Il presidente Usa Joe Biden (foto depositphotos)

DI ANGELA MAURO

Ursula von der Leyen ha voluto darne annuncio il 25 aprile in un'intervista al New York Times: "Gli americani utilizzano vaccini approvati dall'Agenzia europea del farmaco. Questo consentirà libertà di movimento e di viaggiare nell'Unione Europea". Una liberazione dalle restrizioni ai viaggi imposte dal covid, una sorta di benvenuto alla bella stagione, ma, soprattutto, l'annuncio della presidente della Commissione Europea sanciva di fatto la rinnovata alleanza dell'Ue con gli Stati Uniti, a due mesi dalla visita di Joe Biden in Europa, prima per il G7, poi per il summit Nato e quello con le istituzioni europee a Bruxelles e infine per il bilaterale con Vladimir Putin a Ginevra a metà giugno.

Ma ancora oggi, a più di tre mesi dall'annuncio sul New York Times tradotto in apposite decisioni formali da parte degli Stati membri dell'Unione, il presidente Usa non ha ancora ricambiato il 'favore'. Gli europei che vogliano andare in vacanza negli Stati Uniti non possono farlo.

La questione della reciprocità delle regole sui viaggi dall'Unione Europea negli Usa doveva essere affrontata proprio nel vertice con il capo della Casa Bianca a Bruxelles a giugno. Ma in quella sede non è stata approfondita. Le trattative sono andate avanti, ma senza risultati. Ecco perché oggi von der Leyen traduce il tutto in uno sfogo pubblico. "Insistiamo sul fatto che siano applicate regole equivalenti agli arrivi in entrambe le direzioni", dice la presidente in un'intervista alla tedesca Rnd. Von der Leyen sottolinea che la situazione epidemiologica in Europa e negli Usa è oggi molto simile: "Dobbiamo risolvere questo problema il prima possibile e siamo in contatto con i nostri amici americani. Non deve trascinarsi per settimane".

Ma siamo già ad agosto. E la situazione al momento è davvero squilibrata. Da una parte gli Stati membri dell'Unione che accolgono senza restrizioni i cittadini statunitensi che abbiano concluso il ciclo di vaccinazione anti-covid. Dall'altra gli Stati Uniti che ancora oggi vietano i viaggi essenziali nel loro territorio per chi - vaccinato o meno - nei 14 giorni precedenti all'arrivo sia stato in un Paese dell'Area Schengen (inclusa l'Italia), nel Regno Unito, in Irlanda, Brasile, Sud Africa, Cina o Iran.

Le eccezioni al divieto di ingresso riguardano solo cittadini statunitensi e residenti permanenti o loro familiari, titolari di visto diplomatico o richiedenti di determinate tipologie di visto, che rientrano in una categoria definita dalle autorità Usa di 'interesse nazionale'.

Ma chi può entrare, anche se vaccinato, dovrà sottoporsi a test anti-covid non oltre i 3 giorni prima della partenza: la regola vale per tutti i passeggeri, compresi i bambini al di sopra dei 2 anni. Non basta. È previsto un nuovo tampone tra i 3 e i 5 giorni dall'arrivo nel Paese. Stesse regole per i non vaccinati che in più dovranno rispettare un periodo di 7 giorni di isolamento se il test risultasse negativo. Se invece non viene effettuato il test, l'isolamento si estende a 10 giorni.

Già il 23 giugno scorso, subito dopo la visita di Biden in Ue, il vicepresidente della Commissione Europea Margaritis Schinas aveva provato a 'scuotere' l'alleato Usa. "L'Ue ha fatto la sua parte, abbiamo inserito gli Usa nella lista dei Paesi da cui possono riprendere i viaggi non essenziali, quindi ora tocca a loro", sono le parole di Schinas.

Finora niente. Sebbene con Pfizer e Moderna gli Stati Uniti siamo ormai diventati monopolisti della distribuzione di vaccini in Europa.