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L’onorificenza di Commendatore OMRI meritatamente e spontaneamente conferita dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Direttore di Gente d’Italia, ci ha costretti a porci una domanda molto seria: “Esiste ancora l’informazione degli italiani all’estero”? Notate bene la preposizione “degli”, vale a dire informazione seria prodotta dagli italiani all’estero, non paccottiglia confezionata al ribasso in Italia (con le dovute pochissime eccezioni) “per” gli italiani all’estero, fonte, quest’ultima, di prebende e di elargizioni a questo o a quel marpione gradito a questo o quel partito. Ci siamo risposti iniziando con il fare un bagno nella storia e una ricerca nei sacri archivi dell’emigrazione. Ci limiteremo all’attenzione dedicata a questo settore a partire dal Documento finale della Seconda Conferenza Nazionale dell’emigrazione del 1988, in cui: “si sottolinea la necessità di realizzare un coordinamento – tramite una legge quadro o in altro modo – degli interventi dello Stato e degli altri enti pubblici”. La legge vigente all’epoca è la 416/1981 modificata dalla 67/1987. Nel 1987 la FUSIE, Federazione unitaria della stampa italiana all’estero, comincia a pubblicare l’Annuario delle testate italiane nel mondo. Nel 1991 si insedia il CGIE, che promuove una serie di Conferenze internazionali. La prima, per le Comunità italiane nei Paesi anglofoni si tiene a New York con il titolo “Il fattore Informazione” a maggio del 1994 ed è aperta dai messaggi in videoconferenza dell’appena nominato Ministro degli Affari Esteri, Antonio Martino, e del Presidente della RAI Claudio Demattè, seguiti dagli interventi dell’Ambasciatore d’Italia a Washington, Boris Biancheri e degli alti funzionari della Farnesina. Scoppia la bomba del servizio al TG1 che manda in onda le immagini dei vecchietti al sole su una panchina del Bronx. Il documento finale è durissimo e già chiede il coinvolgimento dei media degli italiani all’estero nel sostegno al Sistema Italia. Seguono i Convegni per l’informazione in America Latina a San Paolo del Brasile nel dicembre 1994, a Berlino per l’Europa nel 1995, che si concludono a Milano a dicembre 1996 con la “Conferenza Mondiale per una politica dell’informazione italiana all’estero”. I documenti finali riflettono un crescendo di istanze e proposte di soluzioni, per creare, finalmente, anche un’informazione di ritorno. Da allora, silenzio, supponenza, leggi e regolamenti sempre più limitativi delle prerogative dell’informazione italiana prodotta all’estero, a favore di quella prodotta in Italia per l’estero dai vari ammanicati di turno. Nel 1999 nasce a New York “Gente d’Italia” come un lampo a ciel sereno, dapprima periodico, poi quotidiano con circolazione crescente e documentata dal sistema del New York Times. Contro Gente d’Italia si scatena immediatamente America Oggi, l’altro quotidiano, costruito a base di copia e incolla delle notizie di due giorni prima e di carezze nel senso del pelo degli autodefinitisi maggiorenti della comunità che l’appoggiano per farsi pubblicare foto e resoconti di feste sociali, matrimoni e varie. America Oggi si atteggia a giornale profondamente democratico, invia a Roma prebende di notevole entità alle forze politiche prevalenti al momento e inizia il percorso di discesa morale e gestionale, che li porterà ad appropriarsi dei fondi per le pensioni dei giornalisti, a fingere di licenziarli perché possano accedere alla cassa integrazione americana, a farli lavorare gratis, mentre la dirigenza compra rotative, palazzi e SUV da safari ogni volta che arrivano i contributi annuali da Roma. Tanto per completare il quadro, AO continua a ricevere fondi dalla Presidenza del Consiglio ma il numero di telefono del loro ufficio a Roma, pubblicato sul giornale, non esiste Mentre America Oggi intraprende la via del declino, Gente d’Italia si trasferisce e cresce costantemente in tiratura, esce a Montevideo in edicola insieme al quotidiano storico El Pais, si guadagna il rispetto della politica e dei lettori, entra nelle rassegne stampa di Ministeri e partiti, e dewl Quirinale, merita con il suo lavoro l’onorificenza di cui abbiamo parlato in apertura. Non c’è bisogno di altri commenti. Bravo Direttore! Alla prossima…