Beppe Grillo (foto depositphotos)

di STEFANO GHIONNI

Rousseau contro Conte. Continua la guerra dei "nomi" nel M5S ed è, di nuovo, braccio di ferro fra l'associazione che gestisce la storica piattaforma grillina e l'ex premier, l'uomo scelto da Beppe Grillo per portare avanti il progetto di rifondazione voluto dallo stesso garante. Nodo del contendere: la lista con i nomi degli iscritti, tuttora nella disponibilità di Rousseau. Lista che Conte ha espressamente chiesto a Davide Casaleggio ma che il figlio del defunto "guru" Gianroberto non ha mai consegnato. Per quale motivo? Semplice: perché, secondo il patron di Rousseau, sarebbe contro la legge richiedere i dati degli iscritti se ad avanzare la "pretesa" non sono gli stessi iscritti o il rappresentante legale dei 5Stelle che, per l'Associazione, ad oggi, di fatto, non c'è.

Insomma, Casaleggio non le manda certo a dire e l'avvocato pugliese, leader in pectore dei 5Stelle, si vede costretto, almeno per ora, ad incassare il classico "due di picche". Non proprio la situazione ideale con le elezioni comunali che incombono e la necessità di formare le liste dei candidati. Insomma: un piccolo campanello d'allarme per il MoVimento che verrà. Ma neanche per lo stesso governo Draghi, dove un M5S in fibrillazione (ricordiamo che i 5Stelle sono il partito di maggioranza relativa), tra voglia di ripartenza e liti a suon di carte bollate, rischia seriamente di destabilizzare gli assetti dell'esecutivo, mettendo in crisi lo stesso premier. Tutto questo proprio nel momento in cui si aprono, per l'Italia, le porte del Recovery Plan, con l'arrivo dei primi fondi da Bruxelles per programmare la ripartenza del Paese messo in ginocchio dalla crisi scatenata dal Covid.

"Casaleggio per legge è obbligato a consegnare i dati degli iscritti al Movimento, che ne è l'unico e legittimo titolare", aveva detto nei giorni scorsi l'ex presidente del Consiglio. "Su questo - aveva proseguito l’aspirante rifondatore - c'è poco da scherzare, perché questi vincoli di legge sono assistiti da solide tutele, civili e penali. Abbiamo predisposto tutto per partire. Siamo pronti. Questa impasse sta solo rallentando il processo costituente, ma certo non lo bloccherà. Verrà presto superata, con o senza il consenso di Casaleggio” aveva tuonato ancora Conte. “Se Rousseau non vorrà procedere in questa direzione, chiederemo l'intervento del Garante della Privacy e ricorreremo a tutti gli strumenti per contrastare eventuali abusi. Non si può fermare il Movimento, la prima forza politica del Parlamento", l'avvertimento finale.

Ma “se Rousseau comunicasse i dati degli iscritti, violerebbe il Codice Privacy che prevede fino alla pena della reclusione per comunicazione e diffusione illecita di dati personali oggetto di trattamento su larga scala", la replica piccata di Casaleggio. Il quale non si è dimenticato di mandare a dire agli “eletti del popolo” che dalle parti di Rousseau stanno ancora attendendo che “la promessa pubblica di saldare i debiti venga onorata visto che ad oggi continua ad essere solo un annuncio sui social”. “I dipendenti di Rousseau sono in cassa integrazione" ha concluso laconicamente il patron.