Sergio Mattarella (foto: depositphotos)

Tra le varie gatte da pelare in questo periodo, ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a Palermo per la commemorazione delle vittime delle stragi del ’92 tra cui Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, ha messo in riga il mondo delle toghe: “Sentimenti di contrapposizione, contese, polemiche all’interno della magistratura minano il prestigio e l’autorevolezza dell’organo giudiziario”, le parole del capo dello stato, che ha preso come esempio proprio le carriere di Falcone e Borsellino: “A figure come loro la società civile guarda con riconoscenza. Vi guarda come lezioni che consentono di nutrire fiducia nella giustizia amministrata in nome del popolo italiano”. Mattarella ha poi aggiunto che “anche il solo dubbio che la giustizia possa non essere esercitata sempre in base alla legge provoca turbamento. Se la magistratura perdesse credibilità agli occhi della pubblica opinione, si indebolirebbe anche la lotta al crimine e alla mafia”. La più alta carica dello Stato, insomma, ha chiesto che si faccia luce quanto prima sulle polemiche interne che hanno coinvolto la magistratura: “Gli strumenti a disposizione non mancano. Si prosegua, rapidamente e rigorosamente, a far luce su dubbi, ombre, sospetti, su responsabilità”. E sulle riforme Mattarella ha aggiunto che bisogna affrontarle “sollecitamente e in maniera incisiva nelle sedi cui questo compito è affidato dalla Costituzione”. Il presidente ha tenuto a sottolineare che la credibilità della magistratura e la sua capacità di riscuotere fiducia sono imprescindibili per il funzionamento del sistema costituzionale e per il positivo svolgimento della vita della Repubblica”. Mattarella ha perso il fratello Piersanti proprio per mano della mafia e dunque è questo un tema che gli sta particolarmente a cuore. Da qui un appello direttamente alla gente, affinché si lotti tutti insieme contro la criminalità organizzata: “Nessuna zona grigia, nessuna omertà né tacita connivenza: o si sta contro la mafia o si è complici, non ci sono alternative”, anche perché “la mafia esiste ancora, non è stata sconfitta. È necessario tenere sempre attenzione alta e vigile da parte dello Stato”.