I festeggiamenti per lo scudetto della Sampdoria in un fotogramma tratto da Youtube

di MARCO FERRARI

Furono anni un po’ folli quelli in cui il calcio italiano ebbe il suo ’68: proprio il campionato 1968-69 andò alla Fiorentina, l’anno successivo vinse il Cagliari di Gigi Riva, nel 1975-76 il Torino, nell’84-85 il Verona operaio di Bagnoli e nel 1990-91 la Sampdoria. In questi giorni con incontri, trasmissioni televisive, libri, filmati si ricorda il trentennale di quell’inatteso scudetto genovese targato Boskov. Fu l’ultimo miracolo nel pallone di casa nostra: una piccola società che spodestava dal trono i soliti noti. Il 19 maggio del 1991, con la vittoria dei blucerchiati sul Lecce per 3-0, lo scudetto finì per l’ultima volta nella provincia del calcio italiano. La squadra costruita da Paolo Mantovani, allenata da Boskov e composta da un gruppo di calciatori straordinari, riuscì nell’impresa di annientare i grandi club: dal Milan di Gullit e Van Basten alla Juventus di Schillaci e Baggio, l’Inter di Matthäus e Klinsmann e addirittura il Napoli di Maradona e Careca. Trent’anni dopo, alcuni dei protagonisti di quel trionfo memorabile raccontano cosa ha reso speciale quella stagione e cosa ha reso possibile e irripetibile il miracolo calcistico blucerchiato.

I gemelli del gol, Gianluca Vialli e Roberto Mancini, hanno addirittura preso carta e penna e hanno messo nero su bianco su quella vicenda nel libro “La Bella Stagione” edito da Mondadori col contributo degli altri giocatori che presero parte alla cavalcata blucerchiata. È stato proprio l’ex bomber (che mesi fa fu vicino all’acquisto del club) ad annunciare sul suo profilo Instagram il libro: “Il romanzo racconta la storia epica di una squadra di amici uniti dalla stessa missione: rendere possibile l’impossibile, sfidare e battere lo status quo, agitare le acque fino a scatenare uno tsunami. Chissà se abbiamo scritto un capolavoro come quello di 30 anni fa?” si domanda l’ex nazionale. Il ricavato delle vendite, aggiunge Vialli, sarà interamente devoluto alle associazioni onlus dell’ospedale Gianna Gaslini.

A Genova migliaia di tifosi hanno preso parte al raduno blucerchiato in piazza Vittorio Veneto. Una targa celebrativa è stata scoperta nel bar Roma che, nella primavera-estate del 1946, ospitò le riunioni preparatorie della Sampierdarenese Calcio per la fusione con la società ginnastica Andrea Doria avvenuta il 12 agosto di quell’anno, con l’esposizione di immagini storiche e lo statuto della squadra concessi dal Museo Sampdoria. Ma anche in centro addobbi e un palchetto ricordano “La Nostra Favola” dall’hashtag che la società sampdoriana ha lanciato su Twitter per coinvolgere i tifosi in una gara di ricordi di quella stagione impareggiabile. Da quella squadra vennero fuori due dei migliori attaccanti italiani degli anni Novanta, Gianluca Vialli e Roberto Mancini, che poi contribuirono alle vittorie di due delle squadre italiane più vincenti di quel periodo, la Juventus e la Lazio. Entrambi sono rimasti nel mondo del calcio anche dopo essersi ritirati, con ruoli influenti e di successo, come dimostrano i tredici trofei vinti in tre diversi paesi da Mancini, attuale allenatore dell’Italia, incarico in cui è assistito proprio da Vialli.

La Sampdoria campione d’Italia fu anche la squadra di Gianluca Pagliuca, che poi divenne il portiere dell’Inter, dei difensori Pietro Vierchowod e Moreno Mannini, del capitano Luca Pellegrini, del brasiliano Toninho Cerezo e dell’esterno Attilio Lombardo, tutti messi in riga dall’istrionico allenatore slavo Vujadin Boskov, l’uomo più semplice del pianeta con le sue affermazioni tipo “Quando arbitra fischia è rigore”, “Quando palla va in rete è gol”. Un trainer che credeva impossibile per una società calcistica ligure la conquista dello scudetto per via del clima caldo e dell’alimentazione a base di pesce. Ma, come si sa, le cose andarono diversamente. A plasmare la società fu il petroliere Paolo Mantovani, nato a Roma e cresciuto fra Cremona e Genova, dove si stabilì nel dopoguerra, comprò la Sampdoria nel 1979 dopo averci lavorato come dirigente, salvo poi lasciarla per disaccordi sulla gestione. In quel periodo di crisi petrolifere, Mantovani riuscì comunque ad avere successo nel settore con le sue aziende, e anche per questo venne coinvolto in numerose inchieste, dalle quali però uscì pressoché indenne.

