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di Mimmo Carratelli

L’Italia di Mancini con due consecutivi 3-0 conquista la qualificazione agli ottavi dell’Europeo. Domani, sempre a Roma, giocherà contro il Galles di Garet Bale e dello juventino Ramsey per il primo posto.
Se gli azzurri si piazzeranno primi, potrebbero incontrare negli ottavi Olanda o Austria. Da secondi, incontrerebbero Danimarca o Finlandia.
Dalla Turchia, tredicesima nel ranking Uefa, alla Svizzera, diciannovesima, l’Italia (settima) non ha sbagliato colpo. Due gol per Immobile, due per Locatelli (nella stessa partita contro la Svizzera), uno per Insigne e un autogol.
Donnarumma con la porta imbattuta e una sola doppia parata contro l’elvetico Zuber.
Contro Turchia e Svizzera, Mancini ha giocato con la stessa formazione-base col solo cambio obbligato di Florenzi (infortunato) con Di Lorenzo.
Nella prima partita sono subentrati Cristante per Locatelli, Bernardeschi per Berardi, Belotti per Immobile, Chiesa per Insigne.
Nel corso della seconda partita sono entrati Acerbi per l’infortunato Chiellini, Cristante per Barella, Pessina per Locatelli, Toloi per Berardi, Chiesa per Insigne.
Contro la Turchia, tutta chiusa in difesa e senza alcuna chance offensiva, l’Italia ha tenuto più palla (63 per cento), ha giocato continuamente con un pressing alto per il baricentro molto basso dei turchi, ha palleggiato molto divertendosi.
Contro la Svizzera, avversario più valido, l’Italia ha pareggiato il possesso-palla, ha dovuto essere saggia oltre che divertente, impegnandosi nella fase difensiva, ha concluso di meno (24 tiri contro la Turchia, 13 contro la Svizzera; nello specchio, 8 contro i turchi, 3 contro gli svizzeri). Ma ha padroneggiato ugualmente le due partite.
Con l’Inghilterra, l’Italia è la sorpresa piacevole di questo Europeo. La Francia (strafavorita) è una corazzata difficilmente affondabile. Non si segna molto, prevale il gioco difensivo.
Anche la Francia contro la Germania baricentro molto basso e match risolto da un autogol nonostante il firmamento di stelle in campo. Baricentro alto, con l’Italia, per Spagna, Olanda e Danimarca.
Vittoria a sorpresa della Slovacchia con Hamsik contro la Polonia di Lewandowski e Zielinski. Il Belgio di Lukaku (e Mertens) va. Ronaldo segna nel Portogallo.
Rispetto all’Inghilterra (baricentro basso), l’Italia ha maggiore sicurezza e precisione nelle giocate, un talento più diffuso e più soluzioni offensive.
Tra gli assi di Mancini (Berardi il più valorizzato) si è aggiunto, contro la Svizzera, Manuel Locatelli con una “doppietta” di marca Sassuolo il primo gol (assist di Berardi), da grande mezz’ala il secondo.
Locatelli sta giocando nel centrocampo a tre con Barella e Jorginho per l’indisponibilità di Verratti, reduce da un infortunio. Rispetto al giocatore del Psg, Locatelli è più mezz’ala offensiva che regista di centrocampo.
Non solo la “gerarchia”, ma il sistema di gioco di Mancini che prevede due play (Jorginho più difensivo, Verratti più avanti) dà la precedenza a Verratti.
Il gioco di Verratti, puntuale e preciso, concreto, continuo, molto valido nei contrasti, è piuttosto lineare. Una pedina essenziale per l’equilibrio della squadra. Locatelli è meno presente nella fase passiva, meno valido nei contrasti, però è giocatore di fantasia e più presente nelle fasi conclusive.
Verratti-Locatelli è una magnifica alternativa per Mancini, ma è Verratti che parte titolare. Tra le altre cose, Verratti copre molto bene il lato dove avanza Spinazzola e si accentra Insigne. E, con Insigne, ha una intesa naturale.
Si parla sempre di qualità, anche se di qualità diverse per tendenza di gioco e interpretazione del ruolo.
Berardi, sulla fascia destra, la stessa che copre nel Sassuolo, è un punto fermo della nazionale di Mancini e ne è la vera novità. Un esterno completo, capace di saltare l’avversario, convergere e puntare la porta.
Sulla stessa fascia, Chiesa può risultare più esplosivo, ma è meno continuo, si innervosisce se non gli riesce la giocata e, tatticamente, è meno puntuale.
Un punto fermo è Jorginho, lui sì senza alternative adeguate. Il lavoro che fa Jorginho è notevole, non solo nelle giocate e nel senso della posizione, ma come organizzatore anche a gesti del centrocampo, capace in ogni situazione di offrirsi al disimpegno del compagno in difficoltà, un soccorritore assoluto per i difensori e i compagni di reparto.
