Napoli (foto Depositphotos)

di Franco Esposito

In mare come nelle strade e nelle piazze. In riva al mare come a terra, impazza il parcheggio abusivo. Le barche come le automobili, gestite da parcheggiatori anch’essi abusivi, ovviamente. L’abuso dilaga anche a mare. Un formidabile business gestito in maniera illegale. Contro legge. Accade a Napoli, e dove se non nel Golfo di Napoli, città di mare con abitanti ? A Mergellina, Posillipo, Bagnoli, Coroglio. Ormeggi a duemila auro a barca riservati a parenti, amici, conoscenti. Migliaia di indagini sono in corso sugli attracchi che dovrebbero essere vietati: scoperto l’affare milionario delle finte boe. Una diga per l’ancoraggio cosiddetto “a corpo morto”, creato da uno spericolato imprenditore napoletano, è finita nel mirino dei pubblici ministeri.​

 

Napoli si conferma unica. Anche in queste botte di genialità perversa, finalizzata all’esaltazione dell’abusivismo.

 

Il mare di Napoli vietato ai più e abusato da pochi. Un fenomeno tutto da capire. Soprattutto come funziona. La crescente illegale abitudine al vaglio degli inquirenti, che indagano da mesi. Anche su delega dell’autorità giudiziaria. In azione un pool specializzato contro abusi e illeciti via mare o sulla costa.​

 

Mergellina, Posillipo, Coroglio, l’isolotto di Nisida i siti di questo abusivismo che produce una montagna di quattrini. I pagamenti vengono effettuati ovviamente rigorosamente​ al nero. Altrimenti quale sarebbe lo scopo di aggirare sistematicamente la legge?​

 

Qualcosa come 1500-2000 euro a contratto. Sulla parola, di scritto non c’è niente. La cifra dipende dalla dimensione della barca, del gommone, del natante, oppure in relazione alla posizione e alla comodità dell’ormeggio, da dove si può salpare per un giro nelle isole del Golfo, senza dare troppo nell’occhio. Povero mare di Napoli, vessato in passato e tuttora da diposizioni talvolta inique, ma il più delle volte imposte da una situazione di acque non balneabili per la presenza di batteri e il pericolo di infezioni. Un imprenditore ha creato un muro. Un antico trucco da marinaio abituato a destreggiarsi nelle acque napoletane.​

 

Boe abusive e affari illeciti. Non è poi molto difficile capire come funziona l’andazzo che torna d’attualità tutti gli anni, con l’avvento della stagione estiva. A Coroglio, spiagge e costa non lontane dall’ex Ilva, mare calmo a poche miglia ​ marine dal costone di Posillipo. Lo spettacolo di abusi è sotto gli occhi di tutti, ignorato solo da chi, per professionm o tendenza, è abituato a non voler vedere. Un muro di barche ormeggiate sulla linea dell’orizzonte che delimita millecinquecento metri di mare.​

 

Il sistema attracchi della Lega Navale non c’entra nulla con questa triste visione. La Lega Navale lavora in regime di concessioni in chiaro. Il mondo diverso è stato creato ad arte da chi pretende di aver raccolto l’eredità dei vecchi ormeggiatori abusivi gestiti dal popolare “mano mozza”. Abusivi in grado di sfruttare le onde del mare come fonte di guadagno. Il potere viene esercitato con strette di mano, contratti posticci e migliaia di euro. Pagamenti pronta cassa. Affari chiaramente illegali.​

 

La scoperta più clamorosa, come detto, è di un giovane imprenditore finito al centro di verifiche eseguite in questi giorni. Ha costruito una sorta di diga per ormeggi abusivi. Ha fatto richiesta di concessioni, ma non le ha avute. In attesa che la pratica si sblocchi (soluzione molto improbabile) comunque ha iniziato a staccare tagliandi. . Per ogni barca ormeggiata illegalmente intasca tra i 1500 e i 2000 euro. Ticket illegali in cambio di soldi veri. Euro in contanti. Sul business indaga la Procura di Napoli.​

 

Sentito dagli inquirenti, il giovane imprenditore si è limitat ad un’alzata di spalle. Si è avvalso della facoltà di non rispondere, quando gli hanno notificata la denuncia “per occupazione abusiva di specchio d’acqua”. Alla fine si è concesso una battuta, chiedendo che non fosse verbalizzata. “Ho fatto richiesta, ma non ho ricevuto ancora il via libera. In fondo svolgo un servizio, che faccio di male? È un po’ come parcheggiare in seconda fila, per poi spostare l’auto quando qualcuno deve passare”.​

 

Una bella forma di faccia tosta, a ben vedere. Mentre droni e palombari lavorano per ricostruire la trama sommersa di ancore e appigli. La guerra agli affari illeciti è in pieno svolgimento. I droni raccolgono immagini dall’alto; i sommozzatori rimuovono ancore che fungevano da ormeggi a corpo morto per altre imbarcazioni. Secondo gli inquirenti agli ordini del tenente Carlo Nigro, di Guardia Costiera, “il sistema di boe abusive si è sviluppato in modo silenzioso, sommerso, ma i misura clamorosa”. Tollerato in passato, è rimasto impunito da una stagione all’altra.​

 

E questo ha imposto agli inquirenti di mettere in campo tutti gli strumenti necessari.​

 

Funziona come a Coroglio anche nelle acque di Bagnoli, a Mergellina, a Posillipo. Dove il sistema in questi anni ha denunciato una grande evoluzione. Coop e società di pescatori hanno ottenuto concessioni limitate, usate poi come base di appoggio per dilatare i propri affari in modi visibilmente abusivo. Un mondo all’apparenza legale che ha consentito di gestire boe a tot metri di distanza dalla linea degli scogli di Mergellina, per estendere le proprie attività fino a dove non è consentito.​

 

Affari illeciti, traffici clandestini nei giorni in cui Napoli cerca di recuperare ossigeno vitale attraverso il turismo buono, serio, legale. E dove dilagano purtroppo comportamenti fasulli, illegalità da duemila euro per contratti che sono cartastraccia. Il business illegale che minaccia la rada del mare di Napoli.​