ebbe un rapporto contrastato: nel libro Sobre héroes y tumbas, uno dei protagonisti arriva a dire che era troppo innamorato della propria scrittura. Si erano frequentati ai tempi di “Sur” ma si sentivano lontani tra loro sia dal punto di vista letterario che politico, anche se in vecchiaia si trovarono d’accordo su diverse questioni. Del resto Sabato era un uomo isolato, come ci racconta José Saramago nei “Quaderni di Lanzarote” in cui racconta la sua visita alla casa di Santos Lugares, dominata dall’oscurità quasi assoluta.