Fabio Porta (Pd)

di MIMMO PORPIGLIA

E’ stato il parlamentare eletto all’estero più attivo, l’unico a salire sul podio dei primi tre deputati (su seicentotrenta) della severissima classifica di “Openpolis”, l’istituto che effettua quotidianamente il monitoraggio dell’attività parlamentare in Italia. Fabio Porta sorride oggi, e preferisce sorvolare sulla domanda, quando gli chiediamo di commentare il record negativo dei suoi colleghi eletti oggi in Sudamerica, tutti ben collocati tra gli ultimi quindici posti del Parlamento italiano. Ci parla volentieri, invece, di quello che lui stesso definisce un “nuovo record”, quello del più grande broglio elettorale della storia delle elezioni repubblicane, delle quali sarebbe stato vittima il suo partito (il PD) nelle ultime elezioni del 2018.

On. Porta, a che punto è il suo ricorso al Senato? Sono trascorsi oltre tre anni dalle ultime elezioni e facciamo fatica a credere che la Giunta per le elezioni non abbia ancora deliberato su un caso che noi di “Gente d’Italia” abbiamo seguito fin dall’inizio con attenzione, per la gravità di quanto successo e per le sue evidenti conseguenze sulla credibilità di tutto il sistema di voto degli italiani all’estero. Può spiegarci lei cosa è successo e a che punto siamo ?

Effettivamente il mio ricorso è ancora all’esame della Giunta per le elezioni del Senato; a differenza della Camera dei Deputati, dove esistono due distinte commissioni – una per le immunità parlamentari e l’altra per la verifica dei poteri – in Senato una unica commissione deve occuparsi di entrambe le questioni, con il conseguente sovraccarico di lavoro. Le fibrillazioni di governo di questa legislatura e soprattutto la pandemia hanno fatto il resto: oggi, per la prima volta dalla nascita della Repubblica, non solo il mio caso ma altri due non sono stati ancora definiti, con la conseguente mancata convalida dell’elezione di un terzo dei senatori, compresi quelli eletti all’estero. Sono comunque certo che dopo la breve parentesi estiva la Giunta, che ha già dedicato diverse sedute all’esame del mio ricorso e ha addirittura istituito un apposito comitato per esaminare cosa è successo nelle 32 sezioni di Buenos Aires, metterà presto un punto ad una vicenda che riguarda, come avete giustamente detto, non solo un candidato o un partito ma l’intero corpo elettorale degli italiani all’estero e la credibilità delle prossime elezioni. Credo che i senatori della Giunta abbiano compreso la delicatezza della posta in gioco e stanno procedendo con estrema attenzione e senso di responsabilità, anche in considerazione della parallela indagine che la magistratura italiana sta conducendo e degli analoghi risvolti che tutto ciò avrà presto anche in Argentina.

Ci spieghi allora, anche per chi non ha seguito la vicenda fin dall’inizio: cosa è successo a Buenos Aires e quando vi siete resi conto che qualcosa non andava, tanto da spingervi a presentare un ricorso, un esposto alla magistratura e anche, se abbiamo capito bene, una denuncia in Argentina ?

Qualche preoccupazione l’avevamo già avuta nel corso della campagna elettorale. Proprio in quei giorni l’Ambasciata italiana viveva il passaggio di consegne tra i due nostri capi missione, con la conseguente “vacatio” nel pieno delle operazioni elettorali; venni anche a sapere che il Console Generale era in ferie e considerando che in quei giorni a Buenos Aires circolava il maggior numero di schede elettorali al mondo, la cosa non mi rasserenò. L’evidenza di quanto era successo la avemmo solo durante lo scrutinio a Castelnuovo di Porto; furono proprio i due parlamentari del MAIE, Merlo e Borghese, a segnalarci le grossolane anomalie di alcune sezioni di quella circoscrizione consolare. Pensate un po', il MAIE è stato sempre il principale partito in Argentina e il suo leader storico, che è proprio di Buenos Aires, era candidato al Senato; bene, il MAIE a Buenos Aires viene superato abbondantemente dall’USEI e in alcune sezioni non otteneva nemmeno un voto. Un primo dato che già denotava la grossolanità di quanto era avvenuto. Il PD raccolse queste prime informazioni e presentò un esposto alla Corte d’Appello, indicando alcune delle sezioni dove oltre alla concentrazione anomala dei voti ad una lista e a un candidato era evidente la manomissione delle schede da parte di un ristretto numero di mani che rendevano i voti praticamente tutti uguali. Dopo la lettura e la verifica dei verbali, che confermava e anzi aggravava il quadro dei presunti brogli, ho immediatamente presentato il mio ricorso al Senato e – insieme ad Alberto Becchi, candidato alla Camera per il PD – un esposto alla Procura della Repubblica di Roma.

