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di LUCIO FERO

La maestra e la poliziotta: il movimento, la propaganda, l’umore e la cosiddetta narrazione No Green Pass hanno le loro eroine. Non più solo un Freccero che in senilità trova la verve giovanile del gridare al mondo del Grande Piano per rimodellare l’umanità via tecnologia e virus, due volti della stessa medaglia, Grande Piano cui tra i leader del mondo non collabora il solo Putin (il solo di cui fidarsi?).

Non più solo i Freccero dalle ebbre parole o i Cacciari intenti a rimodulare in nuova aulica e paludata ricetta l’ingrediente primo ed essenziale e anche un po’ plebeo di ogni populismo e cioè mai fidarsi dello Stato, Stato sempre pronto a mettertela a quel posto. Non più solo la versione gauchista della scie chimiche e il populismo fattosi snob (o lo snobismo fattosi pop). Ora il No Green Pass ha due (altre e altri verranno) eroine in carne e ossa e vita vera, due donne della gente.

 

La maestra e la favola – La maestra insegna dalle parti di Cesena, non ha voluto dotarsi di Green Pass (quindi niente vaccino e neanche tamponi) e scrive ai suoi piccoli alunni: “Cari bambini se accettassi non potrei guardarvi negli occhi, perderei la mia dignità e libertà”. Non ha il Green Pass, non ha voluto evidentemente vaccinarsi o farsi il tampone e quindi non può più andare in cattedra e lo racconta ai piccoli facendo esplicito riferimento ad una favola di cui in classe narrava: lei si identifica con la lumachina Ribelle che…Ai bambini quindi la maestra racconta di un potere cattivo, anzi malvagio che ha tolto la maestra ai bimbi e i bimbi alla maestra, un potere contro cui ribellarsi non solo è giusto ma è l’unica cosa degna da fare. In nome, ovviamente, del supremo valore della libertà.

La poliziotta e Gandhi – La poliziotta, anzi il vice questore della Criminalpol che è salita sul palco No Green Pass e proclamare il Green Pass nocivo e anti costituzionale. E’ lei oggi l’eroina numero uno. Ha detto, giustamente, che lei stessa non è una divisa e solo quello. Ha detto, giustamente, che, tolta la divisa, come cittadina ha diritto alla libertà di opinione e la esercita. Poi però, come accade quasi regolarmente, ha fatto confusione e uso improprio del concetto di libertà e dei diritti e doveri e obblighi (sì, doveri e obblighi) che l’esercizio della libertà comporta.

Quando la vice questore Nunzia Alessandra Schilirò rivendica il suo diritto di dire Green Pass anti costituzionale esercita in pieno e nei limiti corretti la libertà di opinione. Ma quando cita Gandhi per illustrare e sostenere il ribellarsi ad un governo “dispotico”, allora, che lo sappia o no, la poliziotta esercita una prepotenza civile. Un rappresentante, un funzionario, un membro delle Forze dell’Ordine non è che non può, non deve per rispetto della libertà dei cittadini definire “dispotico” lo Stato di cui veste la divisa. Se avesse avuto e se avesse piena nozione e consapevolezza della libertà, la poliziotta aveva due strade, entrambe non imboccate. Dire con piena libertà di parola: considero Green Pass sbagliato e pessimo ma fino a che visto questa divisa lo farò applicare. Oppure: trovo incompatibile ciò che il mio ruolo esige con ciò che penso, quindi ecco le mie dimissioni. Restare in divisa di uno Stato e proclamarlo insieme dispotico…sembra, anzi è una delle varie forme italiche del voler far la rivoluzione col permesso dei Carabinieri (in questo caso Pubblica Sicurezza).

Eroine di sicuro. Vittime proprio no – Le eroine No Green Pass si calano con naturalezza nei panni delle vittime. Ma non lo sono. Non all’interno di un patto civile e di un contratto sociale che prevede, anzi esige rispetto della volontà liberamente espressa dalla collettività per mezzo delle sue istituzioni. Non chiunque sottoposto a legislazione è per questo vittima. Anche se non lo sanno, questo è il principio fondante del No Green passismo: ogni disposizione di legge che non mi convince è dispotismo, ci si uniforma solo a ciò con cui si concorda, non esiste dovere civile di rispettare altro che le proprie opinioni e convinzioni.

Diciamo che questo è un tipo di libertà, non certo però quella delle democrazie liberali. E’ la libertà di ogni gruppo di interessi o clan o tribù o religione o coagulo di credenza contro e a prescindere dalla libertà altrui che viene vista come antagonista e nemica. Dispotico e oppressivo è comunque l’altro da sé, quindi la libertà è il sé senza limiti, vincoli, doveri. Non sono vittime, proprio no. Non più di quanto siano vittime gli elettori dei partiti che hanno perso una libera elezione.

Ribelli sì – Ribelli sì lo sono invece e per davvero. Ribelli non solo al Green Pass ma all’idea e alla pratica del patto sociale. Non rivendicano solo la libertà individuale di non vaccinarsi. Vogliono che la loro scelta sia di fatto premiata e promossa. Il tampone gratuito è la forma dolce di questa pretesa, lo stare in cattedra o il restare in divisa ne è la forma più acre. La maestra eleva la sua personale libertà a valore sì intangibile e supremo da compensare di gran lunga la possibilità di contagiare alunni e colleghi.

La vice questore eleva la sua personale libertà a valore sì intangibile e supremo da consentirle di predicare la disobbedienza alla legge di uno Stato di cui continua ad indossare la divisa. Entrambe hanno stabilito che l’unica vera e autentica forma di legittimità viene e riposa sulla più sacra delle istituzioni: se stesse. La libertà della maestra e della poliziotta e degli individui può essere concepita così, la libertà degli umani in società è altra e molto diversa cosa.