L'aeroporto di Fiumicino (foto Depositphotos)

L'Italia sarà pure la settima potenza industriale al mondo ed uno dei Paesi più gettonati, in fatto di mete vacanziere, sulla faccia della Terra. Certo però, se il metro di giudizio rimane quello dei tour “da e per” lo Stivale, tale primato lascia il tempo che trova. Per capirci: è normale per un turista o per un qualunque viaggiatore proveniente dall'Uruguay e regolarmente vaccinato contro il Covid o comunque immunizzato (con tanto di tampone negativo effettuato), una volta messo piede in uno scalo aeroportuale italiano, sobbarcarsi obbligatoriamente… quattordici giorni di quarantena?

Ed è normale che se dall'Italia si vuol volare, mettiamo, verso gli Usa, questo non è concesso, causa limitazioni pandemia? La domanda nasce spontanea: è questo il credito che di Montevideo si ha a Roma? O, se preferite: è questo il credito che di Roma si ha a Washington? E torniamo all'incipit di prima: saremo pure la settima potenza industriale al mondo, ma se questo è il modo interamente “made in Italy” di approcciarsi con i paesi amici (l'Uruguay è tra questi), non c'è graduatoria che tenga per capire di quale considerazione al ribasso “goda” il caro e vecchio Tricolore.

D'altronde, sono mesi che inanelliamo figuracce su figuracce. La maniera in cui la Farnesina sta gestendo i casi del povero Giulio Regeni (il ricercatore triestino morto, in circostanze misteriose, in Egitto, tra il 25 gennaio e il 3 febbraio del 2016); quello dello sventurato Patrick Zaki (studente egiziano dell'Università di Bologna, arrestato all'aeroporto internazionale del Cairo e da quasi due anni detenuto dal regime del suo Paese) e, infine quello del piccolo Eitan (unico superstite della tragedia del Mottarone, portato furtivamente in Israele dal nonno), è roba da dilettanti se non da sprovveduti. Ma d’altronde, se al ministero degli Esteri mettiamo Giggino, poi con chi vogliamo prendercela?