Capri (Depositphotos)

Il grande caldo c’entra un tubo. Le temperature torride neppure. A Napoli succede di tutto a prescindere.  Immenso, inesauribile teatro, in grado anche di fornire nel suo sconfinato repertorio rappresentazioni perverse. Agosto sembra sia diventato il mese più favorevole per esibizioni fuori norma, non solo fuorilegge. Napoli e anche Capri: i mitici Faraglioni usati come vetrina della droga. Marijuana in vendita ai bagnanti. Marijuana pronta all’uso, sotto gli occhi di tutti. I vu’ compra si sono spinti oltre, hanno superato ogni limite. Anche quello della decenza. 

Una volta si aggiravano sulle spiagge, vendevano berrettini, pareo o teli da spiaggia, fette di noce di cocco. Adesso svolgono compiti da pusher, o quasi. Senza dare troppo nell’occhio, con molta discrezione, senza mettere in mostra i loro prodotti. Si sono sistemati  alla grande sulla spiaggia che ospita lidi prestigiosi, stabilimenti balenari blasonati, frequentati da vacanzieri danarosi, proprietari di ville o appartamenti. Famiglie e giovani, isolani e non capresi. 

La clientela dello spacciatore e degli spacciatori. Evidentemente affezionato nella sua parte “malata“. 

Il fitto via-vai di persone, soprattutto giovani, ha insospettito i carabinieri. Come pure i brevi assembramenti vicino alla sdraio occupata dal capobanda, il  boss, il gestore dei vu cumprà pusher. Un trentunenne di Santa Maria La Carità, località tra Napoli e Torre del Greco, che ha fatto di tutto per non farsi notare. Fregato poi  dalle segnalazioni dei proprietari dei lidi e dagli esercenti con negozietti  a filo di spiaggia. Il soggetto fingeva di prendere la tintarella, con tanto di short e cappellino, e in queste condizioni è stato bloccato dai carabinieri. 

I militari sono passati immediatamente alla verifica dei precedenti del personaggio divenuto manager di un gruppetto di vu’ cumpra (meglio definirli ex del mestiere importato dall’Africa). Innumerevoli i  precedenti specifici, e all’interno di un normale zainetto da mare i carabinieri hanno recuperato venti grammi di marijuana già divisa in dosi e bustine, per essere avviate alla consegna all’acquirente di turno. Oltre a banconote di vario taglio per un totale di 500 euro. 

Stupiti i bagnanti e stupita Capri: è la prima volta che sull’isola viene individuato uno spacciatore con una propria organizzazione di spaccio. Impensabile che quella spettacolare frequentatissima fascia di costa potesse diventare una centrale di spaccio. In pieno giorno e su una spiaggia frequentata da persone di tutte le età, stranieri e italiani. Proprio qui, di fronte ai Faraglioni, il capo spacciatore aveva fissato la sede del proprio becero negozio. Condotto in caserma, gli è stato notificato il verbale di sequestro della droga e dei soldi frutto evidente dell’incasso quotidiano e la denuncia per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Le autorità preposte hanno emesso a suo carico il foglio di via obbligatorio e l’immediata espulsione  dall’isola. 

Africano, nigeriano, pure lui ex vu’ cumpra, nella teatrale Napoli si è dedicato all’attività di clonatore di carte di credito. Affari d’oro ha realizzato l’ingegnoso delinquente nei giorni di Ferragosto. Ricercato per associazione mafiosa e frode informatica, affiliato alle “Asce Nere”, Godspower Ighoyiwi è sospettato di essere la mente di una centrale criminale dedita alla clonazione di carte di credito in città. I carbinieri lo hanno bloccato mentre era impegnato nell’ennesima operazione criminale ai danni di uno sportello bancario in via Stefano delle Chiaie, nel popolare quartiere San Carlo all’Arena. 

Teatro incontrollabile nel periodo ferragostano, Napoli si è concessa anche un party privato abusivo (ovviamente illegale) nella piscina Scandone. La location dei meravigliosi stupefacenti trionfi pallanuotistici di Posillipo e Canottieri Napoli, completamente rifatta e abbellita, migliorata in occasione delle Universiadi 2019. Le foto del party sono apparse sui social, il Comune ha aperto un’inchiesta. 

Il party abusivo alla Scandone avvalora la tesi di quanti (e sono tanti, io con loro) di una Napoli città senza regole. “Un episodio inaccettabile, adotteremo sanzioni esemplari”, fanno sapere gli assessori interessati. Nel mirino il custode dell’impianto. “Ha fatto entrare amici, familiari, nipoti, parenti, amici. Mentre noi poveri cretini stiamo a guardare”, denuncia se stesso e tutti l’assessore comunale allo sport, Ciro Borriello. Le prove ci sono a sufficienza, prenderemo provvedimenti sul comportamento scorretto del custode”. 

Tutto provato, tutto documentato e postato sui sociali dagli stessi protagonisti della festa assurda. Una festa infame che mette in luce l’arroganza di chi crede di poter fare uso privato della cosa pubblica. Un evento inqualificabile  che pare venga proposto dall’impiegato comunale infedele e incontrollato  con cadenza annuale da diverso tempo. Il bagno, la tavolata, il barbecue: ridotto a volgare picnic l’impianto sportivo più importante della città, dopo l’ex stadio San Paolo oggi intitolato a Diego Maradona. 

Napoli infinita però non è nuova ad episodi del genere. Autentici attentati all’esclusività del patrimonio impiantistico sportivo cittadino. Un esempio è sufficiente, basta e avanza. Le partite giocate a stadio chiuso al Collana, al Vomero, tra amici fatti entrare abusivamente, la domenica, da chi aveva in mano le chiavi dell’impianto. Oltretutto non agibile, privo appunto in quei periodi dell’agibilità per lo svolgimento di manifestazioni sportive. 

Ma Napoli purtroppo è unica, va spesso oltre. In tutto, nel bene e talvolta nel male.  

Franco Esposito