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Quello della cittadinanza è un tema molto sensibile per gli italiani e i loro discendenti nel mondo. Questi ultimi possono ottenere la nazionalità italiana grazie al principio dello ius sanguinis, vale a dire per sangue e senza alcuna limitazione. Negli ultimi anni in Italia il dibattito per la cittadinanza è stato fortemente caratterizzato dalla richiesta dello ius soli, vale a dire il riconoscimento della nazionalità per i figli degli stranieri nati in territorio italiano perché oggigiorno queste persone devono risiedere legalmente senza interruzioni fino ai diciott’anni nel paese per ottenere un diritto che ad altri invece spetta fin dalla nascita.

Sono due principi giuridici diametralmente opposti ma ciò non toglie che non possano convivere insieme come dimostrano diverse esperienze in Europa. Ebbene, in questo dibattito per la cittadinanza si inseriscono a gran voce i parlamentari eletti all’estero soprattutto quelli del Sud America che non perdono occasione per manifestare la loro contrarietà allo ius soli nel nome di una difesa a oltranza dello ius sanguinis che si fa fatica a comprendere. L’ultima presa di posizione si è avuta recentemente a seguito di un intervento del segretario del Partito Democratico Enrico Letta che ha rilanciato la proposta.

“Siamo fortemente contrari allo ius soli: la cittadinanza italiana non si regala, va conquistata”. Il caso dell’ex sottosegretario Ricardo Merlo e del suo partito (il Maie) è davvero curioso. Così come tanti altri esponenti del partito del no, il senatore Merlo (figlio di italiani) è nato con la cittadinanza argentina grazie allo ius soli, lo stesso ius soli che oggi invece vorrebbe negare agli altri che sono meno fortunati di lui. È davvero il caso di dirlo, nel mondo c’è chi nasce fortunato e c’è chi rinnega addirittura la propria storia familiare pur di cavalcare l’onda. Nel mondo -e specialmente nelle Americhe- milioni di figli di immigrati sono diventati cittadini nei paesi di residenza usufruendo dello ius soli proprio come il senatore del Maie.

Un’altra perla di saggezza arriva dal deputato dell’Usei Eugenio Sangregorio che ci avverte di un imminente scenario apocalittico: “Con lo ius soli l’Italia non sarà più degli italiani”. L’onorevole è preoccupato del destino degli italiani “autentici” che con una legge del genere “sarebbero in minoranza”. La sua teoria è supportata da alcuni segnali inquietanti, vale a dire “il rilassamento culturale sulle opere di Dante Alighieri ed Alessandro Manzoni” e più in generale su “tutti gli altri autori italiani dal Rinascimento all’età contemporanea”. I nostri rappresentanti difendono a spada tratta lo ius sanguinis come un dogma sacro inventando furbescamente una falsa contrapposizione con lo ius soli. Esiste solo il diritto di sangue, il resto non conta.

Più che una battaglia ideologica la loro presa di posizione sembra un capriccio. Se proprio dobbiamo analizzare lo ius sanguinis, allora i parlamentari dovrebbero essere i primi a denunciare la degenerazione che si è avuta con questo principio che ha regalato in molti casi la cittadinanza italiana a persone che vanno a caccia solo di un passaporto e se ne fregano completamente dell’Italia e della sua cultura. Chi non ha mai visto casi del genere in Sud America? Ovviamente non bisogna mai generalizzare, il tema è abbastanza complesso (l’Italia ha le sue colpe) e per fortuna non tutti seguono la logica utilitaristica al momento di ottenere la cittadinanza. Il problema però esiste e nessuno sembra farci caso. È una triste verità che bisogna avere il coraggio di dire.

I parlamentari eletti all’estero però non lo diranno mai perché andrebbero contro i loro interessi, contro il loro bacino di voti. Forse l’onorevole Sangregorio lo dimentica ma sono proprio quei ragazzi stranieri a cui nega la cittadinanza che frequentano le scuole in Italia ad avere molta più probabilità di conoscere e promuovere quegli autori italiani tanto cari a lui rispetto alle nuove generazioni di italiani all’estero (che restano comunque sia attori fondamentali). Ultimo ma non meno importante il carattere squisitamente storico della vicenda che evidenzia ulteriori incoerenze. I fenomeni migratori non sono tutti uguali, è vero, ogni epoca storica è diversa. Eppure tutti coloro che partono e che si spostano da un luogo a un altro sono accomunati dalla ricerca di un futuro migliore per sé e per le proprie famiglie.

Era così nel secolo scorso con le navi che partivano per l’America, è così oggi per coloro che salgono sulle imbarcazioni di fortuna che attraversano il Mediterraneo o per i più fortunati che viaggiano in aereo. Come può un parlamentare che dovrebbe rappresentare la diaspora italiana scagliarsi contro i figli degli immigrati residenti in Italia negandogli un diritto? Come si può ignorare una realtà già esistente? Per dirla in un linguaggio volutamente provocatorio: chi è più “autenticamente” italiano tra una persona che vive da sessant’anni in Argentina come Sangregorio e un ragazzo nato e cresciuto in Italia ma considerato straniero fino a diciott’anni?

MATTEO FORCINITI