Dal Made in Italy Summit 2021 è arrivato, nuovamente il grido ormai disperato del nostro export agroalimentare in particolare nel Nord America. “Negli Stati Uniti – ha rilevato Luigi Scordamaglia, consigliere delegato della Fondazione Filiera Italia – ogni cinque prodotti italiani, addirittura iuattro sono finti”.

Nel Nord America, allargando ancora i confini, quindi Stati Uniti e Canada, sono imitazioni il 97% dei sughi, il 94% delle conserve e il 76% dei pomodori in scatola. I prodotti autentici bisogna andarli a cercare. Una situazione insostenibile, un danno economico, e non solo, di proporzioni inimmaginabili. E allora se il made in Italy cresce, in tutti i suoi aspetti, i prodotti taroccati, finti, fasulli quello che è ribattezzato ‘italian sounding’, aumenta alla stessa velocità.

C’è un modo di limitare questo fenomeno che da decenni, e sempre maggiormente più il tempo passa, sta colpendo l’Italia e le sue aziende? “Dobbiamo presidiare le nostre produzioni legalmente” ha aggiunto Scordamaglia. Nell’ultimo decennio le esportazioni italiane del settore sono cresciute del 92% mentre si è dovuto incassare un calo interno del 10%.

Di fronte a problemi, che sono purtroppo da tempo davanti agli occhi di tutti, ci sono anche aspetti largamente positivi come ad esempio la storica soglia dei 50 miliardi di export che dovrebbe essere superata alla fine di quest’anno. Perchè tutto l’agroalimentare italiano fa gola, in ogni angolo del mondo e una dimostrazione arriva anche da uno dei prodotti più appetibili dell’export made in Italy: il vino ovviamente, da sempre punta di diamante della nostra produzione.

E quest’anno le bottiglie dovrebbero raggiungere un export superiore ai sette miliardi di euro. Un boom di prodotti italiani sulle tavole di tutto il mondo che non rappresenta una novità, ma al contrario una base su cui ripartire ogni volta cercando tutte le maniere per combattere il primo nemico, i falsi.