Palazzo Chigi, Roma (depositphotos)

Il bizantinismo è definito come: “preziosismo ricercato ed estetizzante in arte o in letteratura”, vale a dire, quasi sempre, un appesantimento pieno di fronzoli. Il bizantinismo di cui parliamo è “l’atteggiamento di sottigliezza inutile e pedante” che, riferito all’imposizione di complicate regole di comportamento in momenti di oggettiva difficoltà, può provocare disastri. L’immarcescibile marcia della Farnesina verso il rinnovo dei Comitati degli Italiani all’Estero, paludata di virtù amministrative e rispetto delle norme, ha tagliato il traguardo dell’indizione delle elezioni il 3 settembre, contro la volontà di chi dovrà scendere in campo. Il fatto più inaccettabile è che – quando vogliono – i diplomatici sanno esercitare su Governo e Parlamento le dovute pressioni affinché determinati adempimenti di legge siano rinviati sine die, a data da destinarsi sempre più lontana. L’ultima conferma sta nel recentissimo terzo rinvio del concorso per l'assunzione di centinaia di impiegati dell’area funzionale, mentre perdura il progressivo pensionamento senza sostituzione del personale del MAECI. Tutto ciò avviene mentre le sedi diplomatico-consolari sono sotto staffate e l’erogazione di servizi ai cittadini residenti all’estero è al minimo storico. L’esempio più plateale di prolungamento di poteri fu quello della cascata di rinvii dal 2008 al 2015 del rinnovo degli attuali Com.It.Es. per una serie di scuse di facciata, ivi compresa la favola antica dell’introduzione del voto elettronico. La ragione vera era la mancanza di soldi. Gli italiani all’estero si stanno abituando dolorosamente al fatto che i costi della democrazia si pagano soltanto in Italia, con continui sprechi immotivati, mentre le rappresentanze elettive all’estero devono tirare la cinghia e vedersi insultate nella legittimazione degli organismi portavoce delle loro istanze. Un altro rinvio, più sottilmente e fetentemente applicato ai destini dei 6 milioni e passa di cittadini AIRE, è consistito, su spinta delle feluche, nei quasi quattro anni di stallo del dibattito parlamentare sulla modifica della legge istitutiva dei Comitati. In questo caso, gli uffici competenti del Superiore Ministero si sono affidati a una continua azione di rallentamento, per non dire impedimento, della presentazione di qualsiasi proposta, anche perché l’articolato approvato dal CGIE dava finalmente compiti, funzioni e poteri concreti all’espressione rappresentativa di base degli expat. La legge attuale, pressoché ventennale, scritta quasi in toto dai diplomatici di turno, sancisce che il Comitato “coopera, collabora, segnala, redige relazioni, formula proposte e emette pareri”, diretti all’autorità consolare che nel 90% dei casi non ne tiene alcun conto. Non basta, la litania cantata dai consoli alle comunità è che devono presentare liste di “giovani, nuova mobilità, imprenditori, artisti,” e – si diceva un tempo nani funamboli e tersicoree – necessariamente VIP, plurilaureati, iscritti a partiti fautori del mero sfruttamento di cotante perfezioni per fare affari sottobanco. E ci si meraviglia che sia arduo applicare questo identikit alla ricerca dei candidati? Se hanno interessi personali, non hanno bisogno del Com.It.Es. per concretarli. In caso contrario non hanno tempo da perdere in un organismo che non può fare praticamente nulla. Non basta ancora. Chi vuole ridisegnare le comunità a immagine di un nuovo stereotipo dell’Italia dal volto nuovo ha reso infinitamente difficile, per non dire impossibile, soddisfare tutte le norme bizantine che accompagnano la preparazione e la presentazione delle liste. Facciamo due soli esempi. In tempi di COVID, anche in luoghi di enormi distanze, la firma per l'accettazione della candidatura deve essere autenticata in presenza al Consolato oppure da un notaio pubblico con l’applicazione dell’apostilla a carico delle autorità locali, con attese di settimane e tasse salate. I Consoli onorari, che sono autorizzati a raccogliere le impronte digitali per i passaporti dei cittadini all’estero, hanno invece il divieto di autenticare le suddette firme. A sua volta, il Comitato Elettorale Circoscrizionale – CEC ha l’obbligo di riunirsi in presenza, malgrado il COVID e le distanze, come se non fosse possibile collegarsi da remoto e pubblicare sul video della teleconferenza gli eventuali documenti di cui discutere la validità. Lo ripetiamo: i costi della democrazia si pagano soltanto in Italia. Per l’estero basta delegittimare la partecipazione decimata ai minimi termini dall’opzione inversa e dall’inanità dell’eligendo consesso. Di conseguenza si cancelleranno i Comitati, sostituendoli con qualcosa stile talk show dei predestinati, per recuperare per sempre i miserabili 9 milioni di Euro stanziati per le operazioni elettorali in tutto il mondo, che – tolto il milione per il voto elettronico – equivalgono a poco più di un Euro per ogni avente diritto. Sic transit gloria mundi.    

(Carlo Cattaneo   1801-1869)