Governo, il premier Mario Draghi (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Draghi e il covid. Questo virus sta sparigliando pure le certezze della Politica. Per carità, non tutte. Ma abbastanza per uscirne col mal di testa. Faccio tre esempi. 1) È proprio strano vedere la Lega e il sindacato da una parte e la sinistra e Confindustria dall’altra. Tutto è partito da una provocazione del presidente Bonomi: sospendiamo dal lavoro, senza stipendio, chi si ostina a non vaccinarsi. Landini, segretario della Cgil, montanaro reggiano, ha parlato di colpo di sole. Non è l’unico. La dice giusta, stavolta, il ministro Speranza: “Non sono ammesse ambiguità “. Cioè, doppiezze, falsità. E invece il discorso sui vaccini è diventato uno scontro di identità. Ci ha pensato Draghi ad uscire dalle nebbie smontando la linea leghista: ”L’appello a non fare i vaccini è un appello a morire“. Frase ustoria se non brutale. Uno schiaffone a Salvini. Questo almeno è un parlar chiaro.

2) Prendiamo il flop di Conte è il suo stonato protagonismo velleitario. È andato da Supermario, in bella parata, minacciando chissà quali sfracelli sulla riforma della giustizia. Non ne ha cavato un ragno dal buco. La parodia del duello all’OK Corral – escogitata dalla mente di Rocco Casalino – è finita a donne di facili costumi. Base 5 stelle in agitazione, Draghi li ha imbottigliati La base dei Cinque Stelle non l’ha presa bene (eufemismo). Ora la confusione regna sovrana. Ha garantito Giuseppi: “Saremo vigili“, e via con la sciura Olivia a Capalbio, che è da sempre il bagno della Politica. Di chi ha potere e di chi lo cerca. Amen.

3) A diradare le nebbie c’è per fortuna Draghi. Supermario ascolta tutti, anche i pigmei della Politica. Prende appunti. Traccia limiti invalicabili. Allude pure al culto della “concertazione obbligatoria“. Davanti ai taccuini fa il gattone. Si appunta, con accorta meticolosità, le varie richieste, le non poche obiezioni, specie quelle motivate da opinione contraria. Mai un battito di ciglia. Glaciale artico. Spiccio e asciutto, senza tanti giri di parole. Senza siero, dice, non c’è vita è non c’è ripartenza. E va dritto per a sua strada. Fiero l’occhio e svelto il passo.

DALLA REDAZIONE