Il ministro della Salute Roberto Speranza (foto tratta dal sito ufficiale del ministero della Salute)

Un mese dove è cambiato ed è successo di tutto. Dalle prime riunioni, quando ancora sulla prime pagine dei quotidiani non campeggiava la parola pandemia, a quella del giorno in cui venne reso noto il ricovero del paziente uno, il 38enne di Codogno: sono stati pubblicati online sul sito del ministero della Salute i resoconti della task-force Coronavirus relativi al periodo 22 gennaio-21 febbraio 2020.

Il dicastero ha quindi ottemperato alla sentenza del Tar che aveva accolto il ricorso del deputato di FdI Galeazzo Bignami cui era stato negato l’accesso agli atti. La task force in quel periodo si riuniva tutti i giorni ed era composta dalla direzione generale per la prevenzione, dai Carabinieri dei Nas, dall’Iss, dall’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, dagli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera, dall’Aifa, dall’Agenas e dal consigliere diplomatico.

Cosa emerge dalla lettura dei verbali? Diversi aspetti che di certo non mancheranno di suscitare reazioni. A esempio, a inizio febbraio 2020, gli esperti ritenevano che l'infezione da SarsCov2 fosse circoscritta alla Cina e che non ci fosse circolazione del virus in Italia e in Europa. “Oggi in Italia - rileva ancora l'Iss nella riunione del 7 febbraio - non c'è circolazione del virus”.

Nella stessa data, anche il direttore scientifico dell'Istituto nazionale malattie infettive Spallanzani, Giuseppe Ippolito, sottolinea che è “importante precisare che il virus non è arrivato in Italia in quanto non si è verificata alcuna trasmissione di virus”. Nella riunione dell'11 febbraio, l'Iss sottolinea che "oggi in Europa il virus non circola".

La necessità di aggiornare il piano pandemico nazionale messo a punto nella pandemia di influenza del 2009 viene rilevata per la prima volta il 15 febbraio 2020. A un mese dall’istituzione della task force, e cioè il 21 febbraio, il ministro della Salute Speranza chiede misure più severe: “È molto importante adottare misure precauzionali più severe per evitare che il virus si diffonda”. Era appena scoppiato il caso Codogno, con il primo paziente positivo al virus