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di Franco Esposito

Colpito e quasi affondato, lui proprietario di una compagnia di navigazione. Traghetti e quant'altro, e addirittura la partecipazione con buoni esiti alla prestigiosa Coppa America di vela. Soldi ai partiti e spese allegre, Vincenzo Onorato è indagato per bancarotta. E con lui i vertici della Moby. Il proprietario e il figlio devono rispondere alle accuse della procura di Milano. "Pronti a spiegare", si difendono. "Siamo stati noi a presentare le carte ai giudici", contrattacca la società. 

Finita la super stagione dei traghetti pieni sulla rotta Sardegna-continente-Sardegna, la famiglia armatoriale Onorato torna sotto i riflettori della cronaca giudiziaria. Con lo storico patron, presidente di Moby, indagato anche il figlio Achille, amministratore delegato. Il provvedimento è firmato dal pm Roberto Fontana, della procura di Milano. Lo stesso che si era messo ad aprile di traverso all'iter civilistico che puntava al salvataggio di Tirrenia mediante la ristrutturazione dell'indebitamento. 

Conosciuta da tempo l'esistenza di un fascicolo d'indagine, i vertici di Moby comunicano di aver dato, fin dal primo momento, "la più ampia trasparenza e collaborazione", e consegnato ai giudici la versione dei fatti della società. "che riteniamo essere legittima". 

Ma questa resta comunque una brutta storia italiana. La storia di un imprenditore di valore, ricco di inventiva e capacità professionali, nonché di valori autentici come armatore, ma anche un tantino spericolato. E portato a fare e dimostrare sempre di più, nell'esibizione di un forte concetto di grandezza. "Abbiamo massima fiducia e stima nella magistratura". 

Sarebbe da folli affermare il contrario. In un susseguirsi di colpi di scena di foggia hollywoodiana, il fallimento era stato evitato in extremis, a fine luglio. Già in primavera montava l'ipotesi che i pm avessero in animo di aprire un'indagine sui conti di famiglia. Gli Onorato rappresentano una delle principali dynasty armatoriali italiane. La difficile situazione della società poteva essere paragonata comunque a una camminata sul filo del rasoio. E la Moby stessa si è giocata il tutto per tutto ricorrendo ad una inconsueta strategia. 

Cosa si sono inventati Vincenzo Onorato e i suoi collaboratori più stretti nel ruolo di sostenitori dell'idea e consiglieri nell'ambito della trovata? Invece di rimpiattare le magagne, le hanno rivelate. Si sono auto denunciati. Un caso più unico che raro nella storia dell'imprenditoria. Lo scoop firmato da Il Sole 24 Ore, il quotidiano che si occupa di fatti economici. 

Il Gruppo Onorato si è presentato ai giudici fallimentari sollevando il velo su una serie di "trasferimenti di denaro meritevoli di attenzione", in riferimento a Moby, o operazioni "meritevoli di approfondimento", queste riferite a Tirrenia. Con quale scopo? Dimostrare di essere disposti a pagare anche un caro prezzo per di convincere i giudici della volontà di cambiare rotta davvero. 

Dopo le polemiche dei mesi scorsi, l'attenzione dei pmmilanesi si è focalizzata sui "soldi passati a soggetti politici". Alla società di Beppe Grillo srl, per un accordo pubblicitario da 120mila euro per due anni alla società Casaleggio Associati srl, 600mila euro annui più eventuali bonus extra. Questi risolti però in modo consensuale a capo di un rapporto definito "ultredecennale". Il fine? Sensibilizzare le istituzioni sui problemi dei marittimi. 

Ma non è tutto. Partiti, fondazioni e politici, più di casa Pd che del Centrodestra, hanno incassato 400mila euro. Una metà è andata a sostegno della fondazione di Matteo Renzi. In ballo anche una serie di singolari spese personali dell'armatore in un momento molto complicato per i conti aziendali. Due virgola otto milioni per il noleggio dalla NewJets Management Limited di un aereo Falcon 2000ex, 4,5 milioni per l'acquisto e la ristrutturazione di una villa a Porto Cervo, "utilizzata come ufficio di rappresentanza". 

E ancora: 400mila euro per l'affitto e la ristrutturazione di una proprietà in via Brera, a Milano; 600mila euro per il noleggio e il riscatto di alcune auto di lusso. Eccetera, eccetera. Datata 29 marzo, la metà è relativa a Moby (176 pagine e 176 allegati); vale più o meno per Tirrenia, spese pazze anche qui, ma in maniera meno pirotecnica. Ai magistrati milanesi pare interessino soprattutto i flussi di denaro fra le società del gruppo. Basti dire che dallo stato patrimoniale di Moby, nero su bianco a giugno 2021, emerge che più della metà dell'attivo corrente era costituito dai crediti infragruppo. 84 milioni su 153. I debiti all'interno del gruppo ammontavano a 148 milioni, su un totale corrente di 718. I pm intendono gettare lo scandaglio dentro questo mare magnum di partite incrociate. Un puzzle di numeri. La Procura di Milano non è convinta delle modalità con cui si intrecciano forniture di servizi, compravendite o noleggio di scafi fra le differenti realtà del gruppo. 

Gli Onorato sono i timonieri della flotta che controlla i traghetti di Moby, Tirrenia e Toremar. Un giro d'affari stimato attorno ai 600 milioni di euro, che dà lavoro a circa 3,00 addetti. A Livorno ha il controllo del terminal Ltm e con il socio di minoranza Msc il Porto 2000 dello scalo passeggeri. A Piombino è sulla rampa di lancio il progetto Manta Logistica, per il trasporto di auto nuove in tandem con un partner tedesco, Altmann. 

In questa fase di forte austeity, Onorato sta ridisegnando le società controllate alle prese con una crisi finanziaria molto molto pesante. Il tempo delle spese pazze è proprio finito.