Palazzo Chigi (foto depositphotos)

di Franco Esposito

Banderuole. Voltagabbana. Trasformisti. Traslocatori. Quelli che cambiano casacca in Parlamento e al Senato. I saltimbanchi morali della politica. Animati, posseduti dalla voglia di cambiare, si avviano a stabilire un clamoroso record in materia di passaggio da un gruppo all’altro. A metà legislatura in 150 hanno cambiato casacca. Non era mai successo nella storia delle due camere della Repubblica Italiana.

Preoccupa e sconvolge la previsione relativa a quella che sarà alla fine della legislatura. Le giravolte potrebbero diventare 500. “Il trasformismo dei partiti costringe a cambiare, diventa addirittura una imposizione abbracciare un nuovo colore”, i giustificano i transfughi saltellanti da un gruppo all’altro. Talvolta ignorando però perfino i concetti di coerenza e di dignità. Ma tant’è: a questo si è ridotto oggi la classe politica in Italia.

Sui banchi del Parlamento si viaggia alla media di dieci giravolte al mese. Quattro quelle registrate nella precedente legislatura. Nessuno infrange le regole, codificate nell’articolo 67 della Costituzione della Repubblica. La norma permette di “non essere vincolati verso il partito di appartenenza, tantomeno nei confronti di chi li ha eletti”. Ma i voltagabbana hanno raggiunto un numero enorme, dilagano ormai i cambiamenti di gruppo e di squadra. Centodieci su 975, il 13% tra deputati e senatori si è trasferito da un gruppo all’altro. E c’è pure chi di salti ne ha fatti più di uno. Gli acrobati della politica.

Un autentico fenomeno a dimostrazione che l’Italia è diventata un Paese labile, incerto. Le idee politiche cambiano, vanno e vengono, in Parlamento come al Senato.

I cambiamenti delle banderuole vanno ovviamente ad incidere su eventuali voti di fiducia. Spostano gli assi, consegnano a volte impensabili sorprese. Frutto talora del cambiamento di umore politico. Generati da perfidi calcoli talvolta provocano rivoluzioni a livello legislativo. Quando addirittura non si tratta di veri e propri terremoti.

Openpolis ha effettuato una rigorosa raccolti di dati. Presi in considerazione solo i cambi di gruppo. Però non fa certamente testo il caso di Gentiloni. Commissario Europeo ha dovuto dimettersi dalla carica di deputato. L’ha sostituito, alle elezioni suppletive, il compagno di partito Gualtieri.

Le due camere si compongono attualmente di 630 parlamentari e 315 senatori, più sei senatori a vita. Ma ti cosa hanno combinato e continuano a combinare onorevoli e senatori? I gruppi si vedono costretti a fare e a disfare, tutto a scapito della continuità politica. Ne consegue una grande confusione, la linearità va farsi benedire. Diciamo pure che finisce spesso a buone donne. Prendiamo Liberi e Uguali: alcuni hanno fatto il loro ingresso nel Gruppo Misto. Quattordici le migrazioni registrate finora, a gonfiare il Misto con quindici elementi. Quando un gruppo non riesce ad arrivare a un minimo di venti, i suoi adepti sono tenuti a confluire in un altro schieramento. Al netto della possibilità di godere di una deroga della Presidenza a formare un nuovo gruppo. Gli eletti hanno l’obbligo di comunicare a quale forza politica intendono iscriversi entro due giorni dalla prima seduta. Se non esprimono alcune preferenze vanno a costituire il Gruppo Misto.

Settantatre sono i deputati che hanno cambiato bandiera e colore almeno una volta in questa legislatura. Italia Viva ha sottratto 25 onorevoli al Partito Democratico. Ma al gruppo di Renzi si sono aggiunti i renziani di ferro Gabriele Toccafondi e Catello Vitiello, transfughi dal Gruppo Misto, Michela Rostan e Occhiobello, a loro volta fuoriusciti da Liberi e Uguali. Italia Viva ha aperto le braccia e accolto due fuggiaschi provenienti da Forza Italia.

Ma il Pd come si ritrova? Se n’è andato Daniele Cardinale, ma ha acquisito l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, l’ex ministro Beatrice Lorenzin, Serse Soverini e Santi Cappello, un ex Cinque Stelle. Liberi e Uguali hanno perso tre deputati. Zero gli arrivi. Forza Italia ha registrato il trasferimento di otto parlamentari, emigrati in direzione del Gruppo Misto e due verso Italia Viva. Bignami si è accasato presso Fratelli d’Italia; Antonio Minardo e Benedetta Fimiani hanno scelto il trasloco nella Lega. Salvini si è accaparrato Salvatore Caiata, l’ex Cinque Stelle Davide Galatino. A Forza Italia si è trasferita Maria Teresa Baldini; altri hanno scelto di parcheggiare presso il Gruppo Misto. Una sorta di ricovero.

La botta vera ha dovuto incassarla il Movimento Cinque Stelle: se ne sono andati in 23 in direzione del Gruppo Misto e di Forza Italia. Cinque deputati hanno completato il doppio salto, passando in un gruppo dopo l’altro. Carrè e  Costa si sono accasati prima a Italia Viva, poi a Forza Italia. Trovando poi forse la pace con loro stessi e con le loro idee ballerine con il ritorno alle origini, ovvero al Pd e al Misto. Mai tante giravolte si erano viste prima. Giri di valzer a gogò, 133 senatori hanno cambiato casacca, il 45% del corpo di Palazzo Madama. Troppi, siamo nel campo dell’esagerazione. Palladini si è prodotto in un autentico valzer: Partito Democratico, Civici e Innovatori, Pp, Margherita. Il più acrobatico degli acrobati.

Nell’ambito dei saldi tra partenze e arrivi il Misto registra un sorprendente +20, i nuovi aderenti sono 85, i fuoriusciti 65. Più 27 per Alternativa Popolare; il record negativo se l’è preso Forza Italia con un secco e pesante -46; le perdite 52, i nuovi ingressi 6.

Questo è il quadro, decisamente inquietante. Come pure la cornice: certi record fanno male al Paese molto di più che alla politica. Creano solo grande ammuina, che si sa, come da antico detto napoletano, è buona solo per la guerra.