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Il boss in Ferrari alla comunione del figlio, seguito da un corteo di auto, tra cui una Lamborghini, con i guardaspalle a presidiare gli accessi stradali. Succede ad Arzano, una città alle porte di Napoli, dove il Comune è stato sciolto per infiltrazioni camorristiche ben tre volte in dieci anni. “Bisogna di nuovo accendere i riflettori su Arzano perché nonostante gli sforzi dello Stato di ripristinare la legalità, la camorra lancia  segnali pericolosi alla cittadinanza: “noi ci siamo”. Lo affermano in una nota congiunta il senatore Sandro Ruotolo del Gruppo misto e Paolo Mancuso, presidente del Pd metropolitano di Napoli.

L’ultimo inquietante episodio sarebbe accaduto domenica scorsa. Indagato dalla magistratura come boss del clan degli Amato-Pagano ad Arzano, Pasquale Cristiano, citato tra l'altro nell'ultima ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere 31 persone a Melito, da un anno agli arresti domiciliari, in occasione della comunione del figlio, avrebbe usufruito di un permesso per partecipare alla celebrazione in chiesa. L'uomo, alla guida di una Ferrari in corteo con una Lamborghini guidata dal presunto capo zona di Frattamaggiore e accompagnato da altre auto di grossa cilindrata, si vede in un video mentre scorrazza rumorosamente per oltre mezz'ora per le strade della cittadina. Per agevolare il passaggio del corteo, i guardaspalle avrebbero bloccato gli incroci e fermato il normale traffico veicolare.

La scena è stata immortalata dagli stessi protagonisti in filmati postati sui social e condivisi e commentati da numerosi utenti.

Ad Arzano il prossimo mese di ottobre si dovrebbe votare per il rinnovo del consiglio comunale oggi commissariato. "C’è il rischio concreto di un pesante condizionamento malavitoso nelle nuove consultazioni e la probabile partecipazione alle elezioni di quei soggetti politici protagonisti nell'aver agevolato le infiltrazioni criminali nella pubblica amministrazione. Nell’eventualità sarà il caso di coinvolgere la commissione parlamentare antimafia nell’esame di legalità dei candidati", scrivono Ruotolo e Mancuso