Gente d'Italia

Il calcio italiano é nella morsa dei fondi americani e dei procuratori troppo esosi

DI ENRICO PIRONDINI

Il calcio è ringalluzzito. Si è fatto baldanzoso. Ha dimenticato (forse, non tutti per fortuna) i guai e le perdite globali causa Covid – biglietti, sponsor e commerciale, diritti tivù. E sembra aver ritrovato il suo antico passo da cicala.

La crisi di liquidità causata dalla pandemia ha accelerato l’invasione delle società d’investimento nel sistema europeo. Il caso Inter è l’ultimo di un fenomeno in ascesa. L’operazione Oaktree  – il fondo americano , uno dei maggiori investitori di credito al mondo, finanzierà con 275 milioni di euro le casse neroazzurre – è emblematica.

Il colosso americano sgancia il denaro che serve nell’immediato, ma vuole che il suo investimento possa fruttare - Di solito questi fondi hanno due modi per guadagnare. Con i rendimenti derivanti da tassi d’interesse elevatissimi e/o con la valorizzazione di ciò che si finanzia  attraverso  cambi di governance. Sconti non ne fanno. Anzi.

In Europa le partecipazioni dei fondi hanno coinvolto fior di società . Qualche nome? Le due di Manchester, il Celtic Glasgow, le nostre big (Inter, Milan, Juventus). E poi le francesi Lione, Lilla, Tolosa. Tanto per  fare dei nomi. I fondi americani sono pure sbarcati in Normandia. Più che il pieno dì Calvados, hanno fatto il pieno del Caen ( 85% ). Un tempo Caen  piaceva a Guglielmo il Conquistatore, oggi ha ingolosito Oaktree. Dai  normanni agli americani. Un bel salto.

In Italia non tutti hanno capito - C’è chi vive ancora nell’iperuranio, oltre le sfere celesti. E insiste con i milioni facili. Le società frenano (non tutte). Giocatori, procuratori, parecchi allenatori, tirano dritto. Fanno orecchie da mercante. Non ci stanno. Ma anche le società non ci stanno. Prendiamo l’Inter fresca di scudetto.

Il presidente cinese Suning finora ha speso 712 milioni in cinque anni tra aumenti di capitale, finanziamenti, quota acquisto del  club nel 2016. Ha messo le azioni della società a garanzia del prestito. Se fra tre anni non ripaga i 275 milioni (più gli interessi) il fondo californiano rileverà la maggioranza del club. Conte capita l’antifona se ne va. Con relativa buona uscita.

I folli ingaggi del calcio - Cambiano gli allenatori. Restano gli ingaggi folli. E il Milan, dopo le 251 partite in rossonero di Gigio Donnarumma, ha salutato – a parametro zero – il suo portiere dal maxi ingaggio. 6 milioni netti a stagione.

Gli avevano offerto 2 milioni in più. Troppo poco. Nulla da fare. Il suo procuratore ha detto no. E ha chiesto 10 milioni per Gigio e 20 di commissione per lui. Il Milan ha perso la pazienza e ha già scelto il sostituto. È Mike Maignan, un gigante nato nella Guyana francese, dal 2015 in forza al Lilla. Hanno cambiato panchina in diversi: Gattuso, De Zerbi ( va allo Shakhtar ), Fonseca. Si rimettono in gioco  i vari Allegri, Spalletti, Inzaghi.

I procuratori dei calciatori hanno costi altissimi. Assieme hanno incassato 138 milioni. C’è un progetto UEFA per arginare le esose parcelle e lo spropositato potere. Due cifre?  La Roma ha pagato in “consulenze “ la bellezza di 43.470.016. La Juventus 65.121.086. La Lazio si è fermata a 10.029.096. L’Atalanta si è mossa da big quale è, ovvero 13.311.869. Il Bologna 11.233.807.

Il Milan qualcosa come 33.922.167; il Napoli 17.282.113. E il retrocesso Crotone? Appena ( si fa per dire ) 962.427. La spesa complessiva della serie A è stata di 325.867.082. Una montagna di soldi. Ma dove andremo a finire?

Finalmente la FIGC si è mossa. Ha creato una norma anti spese folli nel calcio. Era ora. Gravina non scherza.

Nella prossima stagione tutti i club di serie A e di serie B non potranno spendere per il monte ingaggi più della cifra di questa annata. Pena il blocco del mercato. A meno che non presentino come garanzia una fideiussione a copertura dell’eccedenza. Il 31 luglio le prime verifiche. I primi controlli.

È vietato il superamento del 100% del budget, percentuale che scenderà al 90% l’anno prossimo e all’80% tra due stagioni. Sono previste grosse  multe. Ha detto il presidente Gravina: ”È indispensabile tenere sotto controllo la gestione dei costi. Perché se i costi superano i ricavi tu comunque fallisci. Non possiamo più permettere di avere  la politica dei costi fuori controllo”.

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