Gente d'Italia

Beppe Grillo è “filo Cina”, un’altra grana per Conte 

 

 

Che Giuseppe Conte abbia un problema con Beppe Grillo sul limite dei due mandati - l’uno vorrebbe salvare chi crede, l’altro mandare tutti a casa - ci sono pochi dubbi. Ma forse c’è un’altra questione sulla quale il capo politico in pectore del nuovo Movimento dovrebbe fare chiarezza, senza rinviarla avvocatescamente a un futuro Codice etico come fatto con la mannaia sulla ricandidabilità: da che parte stanno i 5 stelle?

Due indizi non sono ancora una prova, ma rimangono due indizi. E solo per citare le ultime settimane, quelle dell’attesa di Conte, perché a scavare nel passato di prove se ne troverebbero assai. Prima l’invito all’ambasciata cinese, della quale Grillo è un habitué, con il cui rappresentante in Italia Li Junhua ha una lunga consuetudine, avendolo incontrato due volte nel giro di quarantott’ore alla fine del 2019 e avendolo incontrato nuovamente venerdì scorso. A quel consesso sarebbe dovuto sedere anche Conte, ma la tavola è stata frettolosamente sparecchiata perché l’ex premier ha scelto di soprassedere all’incontro che doveva rimanere segreto in ragione della gragnola di critiche che gli sono piovute sul groppone, all’interno ancor più che all’esterno.

Certo è che sarebbe stata interpretata come una critica a Mario Draghi, che dell’europeismo e dell’atlantismo ha fatto un cardine del suo governo, e che in ragione di quei valori si accingeva a sedersi al tavolo del G7 in Cornovaglia, da dove Joe Biden annunciava che delle autocrazie russo-cinese ne ha piene le balle.

Ecco che oggi, mentre il capo politico è affaccendato nel sostenere a Napoli l’unico candidato condiviso con gli alleati del Pd, Grillo semina un secondo indizio che se non è una prova poco ci manca. L’ex comico pubblica sul suo blog un’invettiva di Andrea Zhok che è un attacco frontale ai leader del G7 e a Draghi, rei di aver dato fiato alle trombe della “batteria standard della propaganda atlantista, con servizi a salve sui diritti degli Uiguri, missili terra-aria sulle violazioni degli hacker russi, siluri sulle origini del virus nel laboratorio di Wuhan”. Un piatto condito dalla presentazione di Grillo: “Negli ultimi due giorni abbiamo assistito ad una parata ideologica come non se ne vedevano dalla caduta del muro di Berlino. Il G7 prima e la riunione della Nato poi hanno colto l’occasione per sparare a palle incatenate contro il “nemico””. C’è, immancabile, una buona dose di complottismo nell’intervento di Zhok, professore di Filosofia morale all’Università di Milano: “Questo è il tipo di discorso che tipicamente serve a preparare la manovalanza plebea ai sacrifici della guerra per difendere ciò che è più sacro”, immaginando un lavorìo organizzato per prepararci tutti a brindare al nostro scontento e al nostro impoverimento in ragione della grande guerra delle élite a non si sa bene chi. Lo stesso intervento che negli. Stessi minuti veniva pubblicato su l’Antidiplomatico, un sito che per sua stessa ammissione si propone di contrastare il sistema dell’informazione italiana, “un modello che crea disinformazione, distorce la realtà, innalzando cortine fumogene che non permettono ai cittadini di vedere con chiarezza la realtà dei fatti, riducendo l’informazione a becera propaganda”.

Se non fossimo in quella zona grigia che costeggia il mondo del negazionismo complottardo forse non ce ne cureremmo. Sicuramente non ce ne cureremmo se in quella zona grigia non si muovesse con una certa consuetudine il garante di un partito che esprime il ministro degli Esteri (da par suo, ad onor del vero, da tempo impegnato a ricalibrare la bussola M5s sulle coordinate dell’atlantismo), e che mantiene una robusta golden share sul partito di maggioranza in Parlamento.

Sarebbe opportuno che Conte, che per sua bocca ha spiegato che non sono state motivazioni di opportunità politica ma “impegni e motivi personali” a lasciare vuota la sua sedia all’ambasciata cinese, chiarisca da che parte dell’emisfero voglia collocare il suo futuro partito. E che a questo punto magari renda noti i nomi dei “vari ambasciatori e leader politici stranieri” che ha “incontrato nelle scorse settimane”. Non sia mai che non esca fuori il terzo indizio.

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