Di ANONIMO NAPOLETANO

Clamoroso: scarcerato il figlio del boss della camorra Paolo Di Lauro, e torna la tensione a Secondigliano…

Nel silenzio quasi totale dei grandi media, giornali e tv, è passato inosservato ai più un fatto che potrebbe scuotere i delicati equilibri di malavita in Campania. Nonostante una pesante condanna da scontare, è stato clamorosamente scarcerato il sesto figlio del superboss del narcotraffico Paolo Di Lauro, soprannominato “Ciruzzo ‘o milionario”.

La notizia è stata riportata in esclusiva dal quotidiano napoletano “Roma”: Salvatore Di Lauro, 33 anni, ha lasciato il carcere dove era detenuto da due anni. Ma per il momento non potrà tornare a Secondigliano, il regno della sua famiglia, nella periferia nord di Napoli. Il giudice per le indagini preliminari ha sì ritenuto affievolite le esigenze di custodia, ma ha disposto per il rampollo dei Di Lauro gli arresti domiciliari in una località fuori dalla Campania. Tuttavia, è indubbio che la scarcerazione del figlio del “padrino” di Secondigliano rappresenti un segnale importante per una famiglia impegnata da anni in una guerra senza tregua con i cosiddetti “scissionisti” per il dominio del traffico di droga nel Sud Italia.

Indicato con la sigla “F6” nei libri paga del clan, proprio perché è il sesto dei nove figli maschi del boss Di Lauro, Salvatore ha potuto lasciare la cella grazie alla sentenza con cui i giudici di primo grado, lo scorso dicembre, hanno smentito l tesi della Procura affermando che il 33enne non aveva nel clan di famiglia un ruolo di vertice ma soltanto di semplice gregario. Per questo motivo, il tribunale di Napoli lo ha condannato a “soli” 12 anni per traffico di droga e associazione di stampo mafioso, ridimensionando pesantemente la richiesta dei pm di una pena a venti anni.

Nel processo hanno giocato un ruolo chiave le intercettazioni. Gli investigatori sono convinti che quando i narcos parlano, usando nomi in codice, di un tale “terremoto”, riconoscendogli il ruolo di capo all’interno della cosca, si riferiscano proprio a Salvatore Di Lauro. Ma nessun pentito è stato in grado di confermare questa tesi e i giudici hanno quindi ritenuto che non potesse esserci certezza che “terremoto” fosse proprio il sesto figlio del boss. Di qui, prima la condanna abbastanza lieve, e ora la scarcerazione. Resta comunque pendente il processo di appello, dove la Procura antimafia di Napoli spera di poter vedere validata la propria tesi accusatoria.

Del resto, secondo gli inquirenti, “F6” avrebbe acquisito un ruolo di primo piano all’interno della cosca dopo l’arresto del fratello più grande Marco, che a sua volta aveva ereditato lo scettro di capoclan con la cattura del fratello primogenito Cosimo. Per questo motivo, Salvatore è stato più volte arrestato ma poi è sempre ritornato in libertà. La prima volta finì in carcere poco dopo la fine della prima faida di Scampia, nel 2006, il giorno dopo essere diventato maggiorenne. Condannato, terminò di scontare la sua pena e tornò libero nel 2014, non essendosi mai macchiato di fatti di sangue. Meno di tre anni dopo è destinatario di un altro ordine di cattura: ammanettato nel 2017 viene scarcerato dal Tribunale del Riesame dopo appena due settimane. Passano pochi mesi e nel febbraio 2018 la Direzione antimafia di Napoli lo arresta nuovamente. Anche in quel caso, però, lascia la galera dopo sole quattro settimane. Tempo un anno e la Procura torna all’attacco: nuovo arresto nell’estate del 2019, processo e condanna a 12 anni. L’ennesima, clamorosa scarcerazione è storia dei giorni scorsi.

Con lui, diventano sei su nove i figli di Paolo Di Lauro non più ospiti delle patrie galere: oltre a Salvatore, sono in circolazione Vincenzo, Giuseppe, Raffaele, Antonio e Ciro. Restano invece detenuti con gravissime accuse e pesanti condanne tre dei rampolli del boss: Cosimo, Marco e Nunzio.

Le due faide di Scampia che distrussero l’impero di “Gomorra”

Sotto il peso di pentimenti, arresti eccellenti, condanne pesanti e ferocissime guerre intestine, il clan Di Lauro, che un tempo era egemone in tutta la zona nord di Napoli, è stato drasticamente ridimensionato fino a ridursi al controllo del solo Rione dei Fiori, una piccola enclave di Secondigliano rimasta la loro roccaforte.

A inizio degli anni 2000 Paolo Di Lauro, alias “Ciruzzo ‘o milionario”, era il capo incontrastato di una cosca di camorra vastissima, che aveva la sua roccaforte a Secondigliano e Scampia ma che estendeva il suo ferreo controllo su tutta la zona nord di Napoli e sui comuni limitrofi di Marano, Melito, Arzano, Mugnano, Casavatore e Giugliano, con consolidate basi logistiche in Spagna. Il clan Di Lauro aveva il monopolio del traffico di ogni tipo di droga in tutto il Sud Italia, rifornendosi di materia prima direttamente in Sud America.

L’inizio della fine cominciò quando Paolo Di Lauro decise di passare lo scettro del comando ai suoi  tre figli maggiori, Vincenzo, Marco e soprattutto Cosimo, l’erede designato. La loro gestione, che puntava a ringiovanire i capipiazza inserendo propri fedelissimi, provocò il malcontento dei vecchi “generali”. Capeggiati da Raffaele Amato e Carmine Pagano, gli “scissionisti”, o “spagnoli”, nel 2004 scatenarono la prima faida di Scampia. È’ stata la guerra di camorra più sanguinosa dopo quella degli anni ’80 tra Nco di Raffaele Cutolo e Nuova Famiglia. Omicidi, torture, lupare bianche, attentati dinamitardi e incendiari, fecero in quasi due anni centinaia di vittime, tra cui molti innocenti colpiti per errore o per vendette trasversali. La faida finì solo grazie all’arresto di molti dei vertici e dei gregari delle due fazioni. Con la cattura del boss latitante Paolo Di Lauro, si avvia una trattativa in carcere che porterà ad una tregua nel 2005, con una redistribuzione del controllo dei traffici a favore degli “scissionisti”.

Nel 2012 scoppiò però la seconda faida di Scampia, questa volta a causa di una rottura all’interno degli “scissionisti” che portò alla nascita di un sottogruppo, i cosiddetti “girati”, il clan della Vanella Grassi, capeggiati dagli Abete, gli Abbinante, i Notturno e gli Aprea. Fu meno feroce e meno lunga della prima, ma non si può dire che sia del tutto finita, dal momento che gli equilibri tra le diverse parti in campo sono sempre labili e precari.

Il clan Di Lauro e la faida di Scampia hanno ispirato il libro di Roberto Saviano “Gomorra” e l’omonima serie televisiva di successo mondiale.