Un leader di gioco che fa muovere tutta la squadra. La semplicità della giocata, col passaggio di prima, sveltisce la fase offensiva rubando il tempo agli avversari e lanciando in superiorità i compagni.
In questa bella compagnia di “punti-cardine” della nazionale di Mancini si piazza Lorenzo Insigne, regista offensivo come ce ne sono pochi. I suoi movimenti dentro il campo, la capacità di “chiamare” la palla e giocarla a un tocco, la tecnica stessa delle giocate, la buona collaborazione nella fase passiva ne fanno un’altra pedina difficilmente sostituibile nel suo ruolo.
Jorginho, Verratti, Berardi e Insigne sono i quattro moschettieri dell’Italia di Mancini. Nelle fasi finali delle partite, quando Insigne esce, il gioco offensivo della nazionale perde molto. Insigne, oltretutto, fa un lavoro continuo.
La Svizzera ha impegnato l’Italia a metà campo. Difendendo uomo contro uomo (i tre centrali contro gli attaccanti azzurri), ha potuto giocare con tutti i centrocampisti in zona. Così si sono visti meno Barella e, soprattutto, Spinazzola, costretti a governare la fase passiva.
È stata una prova interessante perché altre nazionali, meglio dotate della Svizzera, imporranno all’Italia un atteggiamento meno spregiudicato da parte del mediano di spinta (Barella) e del cursore sinistro (Spinazzola).
Mancini ha variato il 4-3-3 nella ripresa per far fronte a una Svizzera mai pericolosa nell’area di Donnarumma, ma efficace a centrocampo col lavoro tra le linee di Shaqiri, la regia a tutto campo di Xhaka, la presenza costante dell’atalantino Freuler, le corsie esterne battute da Mbabu a destra e Rodriguez a sinistra, due difensori tesi a tenere bassi Spinazzola e Di Lorenzo.
La nazionale azzurra ha occupato spesso la metà campo elvetica con più uomini e, in fase conclusiva, Immobile non è mai stato solo nei sedici metri elvetici.
Sotto la maggiore pressione della Svizzera, l’Italia ha spesso rinunciato al palleggio stretto e continuo, cercando soluzioni a lunga gittata con bassa percentuale di errore. Spettacolare il cambio-gioco di Locatelli, 50 metri da sinistra a destra per Berardi, andando poi a concludere.
La difesa, affidata al centro a giocatori di provata esperienza, buona fisicità e resistenza nei contrasti (Bonucci, Chiellini, Acerbi), completata da Donnarumma, offre garanzie di tenuta.
È una nazionale che può allungare il suo cammino in questo Europeo. La nazionale di Zoff all’Europeo del 2000 (Fabio Cannavaro, Ciro Ferrara, Maldini, Nesta, Conte, Del Piero, Pippo Inzaghi, Montella, Totti) e quella di Prandelli all’Europeo del 2012 (Buffon, Bonucci, Barzagli, Chiellini, Pirlo, De Rossi, Balotelli, Cassano, Di Natale, Giaccherini) arrivarono sino alla finale, l’Italia di Zoff battuta dalla Francia, quella di Prandelli soverchiata dalla Spagna.
Nel 1980, due anni prima della conquista del Mondiale in Spagna, Bearzot giocò, perdendola ai rigori, la finale europea per il terzo posto.
Erano squadre più poderose e con più protagonisti di spicco rispetto all’Italia di Mancini, affidate a una grande tenuta difensiva e con splendidi solisti all’attacco.
Quest’Italia è molto diversa. Non è costruita con i blocchi dei club, come spesso in passato, non ha solisti eccelsi, non ha un gioco unico (grande difesa e contrattacco).
Non riflette neanche il gioco delle migliori squadre del campionato (somiglia più al Sassuolo!). Non ha i più grandi interpreti delle formazioni del campionato.
Mancini ha cercato e trovato i giocatori più disponibili e idonei alla sua idea di gioco, basata essenzialmente sulla qualità tecnica, la sua qualità quand’era calciatore. Su questo Mancini ha scommesso.
E poi Mancini non fa il selezionatore, come sempre sono stati i commissari tecnici della nazionale che rastrellavano i migliori e li mettevano insieme, ma ha creato una vera squadra, che è una squadra nuova nella storia azzurra.
L’Italia di Mancini non è nel solco delle precedenti nazionali. Presenta un volto inedito, molto distante dal tipico calcio all’italiana, anzi il suo opposto, mettendo al centro del progetto un gioco aperto, corale, piacevole senza avere fuoriclasse ad interpretarlo, ma una compagnia di buoni talenti che credono nel progetto e vanno avanti in un clima molto positivo di serenità, impegno, solidarietà e amicizia, cioè il famoso “gruppo”.
In questo Europeo ci sono nazionali più forti per ricchezza di talenti superiori. L’Italia di Mancini farà il suo percorso senza cedimenti e rese vergognose.
Saprà sempre giocarsela con coraggio e convinzione. Se c’è un avversario più forte, si faccia avanti. Si vedrà.
Per ora, è un’Italia da applausi.