(foto depositphotos)

di Franco Esposito

Balbetta l’immagine, la rotellina comincia a girare, se sei fortunato qualcosa potrai rivedere. Se no, dovrai ricorrere alle parole di qualcuno che la partita è riuscito ad intravvederla, tra un fischio e una pernacchia, e per te, spettatore abbonato cioè pagante, soltanto l’immagine fissa, immobile, di un calciatore o di un qualsiasi atleta. Talvolta capita anche due pugili piantati sul ring, come fulminati e non più in grado di spostarsi o tirare cazzotti. La rotellina gira, l’immagine sgrana, il segnale salta: il calcio della ditta Dazn-Tim è puro fallimento, a metà strada tra truffa e imbroglio. Mezza Italia paga per non vedere. Poco e male, quando addirittura nulla. 

Un flop prossimo al fallimento, se Dazn e Tim non si danno una mossa. Irreperibile Dazn, non pervenuta, un autentico fantasma per i suoi generosi abbonati, e mai rampognata dai giornali che contano. Spende molto in pubblicità e agli editori del cartaceo sportivo in particolare va molto bene così. Incassano bei soldi, quindi tutti zitti. Oppure, ma sì, certo, Dazn qualche volta non si vede, accusa momenti di defaillance (anche lunghi), ritarda nel proporre le immagini, sparisce, ricompare, sparisce nuovamente. 

Campionato o coppa, serie A o Champions non fa troppa differenza. Se Dazn non funziona e Infinity salta, anche Amazon di tanto in tanto s’inceppa. Dazn è quella che è, qualcosa di irraggiungibile, l’appellativo di fantasma calza a pennello, ma se pure Amazon denuncia qualche problemino, allora la colpa è del Paese. Perché mai dell’Italia, chiederete scettici e dubbiosi? Il digital divide. Una constatazione, non una scoperta, dopo aver messo il bene più prezioso degli italiani, il calcio, nelle mani di Internet. Non siamo maturi per il nuovo modo di vedere le partite di pallone. Streming è il futuro, ma il progetto fatica a decollare. O non decolla per niente. 

Il tifoso continua a non vedere, e si lamenta. Talvolta esagera, ma come ben sappiamo “il cliente ha sempre ragione”. Dazn&C fingono però di non conoscere questa antica regola commerciale. L’Agcom è dovuta intervenire in Parlamento e ha bacchettato Dazn per questioni meramente burocratiche. La società con sede unica in Inghilterra fa acqua da tutte le partite. È un disastro, tout court. Anche in tema di ascolti. I dati digitali mai calcolati, se li rileva da sola.  

Come da sola? Con una società non certificata, Nielsen; nulla a che vedere con Auditel. La discrepanza è del 15%, in parole povere i conti non tornano. Dazn si è premurata di rassicurare il Parlamento e l’Agcom, non c’è stato alcun calo rilevante. Sarà così, ma consentite di avere almeno qualche dubbio. Lo schermo è spesso nero. I disservizi grossi non sono mancati, fin dall’esordio di Inter-Genoa. Quando è saltato un server e nessuno ha potuto vedere tutto. 

Serve altro? Il black-out al momento del gol decisivo di Koulibaly, in Napoli-Juve. La causa? Un picco di utenti su rete Tim. A me è andata peggio: in simultanea con l’inquadratura di Josè Mourinho all’ingresso in campo all’Olimpico nel momento in cui la partita sta per cominciare, l’immagine sparisce, sostituita con rapidità supersonica dal video nero e dalla richiesta di indirizzo di posta elettronica e password. Da quel momento, niente più partita, niente più sport, nessuna immagine e nessuna possibilità di sopperire al disservizio. Giorni spesi al telefono, Tim sollecitata gentilmente a provvedere, a riparare, a restituirmi quello per cui anch’io pago. Non c’è stato verso di riavere Dazn. 

“Un problema loro, non nostro, contatti Dazn”, la canzone stonata delle gentili operatrici del 187. Impossibile. Dazn è come se non esistesse. Anzi, non esiste. Se non per incassare soldi e insulti. 

Accidenti anche alla Lega Calcio e all’ingordigia dei presidenti di società: i dirigenti della Lega hanno effettuato chiaramente una “incauta vendita”. Hanno passato i diritti a Dazn-Tim, vincitori dell’asta, senza pretendere le necessarie garanzie operative e tecniche. 

Un nuovo flop il martedì di Champions. 

La causa questa volta? Il collasso di un “Content delivery network”, gli snodi da cui viene ripartito il segnale. Aspetti incomprensibili non sufficienti a spiegare il generale malcontento. Trasmesse da Dazn, le partite di calcio sono diventate un incubo, mai più un piacere, al netto della mediocrità che il massimo campionato italiano esprime. Il fatto è che la visione di massa di live streaming è un sistema complesso, soggetto a numerose variabili. Se una non funziona, si blocca tutto. 

Potenziata di recente, l’unica rete non lo è in alcune aree. Ogni operatore ha i suoi flussi e le sue codifiche. Ci sono i fornitori terzi e infine le connessioni degli utenti. La situazione non è mai completamente sotto controllo. In realtà, il grande piano pensato da Tim è costringere il Paese a digitalizzarsi per vedere il calcio. Gli esperti suggeriscono di ricorrere alla nuova codifica Mpeg5, per alleggerire i flussi. Dazn non l’ha ancora adottata. Ma se anche un colosso del web service come Amazon, non una start-up, non ce l’ha fatta fino in fondo al debutto, sta a significare che l’Italia non è pronta. Anche se Amazon ha mostrato subito una qualità d’immagine di gran lunga superiore a Dazn e Mediaset. 

Allora come fare e cosa fare? L’invito è ad aspettare, portare pazienza. Ma bisognerà vedere innanzitutto se la situazione migliorerà rapidamente. Altrimenti gli italiani abbonati a Dazn-Tim dovranno rassegnarsi alla buona sorte. Quel gol che qualche volta lo vedi e spesso puoi solo immaginarlo.