Un centro commerciale (Depositphotos)

Arrivano parole di cauto ottimismo ma comunque di grande speranza da parte di Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute del governo Draghi. L’esponente del Movimento Cinque Stelle, intervistato in diretta a 'Domenica In', mantiene la linea dello stesso Mario Draghi apparso sabato visibilmente fiducioso su prossime riaperture in Italia. Secondo Sileri, sarebbe possibile una riapertura stile Gran Bretagna già a giugno. "Per la fine di giugno, con i numeri delle vaccinazioni che stiamo vedendo, dovremmo vedere quello che stiamo vedendo in Gran Bretagna”, ha spiegato. L’obiettivo, tra gli altri, nemmeno tanto velato, è quello di ridare ossigeno all’economia in previsione dell’estate. “Riapriremo i locali la sera anche al chiuso" ha confermato il sottosegretario "Se continuiamo con questi numeri sui vaccinati, tra quindici giorni si potrà spostare in avanti il coprifuoco. Prima i numeri non permettevano, nel pieno della terza ondata di aprire”. Sileri ha però voluto sottolineare come queste aperture non devono essere viste come un ritorno alla totale normalità pre covid; si potrà riaprire e spostare il coprifuoco solo e solo se tutti rispettino le regole. “Evitare assembramenti, tenere la mascherina. Non intendo al mare. Anche io la vorrei buttare, ma bisogna resistere ancora un po'. Stiamo andando incontro alla riapertura completa di tutte le attività, ma serve ancora prudenza viste le varianti”. Il futuro dell’Italia post covid, ma anche di tutto il mondo, dipende dunque dal rispetto delle regole ma soprattutto dai vaccini, secondo il Sottosegretario: “Il virus lo freghiamo solo con il vaccino, più vaccinati ci sono, meno ammalati in forma grave avremo. Ormai abbiamo raggiunto e superato i 500 mila vaccini al giorno e i numeri saranno più alti appena arriveranno altre dosi a maggio e giugno”. Attenzione però ai giovani questa estate: “Verosimilmente, avremo un aumento di contagi nella popolazione più giovane, quella che si muove di più, ma di sicuro questo non peserà sui ricoveri e sulle terapie intensive. Ciò non significa che a 40 non si possa morire di Covid, ma le chance sono più basse".