(Depositphotos)

di Alessandro De Angelis

Delle prossime elezioni amministrative si sa pressoché tutto: gli schieramenti e i candidati già in campo, il rapporto tra schieramenti e candidati, il valore politico di una competizione che riguarda, complessivamente, circa 1700 comuni (per un totale di 15 milioni di elettori) tra cui le principali città italiane. Ed è evidente che già tutto il dibattito politico nazionale è tarato sull'appuntamento e i partiti tutti sono in modalità "campagna elettorale", declinata come opposizione al green pass per assecondare gli umori del "no vaxismo" ideologico e dello scetticismo diffuso o come intransigenza sul ddl Zan perché la bandiera identitaria paga di più del compromesso parlamentare.

C'è una sola cosa che ancora non si conosce: la data. E proprio un dettaglio non è. Nel senso che è noto il range temporale, tra il 15 settembre e il 15 ottobre, sin da quando fu previsto, a causa Covid, lo spostamento del turno elettorale che, a scadenza naturale, si sarebbe dovuto celebrare la scorsa primavera. Ma quale sia la domenica scelta, tra il 15 settembre e il 15 ottobre, non è stato ancora stabilito. Funziona così: la decisione non è presa d'imperio dal ministro dell'Interno, ma viene assunta sulla base di una serie di considerazioni in qualche modo condivise con i partiti. E se, fino a qualche settimana fa, si dava per scontata la data del 10 ottobre, con conseguente ballottaggio per i comuni interessati il 24, la notizia è che tanto scontata questa data non è più. E si ragiona di anticiparla, per motivi che riguardano la ripresa dei contagi e la praticabilità del voto nel nuovo contesto.

Insomma, la spensieratezza è già finita. E la discussione sulla data è un indicatore del nuovo stato di incertezza, legato alla pandemia. Segnala un problema e una contraddizione che riguarda, in particolare, quelle forze politiche che, proprio nel momento in cui si discute di anticipare le elezioni causa Covid, riconoscendo appunto il problema, a favor di telecamera lo minimizzano, con la contrarietà al green pass e messaggi di scetticismo vaccinale. Mica male questo gioco di ammissioni e negazione: alle urne e nelle piazze elettorali si rischia il contagio, e dunque è meglio anticipare, al chiuso di un ristorante invece la patente vaccinale non serve.

Anticipare poi non è nemmeno così semplice, anche se la sensazione è che alla fine la scelta cadrà sul 26 settembre o sul 3 ottobre, per tutta una serie di questioni politiche e pratiche. C'è il problema delle scuole, che si fermerebbero una domenica appena riaperte.  C'è la questione delle liste, che vanno depositate un mese prima con tutti i disagi che comporta raccogliere le firme ad agosto. C'è un equilibrio politico da trovare tra gli uscenti, favorevoli a una campagna elettorale corta, e gli sfidanti che vorrebbero più tempo. Ecco, non sarà il principale dei problemi, ma comunque conciliare democrazia – confronto, partecipazione, esercizio del voto - e pandemia è questione è delicata.