Matteo Salvini (foto depositphotos)

Silvio Berlusconi è stanco e si fa più remota la speranza dei suoi fan ch'egli possa essere protagonista di una di quelle improvvise rinascite politiche che gli sono valse l'appellativo di "rieccolo" che, a suo tempo, Indro Montanelli coniò per Amintore Fanfani. Premono affinché accetti di ritirarsi vita privata, i suoi familiari, i suoi medici e i suoi più intimi amici e , questa volta, sembra proprio che il Cavaliere finirà con il cedere alle loro pressioni. Ma che accadrà al partito da lui fondato e del quale è stato, per oltre vent'anni, il "padre padrone"? L'ipotesi più accreditata è che Forza Italia dia vita ad una Federazione con la Lega della quale Matteo Salvini sarebbe di fatto, se non formalmente, il leader. Questa sorta di fusione non può, per molti versi, non stupire. Berlusconi ha sempre tenuto a dare del suo partito l'immagine di una forza moderata, non sovranista e fortemente europeista; tutte caratteristiche, queste, che non coincidono con quelle del Carroccio. Gli unici elementi che accomunano i due partiti sono l'appoggio che entrambi danno al governo di Mario Draghi e il timore che Fratelli d'Italia che i sondaggi danno in crescita esponenziale, possa diventare la prima forza del centrodestra. Ma la costituzione della Federazione Lega-Forza Italia sembra contenere almeno due controindicazioni. La prima riguarda le conseguenze di una coalizione tripartita. Finora il centrodestra è sempre andato avanti all'insegna dello slogan "uniti si vince". ino a qual punto il vantaggio del quale il centrodestra ha beneficiato potrebbe confermarsi nel caso di una divisione? La seconda controindicazione concerne la tenuta della Federazione, Come abbiamo detto Lega e Forza Italia sono partiti "ideologicamente" antitetici. Soprattutto alle basi dei due partiti le divergenze sono profonde. E se per ragioni di opportunità politica (in primo luogo quella di far fronte alla dilagante avanzata di Fratelli d'Italia) ai vertici dei due partiti le divergenze possono essere messe a tacere, è molto più difficile che ciò avvenga nelle due basi e non si può, dunque, escludere che, prima o poi, queste divergenze si rivelino insopportabili e la convivenza tra i due partiti nella stessa Federazione non sia più possibile. Di norma la fusione tra due forze politiche, pur non producendo spesso risultati positivi (in politica due più due raramente fa quattro, ma più frequentemente fa tre) può costituire un elemento di semplificazione e, quindi, di chiarezza del quadro politico. Per questa Federazione potrebbe accadere esattamente il contrario e - proprio a causa delle non convergenti posizioni dei due partiti - può finire con l'aggiungere confusione a confusione. Non solo. Ma se il successo di Giorgia Meloni dovesse ulteriormente consolidarsi, è possibile (e potremmo dire probabile) che Forza Italia e Lega, soprattutto quest'ultima, potrebbero mettere in discussione l'appoggio al governo Draghi. È lecito domandarsi, infine, come possano presentarsi agli elettori in una stessa coalizione, forze che, nei confronti del governo, hanno posizioni così radicalmente diverse