di Matteo Forciniti

Fervono i preparativi per le elezioni dei Comites anche in Uruguay. Nonostante i numerosissimi appelli lanciati dal mondo dell’emigrazione come quelli del Cgie (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero), le elezioni sono state confermate per il 3 dicembre, giorno in cui verranno esaminate le schede precedentemente inviate per corrispondenza e verranno proclamati i 18 membri, un numero che è già di per se enorme.

I preparativi di questi giorni vedono coinvolti i diversi gruppi all’interno della comunità italiana dell’Uruguay che si stanno organizzando per la presentazione delle liste il cui periodo è stato appena aperto: ci sarà tempo fino a domenica 3 ottobre per presentare tutta la documentazione richiesta -tra cui le cento firme di adesione, una cifra che è stata dimezzata- presso l’Ufficio elettorale dell’Ambasciata.

Come di consueto le liste che si presenteranno agli elettori saranno prevalentemente quelle sorte tra i patronati, le associazioni e i partiti politici. Quasi sicuramente verrà riconfermata la divisione a tre che esiste attualmente nel Comites di Montevideo: da una parte i patronati, sia l’Inas che l’Inca, dall’altra il raggruppamento che fa riferimento ad Aldo Lamorte. È molto probabile che una quarta lista si inserisca nella competizione elettorale con il patronato Acli che ha già partecipato in passato.

Queste elezioni saranno segnate da una grossa novità con le assenze pesantissime delle due figure più importanti della rappresentanza italiana in Uruguay degli ultimi anni con una lunga traiettoria alle spalle: Renato Palermo e Filomena Narducci. Il primo è il coordinatore del patronato Inca, membro del Partito Democratico e consigliere del Cgie, la seconda è la responsabile del patronato Inas e alle ultime elezioni politiche è stata candidata con Liberi e Uguali. In base alla nuova normativa, coloro che hanno già ricoperto due mandati all’interno dei comitati saranno esclusi dalla partecipazione anche se ovviamente continueranno a lavorare da dietro le quinte per la presentazione delle liste. La loro assenza rappresenterà senza dubbio un punto di svolta radicale all’interno degli equilibri del Comites ma potrebbe essere anche un’opportunità per superare le continue divisioni che hanno accompagnato l’esistenza di un organismo totalmente inefficiente.

L’altra grande notizia è che il Maie (Movimento Associativo degli Italiani all’Estero) non ci sarà come in passato dopo aver perso -lo scorso anno- Aldo Lamorte dal ruolo di coordinatore nazionale. Cosa farà quindi il partito dell’ex sottosegretario Ricardo Merlo? Sicuramente avrà in serbo una sorpresa…visto che la conduzione di Lamorte non ha portato i risultati sperati.

Ma al di là dei partiti, dei patronati e dei soliti giochi di palazzo la vera grande sfida di queste elezioni sarà quella del rinnovamento nel tentativo disperato di portare una ventata di freschezza cercando di coinvolgere gente nuova in una collettività di oltre 130mila persone che appare sfiduciata.

Il tentativo è davvero disperato e non è un’esagerazione affermare questo dato che l’ultima volta, nel 2015, la partecipazione è stata di un misero 4%. Sarà un fallimento clamoroso anche in questa occasione? I presupposti ci sono tutti tra l’incertezza della pandemia, la scarsezza dell’informazione istituzionale e -soprattutto- la così criticata opzione inversa: alla luce della grande esperienza del 2015 verrà replicato questo metodo “alternativo” e per poter votare bisognerà registrarsi al Consolato entro il 3 novembre. Così come nel 2015, anche questa volta una preoccupazione fortissima accompagnerà le elezioni del Comites: quale legittimità potrà avere un organismo eletto da una piccolissima minoranza?