Un quadro davvero inquietante. Di quanti voti truccati stiamo parlando? Come sarebbe avvenuta questa truffa? E, soprattutto, a che punto sono le indagini della magistratura italiana e argentina? Non pensa, infine, che la gravità e le dimensioni di quanto accaduto possano avere ricadute negative non solo sol voto ma sulla stessa immagine degli italiani all’estero ?

Pur considerando che si tratta di una vicenda ancora aperta, posso confermarvi che i dati in possesso della Giunta del Senato e della Magistratura sono di per sé evidenti e inquietanti: stiamo parlando di circa 10-20mila schede elettorali. Nelle 32 sezioni al centro del ricorso e dell’esposto c’è la maggiore concentrazione di questi voti; queste schede sono già state oggetto del lavoro del comitato istituito al Senato e di successive perizie scientifiche disposte dalla Procura della Repubblica di Roma, che avrebbero ampiamente confermato quanto segnalato nella mia denuncia. Alla luce di quanto emerso dal lavoro della Giunta e dalle prime indagini della Procura si è reso inevitabile la successiva presentazione della denuncia alla giustizia di Buenos Aires, anche questa volta su iniziativa presa in comune con il candidato alla Camera del PD Alberto Becchi. Non credo che le ricadute siano necessariamente negative, in materia di voto all’estero. Al contrario. Abbiamo sempre sostenuto che i brogli si verificano anche in Italia e che noi all’estero non abbiamo l’esclusiva di questo fenomeno. Ciò che occorre dimostrare però, è che come in Italia anche all’estero i brogli possono essere scoperti e sanzionati e che chi li ha fatti o ne ha tratto beneficio debba essere punito come previsto dalla legge e dai regolamenti parlamentari. Solo così restituiremo fiducia agli elettori italiani nel mondo e dignità ad un diritto che qualche mascalzone ha più di una volta provato a infangare. In caso contrario, semmai, la situazione sarà difficile da gestire e per certi versi devastante: l’entità e la fattispecie dei brogli prima o poi verrebbe comunque alla luce e l’assenza di sanzioni rischierebbe di mettere la parola fine alla legittimità della stessa legge elettorale sul voto all’estero.

In attesa di una definizione del suo ricorso, il Partito Democratico non ha rappresentanti eletti in Sudamerica in Parlamento; questo giornale ha più volte criticato il suo partito per una scarsa attenzione nei confronti di questa importantissima area del mondo, dove vive la più grande comunità di italo-discendenti al mondo. E’ solo una nostra impressione o davvero il PD sta sottovalutando l’importanza dell’America Latina, non solo per gli italiani nel mondo ma per la politica estera nel suo complesso ?

