Il Colosseo (Depositphotos)

di Franco Esposito

A Roma passeggiano nelle strade. Sbucati dalla campagna, diventano abitanti della città. Cittadini romani, i cinghiali. Affamati vanno a caccia di cibo, individuato nei cassettoni dei rifiuti e di quant'altro i quiriti scaricano nelle adiacenze dei marciapiedi. Piaga endemica quella dei rifiuti non raccolti si trasforma nel benessere momentaneo per questi cacciatori di cibo. Pericolosissimi con le le loro invasioni, non solo quelle nelle vicinanze delle grandi città. 

Pericolosi in che senso, i cinghiali? Sulla loro strada travolgono tutto, buttano giù i massi vicino alle case, devastano le colture, provocano incidenti gravi. Patria antica dei cinghiali, abitanti tradizionali dei boschi, la Toscana registra un'invasione biblica degli ugulati: 450mila esemplari che stanno a significare danni ingenti alle campagne e agli allevamenti. A Roma la presenza dei cinghiali provoca curiosità e preoccupazione; in Toscana semina paura. Anzi di più: terrore. 

La Toscana ha il record dei danni, ma anche dei risarcimenti conseguenti al passaggio incontrollabile e non frenabile dei cinghiali. Quattro milioni e mezzo di risarcimenti in agricoltura. É diventata virale sui social network la foto che ritrae un famiglia di cinghiali – babbo, mamma e cuccioli al seguito – a passeggio tra il traffico di Roma. Episodi analoghi vengono però segnalati in molte altre città del Centro Italia. 

All'Isola d'Elba un cinghiale si è bloccato  alla fermata dell'autobus. Sull'isola l'emergenza cinghiali è diventata particolarmente pesante. Ma anche in Lunigiana si sono registrati decine di avvistamenti. Sconvolgenti i danni  causati ad aziende agricole. In Toscana i cinghiali si sono arrampicati a frotte fino all'Amiata. Un imprenditore agricolo ha denunciato di aver visto con i propri occhi duecentocinquanta esemplari alla volta. Nel Livornese un imprenditore è stato investito da un'auto dopo l'impatto con un cinghiale “da strada”. In gravi condizioni un uomo che, ad agosto, ha colpito un ugulato mentre era alla guida del suo scoter. Altrove un branco di otto cinghiali è stato travolto e ucciso da un camion sulal tangenziale che circonda la città, dalle parti di Pistoia. 

Incidenti in alcuni casi mortali. L'origine di tutto è la proliferazione dei cinghiali. Le femmine partoriscono due volte l'anno, e i parti sono particolarmente copiosi. Enormi. Altro elemento scatenante è la siccità, particolarmente pesante nei mesi scorsi e tuttora, e l'introduzione di razze non autoctone. Nello specifico, provenienti dall'Ungheria. Immissioni avvenute tra il 2015 e il 2020. Un tipo di cinghiali più grandi di quelli autoctoni e con un tasso maggiore di riproduzione.  

Permessa in periodi stabiliti, la caccia al cinghiale non è più pari al divertimento e all'emozione di una volta. Vanno sparendo le cosiddette batterie di tiratori armati di fucile. 

Il fenomeno è ormai fuori controllo. Conseguenti i problemi  di natura sanitaria. Ma come mai adesso i cinghiali sono così tanti sul territorio italiano? Cosa ha indotto questa proliferazione? In realtà, il numero è stato sempre alto. La Toscana, poi, rappresenta l'habitat giusto per i cinghiali, “legati a fattori ciclici, ma che comunque sono stanziali in aree dove trovano cibo”, spiega l'esperta in Scienze forestali del comitato scientifico, Francesca Ciuti. “Noi abbiano ghiande, castagne e faggiole in abbondanza”. 

Ma a cosa è dovuta la presenza degli ugulati fino nelle città? Colpiti dalla siccità, i boschi sono secchi e danno pochi frutti. I cinghiali scendono a valle a cercare da mangiare. E così attaccano le culture. I loro spostamenti sono dovuti inoltre alla presenza dei lupi, che li considerano delle prede. Scappano in cerca di ripari. 

Scappano, si spostano branchi imponenti, tanto da far tremare la terra. I grupponi si formano per meglio proteggersi dagli attacchi dei predatori. La fuga verso la città è la diretta conseguenza del fatto che il terreno del bosco è diventato duro come il cemento. I cinghiali vanno dove ci sono vegetazione e cespugli, sulle rive dei fiumi, nei giardini delle case e nelle aziende agricole. Si accaniscano in particolare sulle uve in maturazione, sul grano, il girasole, il mais. 

Ma le misure di contrasto? Quelle messe in atto dalle  Regioni non sembrano sufficienti ad arginare il fenomeno. Le batterie di caccia anticipate nella stagioni ancora non sono state autorizzate dall'Istituto superiore per la prevenzione e la ricerca ambientale per quanto riguarda l'anticipazione della stagione di caccia nelle zone collinari e montane, annunciata in partenza a maggio. Quattro mesi prima della consueta partenza, fissata al 15 settembre. Dal prossimo primo ottobre le doppiette potranno sparare nelle zone cosiddette “non vocate”. Quelle prossime alla pianura, dove è concentrato il maggior numero di aziende agricole e coltivazioni. 

Settantamila i capi abbattuti ne periodo di zona rossa. Circa 12mila in meno rispetto al solito. I proprietari di aziende agricole col porto d'armi autorizzati ad imbracciare il fucile a difesa della proprietà. Soluzioni tampone, palliativi, utili solo in alcuni casi. Allora cosa fare? Prevale l'idea dei metodi “non cruenti”, come le catture. Per poi rilasciare i cinghiali in aree recintate, e  avviarli al macello. Al mercato la carne di cinghiale viene venduta a 20mila euro al chilo.