Acquistò la Samp in Serie B e in tre anni la portò in Serie A. Tra il 1982 e il 1986 formò l’ossatura della squadra che poi divenne campione d’Italia. Mancini fu acquistato dal Bologna nel 1982, Vialli dalla Cremonese nel 1984. Anche Mannini e Pagliuca arrivarono in quegli anni insieme a tre stranieri che cimentarono i legami tra Genova e il calcio inglese: Liam Brady, Trevor Francis e Graeme Souness. Gli ultimi due contribuirono alla vittoria che diede inizio a un ciclo speciale, la Coppa Italia del 1985 con Eugenio Bersellini come allenatore. Boskov arrivò nel 1986 dopo due stagioni all’Ascoli, portato lì dalla Juventus, di cui sarebbe dovuto diventare allenatore, per dargli il tempo di conoscere meglio il calcio italiano dopo aver allenato il Real Madrid nei quattro anni precedenti. Ma, per una serie di coincidenze, dopo Giovanni Trapattoni alla Juventus finì Rino Marchesi e Boskov andò alla Sampdoria. Ex giocatore jugoslavo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, molto legato alla sua squadra, il Vojvodina di Novi Sad, per il divieto di espatrio imposto all’epoca ai calciatori jugoslavi restò a lungo nel suo paese finché, considerato a fine carriera, ebbe la possibilità di espatriare. Nel 1974 andò in Olanda, nel 1978 in Spagna per poi approdare nel 1984 in Italia.

Da allenatore a Genova nel 1986 iniziò a formare una squadra con giovani promettenti come Vialli e Mancini e altri più esperti, proponendo un calcio propositivo e concreto: nel 1987 arrivò sesta, l’anno successivo quarta e vinse la Coppa Italia, trofeo che mantenne anche l’anno dopo. Grazie a questi due successi giocò la Coppa delle Coppe del 1990 battendo in finale l’Anderlecht grazie a due gol di Vialli. Compagine ormai matura, approfittò del calo delle altre squadre: il Napoli campione d‘Italia in carica disputò una stagione deludente, ormai alla fine del ciclo Diego Armando Maradona che a marzo del 1991 giocò proprio contro la Sampdoria la sua ultima partita in Italia. Anche il ciclo del Milan di Arrigo Sacchi, ritenuta la migliore di tutti i tempi, si stava esaurendo. Con la Juventus ancora in fase di ricostruzione e l’Inter alla fine del periodo vincente di Trapattoni, sino a metà stagione soltanto il Milan contrastò la Sampdoria, che in estate il direttore sportivo Paolo Borea aveva rinforzato nei punti giusti acquistando un esperto centrocampista sovietico, Oleksij Mychajlychenko, e Marco Branca come riserva di Vialli e Mancini.

Con il maggior numero di vittorie stagionali (20), il minor numero di partite perse (3), la seconda miglior difesa del campionato, il miglior attacco, sostenuto dai 19 gol del capocannoniere Vialli e dai 12 di Mancini, i blucerchiati toccarono quota 50 punti in classifica alla penultima giornata. Un anno dopo a Wembley con la sconfitta contro il Barcellona di Johan Cruijff nella finale di Coppa dei Campioni e con un sesto posto in campionato, quella bella stagione ebbe praticamente fine. Molti calciatori partirono, come pure Boskov. Il 14 ottobre 1993 Mantovani morì di cancro ai polmoni, lasciando il club al figlio Enrico, che lo gestì per un decennio con alcune difficoltà che culminarono con la retrocessione in Serie B del 1999. Tre anni dopo Mantovani lasciò la squadra ai Garrone, un’altra famiglia di petrolieri genovesi. In trent’anni la Sampdoria non ha più raggiunto le vette di quella formidabile stagione.