E’ chiaro che l’assenza di nostri rappresentanti in Parlamento ci penalizza; un motivo in più per seguire e sostenere i nostri ricorsi che, come ho detto, non sono solo rivendicazioni di carattere personale e nemmeno di partito ma strumenti per l’accertamento della verità e la difesa della dignità del voto all’estero. Quando si è trattato di criticare o anche stimolare il mio partito ad una maggiore attenzione e sensibilità verso gli italiani del Sudamerica e le politiche verso questo continente, l’ho sempre fatto con schiettezza e l’onestà intellettuale che da più parti mi viene riconosciuta. Devo dare atto a Luciano Vecchi, responsabile del dipartimento italiani nel mondo del partito, e a Lia Quartapelle, responsabile esteri, di avere raccolto questo “grido d’allarme” e di avere compreso che i problemi degli italiani che vivono in questa parte del mondo e le relazioni tra Italia e Sudamerica meritavano un ‘upgrade’, e questo proprio in ragione delle oggettive difficoltà che (anche a causa di quanto successo nel 2018) il PD sta incontrando in questa regione. Sono certo che a questa disponibilità farà seguito anche una complessiva attenzione da parte di tutto il partito. La nuova segreteria di Enrico Letta sta già dimostrando una maggiore sensibilità proprio verso l’organizzazione del partito all’estero: poche settimane fa abbiamo realizzato un’assemblea dei delegati e dei responsabili dei circoli esteri con il Segretario e a settembre, nella giornata conclusiva della Festa de l’Unità, per la prima volta sarà proprio il Segretario del PD a prendere parte alla tradizionale iniziativa dedicata agli italiani nel mondo. Segni importanti che spero si tradurranno anche in un rafforzamento della nostra iniziativa in Sudamerica e in un maggiore ascolto delle nostre istanze.

Diviene allora spontanea e dovuta una riflessione finale sullo stato delle politiche per gli italiani all’estero. La pandemia ha messo in luce, se ce ne fosse stato bisogno, la fragilità e le debolezze degli italiani nel mondo, accentuando a volte quel senso di dimenticanza e abbandono che spesso serpeggia tra le nostre collettività. L’unica risposta sembra essere la conferma della date delle prossime elezioni per i Comites che, in questo contesto, rischiano di affossare invece che rilanciare il nostro sistema di rappresentanza democratica che da anni è il riferimento di quanti vivono fuori dal Paese. Non le pare ?

E’ vero: in questi mesi ho vissuto in prima persona i disagi e le difficoltà imposti dalla pandemia, che per noi italiani all’estero ha comportato e sta comportando difficoltà e sacrifici ancora maggiori a quelli, che non sono pochi, imposti a tutti i cittadini italiani. E non mi riferisco solo alla perdita di persone a me care, cosa di per sé tristissima: mi riferisco alle iniziali drammatiche difficoltà per rientrare in Italia dall’estero, ma anche alle restrizioni, in alcuni casi incomprensibili, confuse e a volte vessatorie, agli ingressi degli iscritti AIRE in Italia; poi anche alle iniziali difficoltà per i residenti all’estero di vaccinarsi in Italia e per ottenere poi la relativa certificazione; infine alla poca chiarezza e omogeneità delle norme sull’equipollenza dei vaccini tra Paesi e continenti diversi… E potrei continuare. E’ stato detto più volte in queste settimane che gli italiani all’estero dovranno essere protagonisti del rilancio dell’Italia nel post-pandemia. La pre-condizione, però, è che mentre siamo ancora in piena emergenza (sia pure in una fase che ci auspichiamo conclusiva) a noi italiani nel mondo siano garantiti il diritto alla mobilità, al ricongiungimento familiare, allo studio e al lavoro. L’emergenza Covid19 in Sudamerica non è per niente finita, e in questo contesto organizzare le elezioni dei Comites – soprattutto in assenza di una comunicazione diretta agli elettori, così come avvenne nel 2015 – potrebbe rivelarsi un grave errore di valutazione; ho l’impressione che qualcuno, sotto sotto, stia puntando al loro fallimento in termini di partecipazione e qualcun altro speri proprio di ricavare un dividendo elettorale dalla partecipazione di un limitatissimo numero di persone a questa consultazione. Spero di sbagliarmi, e ovviamente mi sto impegnando in prima persona e come dirigente di patronato e di partito affinchè ciò non avvenga, ma ho sotto gli occhi l’andamento delle iscrizioni al voto e non ho alcun motivo per essere ottimista.