Il Rio delle Amazzoni, il Congo e l’Irrawaddy sono solo alcuni dei fiumi che rischiano di vedere modificato o interrotto il proprio corso d’acqua a causa di nuovi progetti idroelettrici. Lo studio, condotto dai ricercatori della McGill University e dal World Wildlife Fund e pubblicato di recente su Global Sustainability, ha mostrato che dighe e i bacini artificiali che sono stati già pianificati contribuiranno alla scomparsa di oltre 260.000 chilometri di fiumi in tutto il mondo. Lo studio fornisce inoltre un elenco completo di soluzioni per ridurre al minimo l’impatto dello sviluppo dell’energia idroelettrica nei fiumi. “Abbiamo analizzato i dati di oltre 3700 potenziali progetti idroelettrici e calcolato il loro impatto sui fiumi di tutto il mondo”, afferma il prof. Bernhard Lehner del Global HydroLab della McGill University. Inoltre, l’enorme ‘sacrificio’ ecologico non sarebbe adeguatamente compensato, secondo i ricercatori. Lo studio rileva infatti che tutte le dighe progettate al fianco dei fiumi genererebbero collettivamente meno del 2% dell’energia rinnovabile necessaria entro il 2050 per mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto di 1,5 C – un piccolo contributo con conseguenze potenzialmente devastanti non solo per i fiumi, ma anche per le persone e la fauna selvatica. I ricercatori e i vertici del WWF fanno un appello ai leader globali delle Nazioni Unite che si riuniranno per parlare di clima e di biodiversità questo autunno, e in un documento chiedono di considerare i compromessi tra lo sviluppo dell’energia idroelettrica e il mantenimento di ecosistemi delle acque dolci. “È vero che l’energia idroelettrica è una fonte di energia rinnovabile con emissioni di carbonio relativamente basse”, afferma Günther Grill della McGill che sviluppato il modello di valutazione ambientale spaziale per stimare l’effetto di future dighe. “Tuttavia, i progetti idroelettrici possono avere un impatto permanente e irreversibile sulle dinamiche e sulle funzioni dei fiumi e delle pianure alluvionali, spesso in aree selvagge tropicali con un’elevata biodiversità”. Il documento sottolinea il fatto che i fiumi collegati e sani offrono diversi vantaggi che spesso vengono trascurati: scorte ittiche d’acqua dolce che migliorano la sicurezza alimentare per centinaia di milioni di persone; consegna di sedimenti che nu-trono l’agricoltura e mantengono i delta sopra l’innalzamento dei mari; e pianure alluvionali che aiutano a mitigare l’impatto delle inondazioni e supportano la biodiversità. “Quando si tratta di salute dei fiumi, cambiamento climatico e perdita di biodiversità, non possiamo più permetterci di pensare a questi problemi come a questioni separate”, afferma Michele Thieme, scienziato capo del World Wildlife Fund (WWF) e autore principale dello studio. “I fiumi sono potenti agenti per mantenere in salute la fauna selvatica e le comunità, specialmente in un clima caldo, ma la loro capacità di sostenere la vita è minacciata dalle dighe idroelettriche in molte parti del mondo. Le migliori soluzioni politiche saranno quelle che bilanciano il fabbisogno di energia rinnovabile con i numerosi vantaggi dei fiorenti ecosistemi di acqua dolce”, conclude il ricercatore del WWF.