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Siamo tutti d’accordo che la diffusione della lingua italiana è uno dei maggiori strumenti di penetrazione sui mercati del mondo. O perlomeno così dicono in molti. Ma la governance del nostro Paese sta facendo di tutto per impedire che si passi dalla dichiarazione alla realizzazione di questo assioma. Gente d’Italia ha scatenato la battaglia contro il taglio della Giostra dei Goal, programma di importanza fondamentale per veicolare la lingua. 

Ebbene, da oggi, con Politicamente Scorretto Gente d’Italia lancia la battaglia parallela contro la distruzione in atto dei sistemi dell’insegnamento dell’italiano all’estero, provocata da nuove norme basate in ipotesi sull’introduzione dei principi dell’imprenditorialità e della semplificazione nel campo della promozione linguistica. ll concetto è più che valido. La traduzione burocratica del concetto in realtà è un incubo. Raccontiamolo. 

Dal primo agosto 2020, sette mesi dopo lo scoppio della pandemia, in preda a un furioso cupio dissolvi – la brama dell’annientamento – il Ministero degli affari esteri ha imposto una pessima Circolare relativa all’insegnamento pre-universitario dell’italiano nel mondo, che prevede complicate, contraddittorie e irrazionali regole per l’assegnazione e l’erogazione dei già scarsissimi contributi, senza offrire alcuna certezza di sostegno ai diretti interessati. Alla pandemia in atto si è aggiunto – come gravissimo elemento negativo – il devastante avvicendamento di diplomatici e funzionari responsabili in materia nella Direzione Generale per il Sistema Paese. Sono cambiati pressoché tutti, dal vertice alla base: dai Direttori Generale e Centrale, allo stesso capo dell’ufficio V, autore con suoi famigli della nuova circolare, per finire con molti membri chiave dell’ufficio stesso. Gli enti gestori dei corsi di lingua nel mondo hanno chiesto immediatamente, e più che ragionevolmente il rinvio di almeno un anno dell’applicazione della nuova normativa, che prevede l’obbligo di fornire risorse proprie in un momento in cui le limitazioni imposte dal COVID impediscono lo svolgimento di attività che consentano di raccogliere fondi. Ma i responsabili uscenti si sono impuntati e hanno confermato l’immediata obbligatorietà della Circolare 3, che ha colpito l’emisfero australe dal primo 1 gennaio 2021 e l’emisfero boreale dal secondo semestre del 2021, perché il primo semestre è ancora condizionato dalla vecchia Circolare 13.  L’anno scorso, nel giro di poco più di due mesi, gli enti gestori sono stati costretti a presentare nuovi preventivi e nuove richieste di contributo. 

Come se non bastasse, la prima modulistica di accompagnamento ai nuovi preventivi e progetti è stata modificata “per migliorarla”, forzando gli enti a ripresentare la stessa documentazione nel nuovo formato, ma anche questa seconda versione è in un Pdf difficile da compilare. Non basta ancora: il portale previsto dalla circolare per l’espletazione di tutte le pratiche, comprese quelle amministrative, a tutt’oggi non esiste. La promessa di un’accettabile tempistica nella pubblicazione delle assegnazioni e nell’erogazione di un congruo anticipo dei contributi è del tutto disattesa. I vecchi preventivi sono stati sostituiti dalla nuova fattispecie dei progetti. Ma quelli presentati nell’emisfero australe entro il 15 ottobre 2020 per l’anno successivo sono ancora in corso di valutazione alla fine di maggio 2021, quando l’anno scolastico australe è cominciato all’inizio di gennaio. 

La rabbia e la paralisi degli enti sta crescendo. Una decina di enti ha chiuso, altri hanno deciso di non presentare le richieste e di continuare a lavorare per i fatti propri, senza dover subire l’imposizione di regole assurde e impraticabili. I saldi delle assegnazioni per il 2020 sono arrivati in molti casi nell’ultima settimana di dicembre, se non addirittura l’ultimo giorno dell’anno o a metà del mese di gennaio 2021, preceduti qua e là dalla richiesta di fornire a Roma tutte le pezze d’appoggio: ordini, fatture e prove di pagamento, ad esempio, per ogni singolo libro fornito alle scuole o per gli acquisti, anche di cancelleria, necessari a far funzionare gli uffici. Nei corridoi della Farnesina, tra una visita e l’altra all’erogatore del caffè, si è sparso il venticello calunnioso del soprannome di “belva” affibbiato a qualcuno impegnato in tali controlli. Per questo, molti responsabili degli enti gestori si sentono sotto sospetto, trattati e insultati come se fossero potenziali ladri. Evidentemente la presunzione di innocenza garantita a tutti, fino a quando non ci siano prove contrarie, non si applica agli enti gestori. Infatti, non si dà alcun credito al fatto che gli enti gestori sono registrati ai sensi delle leggi del Paese straniero in cui operano, che pertanto i loro consuntivi sono controllati dai locali revisori dei conti, poi approvati dai Consigli di amministrazione, quindi sottoposti all’esame di Dirigenti scolastici e contabili dei Consolati. La stessa Ambasciata fa – o dovrebbe fare – l’ultima verifica, per accertare la veridicità delle affermazioni e la congruità al costo della vita e alla capacità di acquisto della moneta di riferimento, prima che i consuntivi siano inoltrati a Roma insieme alle corpose relazioni di accompagnamento. Ma a Roma tutto viene rivisto una volta ancora con l’occhio prevenuto di chi vuole trovare errori, omissioni e ladrocini. E allora, a che servono i precedenti controlli di Consolati e Ambasciate?  o non ci si deve fidare nemmeno di loro? non sappia la mano destra quello che fa la mano sinistra?  

Continueremo a parlarne, dando il massimo spazio alle denunce degli enti gestori, fino a quando non avremo ottenuto che la ragionevolezza si sostituisca al partito preso o alla follia controproducente.

Carlo Cattaneo (1801 – 1869)