(foto depositphotos)

di Franco Manzitti

Il Genoa, la società di calcio più antica d’Italia, è stata comprata da un fondo americano. È datata 1893, è la gloria di Genova. Ed è chiamata Genoa Cricket and Football Club, in onore alle sue origine inglesi.

L’acquirente è il Fondo 777 di Miami, con uffici a New York e interessi sportivi a Siviglia, Londra e negli Usa, in settori anche diversi dal calcio. Hanno comprato da Enrico Preziosi, il proprietario inventore di Giochi Preziosi, colosso industriale del suo settore, 73 anni, da 18 alla testa del Genoa. Tra successi e disfatte, esaltazioni e violente contestazioni.

Un uomo difficile, un classico self made man, figlio di un orologiaio di Avellino, ambulante di giocattoli, che ha costruito il suo impero da solo o quasi.

Nel 2003, dopo avere comprato e gestito il Saronno Calcio e il Como, venduto tra mille polemiche, si era preso il Genoa. Allora in uscita dalla fallimentare gestione del veneto Luigi Dalla Costa propietario della catena di profumerie Laguna. A sua volta succeduto a Gianni Scerni, armatore, agente marittimo della più nobile schiatta genovese.

Dopo 18 anni di regno, dei quali 15 facendo giocare continuativamente i rossoblù del Genoa in serie A (record del Dopoguerra), Preziosi ha ceduto. Con un accordo non ancora del tutto chiarito, ma ufficiale, nel quale gli americani coprono anche i debiti della società. Ma lasciano l’ex proprietario nella funzione di consulente ancora per tre anni, avendone però rilevato tutte le azioni. La cifra di cui si parla per il passaggio è di 150 milioni.

Genoa in vendita da tempo - Genova assiste un po’ attonita a questa operazione, dopo anni difficili della sua squadra più antica. Da tempo Preziosi sembrava voler vendere, assediato anche da contestazioni dure (il presidente non poteva assistere alle partite, pandemia a parte, nello stadio genovese Luigi Ferraris).

Ma l’operazione annunciata, e in parte anche auspicata dalla parte più dura della tifoseria, non si concludeva mai. E il Joker (sopranome del presidente) riprendeva sempre le redini della società e del mercato, sua grande passione. Esaltata dalla sua innegabile dote di talent scout.

Preziosi ha scoperto giocatori del calibro di Diego Milito, Rodrigo Palacio, Tiago Mhotta, Ivan Pyatek, Diego Perotti. E tanti altri che poi sono diventati astri del calcio italiano ed europeo. E’ riuscito a portare a Genova i più o meno famosi bomber degli ultimi decenni da Crespo, a Toni, a Matri, a Gilardino, a Floccari, Pratt, Floro Flores, Acquafresca, Destro, Figueroa, Caccia.

Un vero grande mercante per il quale forse il mercato era più attraente della gestione del Genoa.

Grazie a Preziosi sono diventati grandi allenatori Giampiero Gasperini, pescato dal Crotone, Ivan Juric, Thiago Motta, tutti oggi in gran spolvero in serie A. In tutto alla guida del Genoa con lui sono succeduti 26 allenatori, un record assoluto, magari conteso solo dal mitico Zamparini, ex presidente del Palermo.

Non sono mancati gli errori, i flop, gli esoneri, i fallimenti, ma la più antica squadra di Genova non aveva mai vissuto tanti anni di seguito nella serie maggiore del calcio italiano.

Preziosi, uomo rustico, amico fedele di Adriano Galliani e Claudio Lotito, diventato uno degli esperti maggiori del calcio per la sua militanza nella Lega ha attraversato anche momenti bui. Come la retrocessione in serie C, dopo una promozione in serie A, per frode sportiva. Accusato di avere comprato per 250 mila euro una partita decisiva con il Venezia nel 2005.

Da quello scandalo e da quello sprofondo il Genoa si era risollevato, tornando in serie A in due anni e poi raggiungendo il quarto posto e sfiorando la Champions League.

Gli ultimi anni sono stati, invece, molto negativi, con il rischio della serie B e i salvataggi all’ultimo minuto. Spesso grazie alla figura di allenatore di Davide Ballardini, chiamato sempre a tenere a galla la barca. Anche dopo essere stato letteralmente definito da Preziosi “l’allenatore più scarso che ho mai avuto”.

Ballardini sta allenando il Genoa in questo campionato

PRoprio mentre si abbatte la rivoluzione che una parte di Genova auspicava e l’’altra un po’ temeva.

L’ indeterminatezza sulle intenzioni degli acquirenti inquieta molto il popolo rossobù. Essi rappresentano il settimo fondo yankee entrato in campo nel calcio italiano. Subito dopo quello che ha acquistato lo Spezia, altra ligure di serie A. Anch’essa venduta da un tycoon, come il recchelino Gabriele Volpi, padrone anche della Pro Recco, leader mondiale della pallanuoto.

Dalle poche informazioni trapelate le intenzioni del Fondo 777 sembrano orientate sopratutto a investimenti nel settore immobiliare sportivo. Nel centro che da anni il Genoa progetta nella zona di Cogoleto. Nell’impianto di Pegli, dove la società ha la sua sede in una villa settecentesca. Con i campi di allenamento ricavati tra la costa e i depositi costieri. La secolare villa Rostan, da decenni campo di calcio del Centro Sportivo e della squadra degli armatori Costa. Qui si sono formate generazioni di calciatori e di cronisti.

Ma c’è incertezza per i ruoli chiave che la nuova proprietà potrebbe mettere in discussione. Da quello dell’allenatore a quello dell’amministratore delegato Alessandro Zarbano, una specie di figlio per Preziosi. Il direttore sportivo Francesco Maroccu era appena stato sostituito. Le voci di corridoio indicano per quel ruolo Sean Sogliano. È un figlio d’arte, molto noto nel mondo del calcio, ma al quale lo spesso Preziosi, già nel suo ruolo di consulente, avrebbe posto il veto.

Inesistenti i rapporti con la città - Il rapporto tra questo imprenditore, che ha così inciso nella lunga storia genoana e la città sono sempre stati praticamente inesistenti.

Preziosi era come un lupo solitario, accusato dal popolo rossoblù a lui avverso di badare ai suoi affari e di fare mercato per arricchirsi con le plusvalenze. Non frequentava la città, ma solo il campo di allenamento e fino a quando ha potuto lo stadio. Non aveva rapporti con lo establishment genovese, tanto meno con Confindustria Genova, di cui avrebbe potuto essere una star.

Si vantava di far lavorare il porto grazie ai container pieni di giocattoli che faceva sbarcare in arrivo dalla Cina. Solo una decina di anni fa aveva stretto accordi con la Carige, allora stragovernata da Giovanni Berneschi, il padre padrone di quella banca madre della città. Per una serie di operazioni immobiliari, tra le quali anche un autosilo a Portofino.

E ora se ne va, quasi nel giorno storico del 12 ottobre, anniversario della Scoperta d’America da parte del genovese Cristoforo Colombo, che 529 anni vede lo sbarco a rovescio degli yankee.