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DI MARCO FERRARI

Un tempo non lontano, quando le città pullulavano di sale cinematografiche, il modo migliore per attirare gli spettatori erano i manifesti. Si trovavano davanti ai cinema, uniti insieme nelle principali piazze, sui muri degli edifici e negli spazi pubblicitari. Il compito di quel manifesto era rendere l’idea di cosa avrebbe visto lo spettatore, una volta pagato il biglietto in una delle 10.000 sale esistenti sino agli Ottanta. A disegnare quei cartelloni era Renato Casaro, classe 1935, oggi un arzillo vecchietto di 85 anni. Cominciò nel 1952 quasi per caso con un baratto. Aveva 17 anni e una passione travolgente per il cinema quando fece la sua proposta al proprietario della sala Garibaldi di Treviso: gli avrebbe disegnato le sagome delle pellicole in calendario in cambio dei biglietti gratis per le proiezioni. Il gestore accettò e capì il talento del giovane, tanto da inviare a Roma quei lavori e segnalarlo alle case di distribuzione. Due anni dopo, nel 1954, Casaro si trasferì nella capitale ed entrò nel mondo del grande schermo. Per lui si aprirono le porte di Cinecittà, allora uno dei templi della produzione mondiale di pellicole. Adesso il maestro della cartellonistica cinematografica, tra i più conosciuti al mondo, si gode l’omaggio della sua città natale, Treviso, divisa in tre sedi, il nuovo Museo Nazionale Collezione Salce, il Complesso di San Gaetano e il Museo Civico Santa Caterina. La mostra, visitabile fino al 9 gennaio 2022 al Museo Santa Caterina, mentre presso le due sedi del Museo Salce sarà visitabile fino al primo maggio 2022, è promossa dal Ministero della Cultura tramite la Direzione Regionale Musei Veneto, il Comune di Treviso e la Regione Veneto. L’evento offre un panorama esaustivo del grande cartellonista: da Sergio Leone a Bernardo Bertolucci, dagli spaghetti western ai film horror, da Cinecittà a Hollywood.
Un’artista che ha saputo trasporre, disegnandola, l’anima di un film in un manifesto, il tutto mentre lo stesso era ancora in lavorazione, potendo spesso contare solo su qualche fotografia di scena e su un formidabile intuito comunicativo.
Ultimo protagonista di un’arte ormai scomparsa, Renato Casaro assurge a simbolo di quella scuola italiana di cartellonisti del cinema, dove perizia tecnica, creatività, genio e istinto erano le garanzie e il valore aggiunto per il successo di innumerevoli film nazionali e internazionali, un’eredità di una mirabile galleria di manifesti, testimonianza fondamentale per la storia del cinema. A curare la mostra sono stati Roberto Festi ed Eugenio Manzato, con la collaborazione di Maurizio Baroni, tre specialisti del settore, che hanno analizzato l’enorme archivio di Casaro, composto da più di mille manifesti e locandine, selezionando un percorso artistico durato cinquant’anni. Casaro comincia l’attività romana a 19 anni nello studio di Augusto Favalli, dove rimane per circa un anno e mezzo imparando le tecniche del mestiere. “Criminali contro il mondo” del 1955 è il suo primo manifesto ufficiale. Nel 1957, sempre a Roma, apre uno studio a proprio nome. Artigiano di genio, sin dagli esordi Casaro misura la sua arte con quanto Cinecittà e il cinema internazionale andavano proponendo. Via via il suo stile conquista grandi registi italiani e hollywoodiani: Jean-Jacques Annaud, Dario Argento, Marco Bellocchio, Ingmar Bergman, Bernardo Bertolucci, Luc Besson, John Boorman, Tinto Brass, Liliana Cavani, Francis Ford Coppola, Milos Forman, Costa-Gavras, Pietro Germi, Claude Lelouch, Ugo Liberatore, Sergio Leone, Sidney Lumet, Anthony Mann, Mario Monicelli, Francesco Rosi, Alberto Sordi, John Sturges, Giuseppe Tornatore, François Truffaut, Carlo Vanzina, Carlo Verdone. La mostra seleziona 170 film e lo fa partendo dal “prodotto finito”, ovvero dai manifesti a due e quattro fogli, destinati alle sale cinematografiche o all’affissione. Sono oltre un centinaio i pezzi selezionati e restaurati per l’occasione, alcuni dei quali acquisiti per questa esposizione. I rari e introvabili fogli del decennio 1955-1965, mai apparsi in una mostra, presentano un artista in rapida formazione che, grazie al fertile ambiente romano, riesce a dare il meglio di sé in ogni genere: storico, peplum, commedia, noir e il nascente e dirompente fenomeno del “Western all’italiana”. Accanto ai grandi e multicolori manifesti affissi, è esposta una selezionata serie di bozzetti studio e gli originali, provenienti dall’archivio dell’artista e da importanti collezioni pubbliche e private. Si ricompone così il percorso cronologico dell’artista, ma anche le innovazioni tecnologiche adottate, in particolare nei ritratti degli attori protagonisti, tra gli anni Ottanta e Novanta, quando per il manifesto disegnato arrivò il declino. Una perizia che gli valse la collaborazione con le maggiori case di produzioni americane (Fox, United Artists, MGM, Columbia). Una capacità che Casaro testimonia disegnando sia personaggi classici del cinema come Marcello Mastroianni a figure tipiche come Rambo. I suoi pezzi migliori sono i manifesti delle pellicole “I magnifici sette”, “C’era una volta in America”, “Amadeus”, “Il nome della rosa”, “Il tè nel deserto” e “L’ultimo imperatore”. Nella innovativa sede di Santa Margherita è stata allestita anche una sezione didattica dove i visitatori più giovani potranno, in totale autonomia, creare un loro manifesto di cinema.