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di Franco  Esposito

Un cardinale a processo: non era mai successo prima nella millenaria storia della Chiesa. Alla sbarra, Giovanni Angelo Becciu, ex Sostituto del Vaticano, in pratica il numero tre dell’apparato ecclesiastico. Il processo a dieci anni di segreti si apre oggi davanti al tribunale del Papa. Tremano gli imputati, non solo l’ex cardinale Becciu accusato di una serie di misfatti. Il processo prende le mosse dalle rivelazioni del grande pentito, monsignore Alberto Perlasca. 

Un altro monsignore, Mauro Carlino, ex segretario di Becciu, sul banco degli imputati. Papa Francesco chiederà conti e ragione sui soldi dei fedeli, somme ingenti di denaro letteralmente sparite, sui bilanci in perdita, e sulle azioni da porre in essere per i risarcimenti. I reati contestati agli imputati a vario titolo sono truffa, riciclaggio, peculato, corruzione. Sui bilanci in rosso e l’uso spregiudicato nel recente passato pesano i resoconti sui fondi della Segreteria di Stato. 

Imputati non solo i cardinali, non solo Becciu ritenuto dal Papa stesso una sorta di traditore della causa. Il lungo elenco comprende tutta una serie di professionisti e affaristi di un certo livello. Cecilia Marogna, presunto agente segreto al servizio di Becciu; lo storico banchiere del Vaticano, Enrico Grasso; il commercialista che aveva le chiavi della cassa del Pontefice, Fabrizio Tirabassi; l’ex presidente e l’ex direttore dell’Antiriciclaggio della Città del Vaticano, Renè Bruelhart e Tommaso Di Ruzza; l’avvocato d’affari Nicola Squillace e il broker ingaggiato dalla Segreteria di Stato, Gianluigi Torzi. 

Secondo i magistrati del Papa, soggetti probabili e improbabili avrebbero attinto “alle risorse della Santa Sede grazie anche a limitate ma assai incisive complicità

e connivenze interne”. Verranno quindi ripercorse le varie tappe e delle varie tristi vicende. Le scelte finanziarie, le logiche di soluzioni illogiche affidate ai broker da parte della Segreteria di Stato. Saranno chiariti i punti oscuri. Tipo la ricerca di una spiegazione per quale motivo il Vaticano avrebbe trattato per mesi con un presunto estorsore. E per quale motivo gli abbia poi bonificato quindici milioni. 

Lo sconcio causato da Becciu e gli ambigui rapporti con tutta una serie di soggetti improbabili: Perlasca, Tirabossi, Marogna, Crasso, Torzi. E i retroscena dello scontro tra lo Ior e il segretario di Stato Pietro Parolin, per un prestito, non concesso, da 450 milioni di euro. E quanto il Vaticano ha effettivamente perso con le scommesse finanziarie spericolate dei vari Becciu, Perlasca e Tirabassi, assisiti da Cecilia Marogna. 

Aspetti molto delicati da analizzare, ma il Papa è fermamente intenzionato ad arrivare a una condizione di totale chiarezza. Su tutto. Anche i seicento milioni dei fondi della Segreteria di Stato, derivanti dalle offerte dei fedeli al Papa. Il cosiddetto Obolo di San Pietro che si raccoglie il 26 giugno nelle chiese di tutto il mondo. Un’entrata fondamentale. Il tesoretto che i Papi attingono per ripianare le perdite della macchina operativa del Vaticano. 

L’obolo che ricapitalizza l’azienda. Al netto del dieci per cento della raccolta destinato ai poveri. Circa cinquanta milioni ogni anno, per un complessivo di 650 come patrimonio della Segreteria di Stato, gestita a lungo dall’ex cardinale Becciu. E che l’ex cardinale di fiducia del Papa fece sparire, consegnando il denaro al fratello in difficoltà. Il Pontefice optò per la cacciata immediata di Becciu. Una rimozione in piena regola. 

Quei soldi, e anche altri, potrebbero tornare in cassa. Ovvero nella disponibilità di Papa Francesco, lui alle prese con il pesante deficit strutturale della Santa Sede. Il totale cumulato è di 237,3, milioni di euro. Un rosso indubbiamente pesante. La previsione per il 2021 dovrebbe sfiorare i cinquanta milioni di passivo. La materia verrà messa a fuoco a partire da oggi, nel processo preteso dal Papa a dieci anni di segreti. Molti dei quali appartenenti alla specie pulcinellesca. 

Compreso il famoso palazzo di Londra, in Sloane Avenue. Un assurdo investimento di 350 milioni di euro, tra il 2014 e il 2019. Perdita di esercizio annuale quarantanove milioni di euro. 

Oggi il processo alle nefandezze che hanno fatto vita in Vaticano negli ultimi dieci anni. Un ex cardinale il principale imputato. Come dire, davvero non c’è più religione.