Gente d'Italia

Chi spia il mondo?

Di MAURIZIO GUAITOLI

Il Mondo contemporaneo è aperto o chiuso? Paradossalmente, nel caso del cyberspace valgono entrambe le proprietà. Internet è il luogo che più aperto non si può, eppure al suo interno esistono dei santuari super-blindati, chiusi ermeticamente a qualsivoglia affaccio dall’esterno, a meno che non si disponga di strumenti informatici particolarmente raffinati per oltrepassarne i confini numerici. Ne sono un esempio il Dark Web o i laboratori remoti degli hacker da dove vengono condotti i cyberattack, in genere tollerati, se non addirittura protetti, da entità statuali aderenti all’Onu. La Cina e la Russia, così come gli Usa, hanno al comando delle loro intelligence intere divisioni (più o meno militarizzate) di esperti informatici e di ex hacker, impiegati a tempo pieno nella violazione dei Big Data e dei segreti industriali altrui. Tanto è vero che mai come oggi si parla di una Cyber Guerra Fredda, che nulla ha a che vedere con la defunta Cortina di Ferro, ma moltissimo con le aree globali di influenza tecno-politiche. Il mondo attuale, infatti, si divide per livelli avanzati di conoscenza sia nelle comunicazioni che nello sviluppo delle tecnologie digitali. Una gara per la vita o la morte, nella corsa alla primogenitura tra superpotenze, è di arrivare per primi al traguardo del famoso 5G e dell’Iot (“Internet of thing”). Entrambe le sigle rientrano in quel favoloso mondo, già a portata di mano nell’immediato, in cui tutti gli oggetti che abbiano al loro interno una cpu miniaturizzata e connessa a Internet in modalità wireless, saranno in grado di interagire automaticamente per ottimizzare il proprio utilizzo, relazionandosi all’interno di una rete domestica, o allargata, di device collegati tra di loro. Tutto ciò, però, non fa che elevare i rischi sistemici di essere truffati, defraudati dei propri dati e violati nei principi più sacri della privacy da parte di soggetti criminali o di organizzazioni di hacker professionali, più o meno protetti e coperti da una entità statuale che non può venire chiamata in pubblico giudizio nei tribunali internazionali, mancando una Convenzione ad hoc. Di recente, si è posto il problema di capire se la Nso (società israeliana che produce lo spyware più efficiente del mondo, conosciuto come Pegasus) sia o meno paragonabile, per intenti e attività pratiche, alla Nsa (National Security Agency) statunitense che, in passato, ha raccolto illegalmente un numero impressionante di Big Data su decine di milioni di cittadini americani. Essendo la politica di vendita di Pegasus rigorosamente selettiva (in base a quanto pubblicamente dichiarato e ribadito nelle sedi giurisdizionali competenti dalla società produttrice, l’israeliana Nso) per quanto riguarda i Paesi legittimati all’acquisto, non si capisce bene, però, perché ne siano venuti in possesso Stati come l’Arabia Saudita, l’Ungheria e il Marocco. Questi ultimi, in particolare, si sarebbero resi responsabili (in base a quanto rivelato dall’Ong parigina Forbidden Stories che ha pubblicato l’elenco di 50mila numeri di telefono, presumibilmente infettati abusivamente da Pegasus) di spionaggio illegale ai danni di cittadini innocenti; uomini politici nazionali e mondiali, intellettuali scomodi; e via elencando. Si noti come la… densità di materiagrigia faccia la differenza sostanziale nel confronto globalizzato tra le Nazioni più performanti visto che, sulla carta, un piccolo Stato come Israele può tenere sulla corda, grazie alle tecnologie e al suo know-how avanzati, i maggiori player mondiali, come Russia, Cina, Stati Uniti ed Europa. L’interrogativo di fondo è il seguente: ma davvero gli enormi bacini di Big Data accumulati da Pegasus non vengono copiati anche sui server remoti controllati da Tel Aviv, come più volte si è insinuato per Huawei, a proposito di cellulari e di tecnologia 5G? Il bello è che, non solo nessuno ha una risposta esauriente potendo provare le sue accuse, ma per di più anche se si ha un’idea del colpevole difficilmente gli si può imporre di cancellare i dati di cui è venuto illegalmente in suo possesso, data l’impossibilità (come accade già nel caso dell’Agenzia Onu Aiea, che dovrebbe controllare i siti nucleari autorizzati e non) di conoscere la loro esatta localizzazione nel Cloud globale, sempre più nebuloso e impenetrabile. Oggi, e sempre più accadrà domani, chi controlla l’informazione prodotta nell’Algoworld e ne gestisce i risultati è padrona del mondo e del cyberspazio, luogo presente e futuro di scontro dei poteri globali. Del resto, simili paragoni si erano già visti nel recente passato con il mini staterello nuclearizzato della Corea del Nord, divenuta famosa per la sua politica ricattatoria di “Bread-against-Nuke”, ovvero “pane in cambio di testate atomiche”. Se la supremazia mondiale, da qui a venti anni, sarà della Cina o degli Usa e dell’Occidente sarà perché uno dei due antagonisti è arrivato a guadagnarsi il primato nella produzione e vendita dei prodotti digitali più performanti e a buon mercato, conquistando così la supremazia dei commerci a livello mondiale, rispetto ai suoi diretti antagonisti (e, speriamo, mai nemici da combattere con le armi!). Le vere guerre commerciali, di cui si intravvedono già gli inquietanti profili, staranno sia nelle produzioni a più alto valore aggiunto nel fattore di minimizzazione del green-impact sull’ambiente, sia nella monopolizzazione delle terre rare (i cui maggiori giacimenti sono in Africa e in Cina) per la costruzione di batterie elettriche e di device digitali. Terreno privilegiato di scontro sarà l’apertura di nuove megavie di flussi commerciali e di traffici, come quelle già progettate e finanziate dalla Road and Belt Initiative (o “Nuove Vie della Seta”) cinese. Mega aree portuali, linee intercontinentali ad alta velocità, e così via, saranno i luoghi fisici di confronto aperto, su cui ci si confronterà tra le grandi Nazioni meglio dotate di risorse proprie (sia in termini civili che militari!) per affermare la propria dominanza strategica sul mondo. Sempre più i cuori e le alleanze internazionali si “compreranno” con flussi di beni, di servizi e di materie prime lavorate destinate a quei Paesi minori che faranno figura di ancelle al servizio delle loro Altezze Imperiali! E all’Italia, c’è da chiedersi, che cosa manca per essere come Israele? La coesione sociale, il senso di cittadinanza e l’orgoglio di Nazione, questo è sicuro. Purtroppo.

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