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di FRANCO ESPOSITO

Tesoretti in Svizzera e in Russia? Ricchezza vera, gente. Duecentocinquanta milioni di euro sottratti, tolti, rubati all’editoria. Il tesoro offshore dei ladri di giornali. La procura di Bari ha chiuso la prima inchiesta in Italia sui pirati del web. Nove gli indagati in cinque regioni. Affrancati da precedenti penali, hanno tra i venti e cinquantanove anni. Gli indagati avrebbero sfruttato la diffusione dei file pirata con lo scopo di guadagnare denaro. Come e in che modo? Attraendo iscritti, inducendoli a perfezionare gli acquisti di prodotti Amazon. Efficaci gli effetti finali provocati dall’indagine: chiusi 329 canali Telegram. Il danno stimato per l’editoria è di 670mila euro al giorno. Quei duecentocinquanta milioni l’anno sopra citati. Il sistema mirava a rubare pubblicità e dati. Una società ha guadagnato mezzo milione di euro in cinque anni, con le inserzioni. La cosa molto interessante e istruttiva è la lettura degli atti dell’inchiesta, partita da un articolo del quotidiano Repubblica. Il procuratore Roberto Rossi ha depositato gli atti, mettendoli a disposizione degli indagati. Nero sul bianco, quindi, e situazione solare per chi ha interesse a vedere. La realtà amara sotto gli occhi di quasi tutti i possessori di telefonino abilitato alla ricezione di messaggi whatsapp. Ma anche per quelli, anche troppi, politici compresi, che hanno fatto finta di non guardare. Dietro la violazione sistematica del copyright, non ci sono “pirati della rete libera”, ma autentici piccoli criminali alla ricerca di guadagni facili. Uno dei denunciati, S.B., ufficialmente risiede all’estero, ma tiene residenza in provincia di Milano. Il suo palmares delinquenziale comprende una denuncia per terrorismo. Il motivo? La registrazione di siti di pedopornografia. Poi ha lasciato l’Italia. I dati che recupera sui suoi siti finiscono in un’azienda con sede in Romania, dove vengono conservati. Non si capisce che fine fanno, laddove sono certi gli accrediti che arrivano sul suo conto Paypal da una società inglese che raccoglie pubblicità. Folli giri ricostruiti dalla Guardia di Finanza. La Fiamme Gialle hanno effettuato indagini sul conto corrente di S.B. L’analisi ha portato questo risultato: lo sconcertante sfuggente personaggio ha messo in piedi domini e canali Telegram, attraverso i quali riesce a profilare gli utenti. che gli hanno consentito di incassare incassato circa Il registrava sui suoi domini. Un altro incassava buoni Amazon per circa cinquecento euro al mese. E c’era pure chi chiedeva dati e mail personali in modo da cercare di creare un database da mettere in vendita al migliore offerente. Gli imbroglioni della rete, autentici mistificatori. Una banda a largo raggio. E operavano, a loro insaputa, i ladri. Quelli che non “sapevano che distribuire cinquanta copie di un giornale ogni mattina, a un centinaio di persone, fosse un reato. Come se il copyright non fosse un bene da proteggere. Il sofisticato sistema è apparso in tutta la sua chiarezza da altri componenti dell’indagine. La maggior parte delle riviste italiane, e la musica e i libri, finiscono gratuitamente sui canali Telegram. Vengono poi scaricati da sette siti che hanno sede in Russia, negli Stati Uniti, alle Bahamas. Questo il motivo per cui non è stato possibile procedere con le indagini. E resta forte il dubbio sul punto principale della colossale truffa: da dove vengono recuperate tutti i giorni le copie? Un vero mistero. Sulle magagne estere, come detto, non è possibile procedere. È come sbattere contro un muro. Non resta che il processo sugli italiani che hanno diffuso i quotidiani, a scopo di lucro. Il lucro è il cuore, il fulcro dell’indagine della Procura di Bari. Tra gli indagati ci sono persone che, dopo aver scaricato i giornali illegalmente, li distribuivano a centinaio di persone. Un immenso giro che aggrava, di giorno in giorno, la crisi dell’editoria, già presente e forte da tempo per altre ragioni. La concorrenza della tv, la spina pungente di Intenet, il progressivo scadimento della qualità dei giornali, vessati da tagli, prepensionamenti, licenziamenti e ignoranza assoluta, da parte delle proprietà, del turn over. I pm ritengono sia reato il fatto di girare i giornali a centinaia di persone. Dov’è la legalità? In assoluto non c’è. La Guardia di Finanza scrive nel suo rapporto che “il web ha creato nuovi moderni mercati. Ma questi modelli non possono certamente travalicare le norme e i principi del diritto”. Comunque, non dovrebbero. Succede il contrario, tutti i giorni. Ignorata la legge, presa letteralmente in giro; anarchia e criminalità la fanno da padrone. Con sommo dispetto degli editori, danneggiati nella misura di duecentcinquanta milioni di euro all’anno. A Napoli diremmo: il prezzemolo è bello, ma se il gatto ci urina sopra…