Matteo Renzi (foto: depositphotos)

di Franco Esposito

Un dossier chiamato Delimobil. Il marchio di Car Sharing di Vincenzo Trani e la galassia di società in Svizzera, Hong Kong, Malta. La rete finanziaria dell'imprenditore che ha scelto Matteo Renzi come consigliere d'amministrazione. Delomobil è costituita su nazioni che espongono come distintivo la riservatezza e il risparmio fiscale. La riservatezza è un uno degli argomenti che l'ex premier fiorentino tratterà all'Unternechmertag 2021, dal venticinque al ventisette ottobre in Baviera. Un business-tour anche all'insegna del relax. Renzi è uno dei relatori del convegno itinerante. 

In Baviera si sentirà a casa. Renzi figura tra gli speaker, nella doppia veste di uomo d'affari e capo di partito. Anche in virtù del recente approdo nel CdA di car sharing  Delimobil. In occasione del raduno esclusivo, starà in mezzo a imprenditori, manager, politici e personaggi di un certo livello. Il business-tour è organizzato dal colosso svizzero Mountain Partners, che investe in start up in tutto il mondo. 

Comunicazioni sul programma? Finora nessuno; tutto è avvolto in una nebulosa. Ma gli organizzatori hanno già provveduto a veicolare la biografia di Renzi. In cui si legge, tra l'altro, che il suo Jobs Act ha creato 1,2 milioni di posti di lavoro e moltiplicato per cento gli investimenti contro la povertà, alla guida dell'unico governo italiano "a parità di genere". La biografia sottolinea inoltre come Renzi sia "componente di numerosi advisor board". In numero tale da aver perso il conto. 

Intanto, per non negarsi nulla, il leader di Italia Viva è indagato dalla Procura di Firenze "per emissione di fatture per operazioni inesistenti" per il compenso ricevuto in occasione di una conferenza ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi. Nel registro degli indagati figura anche Carlo Torino, titolare di una società di Portici, comune alle porte di Napoli. La "Carlo Torino e associati" avrebbe fatto da tramite per la ricezione del compenso. 

Ma che ci fa Matteo Renzi nel CdA di Delimobil? Vincenzo Trani ha costruito negli anni un'architettura finanziaria molto riservata, e se vogliamo parecchio misteriosa. Decine di società sparse in paradisi fiscali gestiscono investimenti per almeno trecento milioni di euro. Una struttura in cui si fa fatica a comprendere l'origine dei soldi. Proprio quelli con cui l'ex bancario del Movimento Cinque Stelle è diventato l'italiano di Russia del momento. 

Trani è arrivato a Mosca nel 2001, per una vacanza, e là è rimasto. 

"Il Fatto Quotidiano" ha provato ad intervistarlo. Vorrei, ma non posso, si è scusato Trani. "L'authority Usa per la trasparenza, coordinatrice delle quotazioni, non consente di rilasciare dichiarazioni". Permane il mistero. La banca di Stato Vtb, titolare del 13,3% delle quote, ha concesso alla società di Trani un prestito da settantacinque milioni di dollari. Ma la maggior del denaro nelle casse di Delimobil arriva dal gruppo Mikro Capital, gestore dal 2007 al 2018 di soldi cresciuti come il lievito, da 200mila euro a 204 milioni. . 

Da dove sono arrivati tutti questi soldi? La Mikro Capital all'inizio era una piccola società d'investimenti, capitale sociale ventimila euro, di proprietà di Trani, di Giorgio Parola, ex collega alla Banca Europea, oggi braccio destro di Trani in tutte le attività, e Denis Saklakov, proveniente da Rostok, senza aver mai avuto ruoli operativi nel gruppo. Se non è una scatola cinese manca davvero poco. 

Nel 2001 viene varato un aumento di capitale da 10,6 milioni, sottoscritto quasi interamente da Trani. Non esistono documenti in grado di fornire indicazioni su chi abbia finanziato l'operazione. 

Mikro Capital è stato fondato e ora è diretto dallo stesso Trani, presidente della Camera di commercio italo-russa e console onorario della Bielorussia. L'azienda da cui è partito tutto, messa su il cinque luglio 2007, in realtà si chiama Finanza Futuro. Due gli azionisti, Dimitry Alexsandrovich Naumov, e lui, Vincenzo Trani.  

In un anno gli investimenti passano di colpo a 204 milioni. In più l'azienda ricava 100 milioni di finanziamenti vedendo obbligazioni a investitori istituzionali. Ignoti i nomi, ma alcuni milioni sarebbero attribuibili al Vaticano. Nel processo contro il cardinale Angelo Becciu, il finanziere Enrico Crasso, responsabile di lungo corso degli investimenti della Santa Sede, ha rivelato che in quel periodo monsignor Perlasca e Fabrizio Tirabossi avevano fatto pressioni su di lui per investire sulle obbligazioni di Mikro Capital. In ragione del fatto che quella società "aveva fatto una donazione da dieci milioni di euro alla Santa Sede". 

Ma cosa ci fa in questa riservata compagnia griffata Vincenzo Traini il senatore Matteo Renzi in qualità di membro del CdA? L'obiettivo del diabolico russo d'Italia è farsi accompagnare dal capo di Italia Viva a Wall Street. Se fosse tutto alla luce del sole, ne vedremo di bellissime. Invece siamo al buio, in pieno mistero.