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di Franco Esposito

Inps e Inail presi per i fondelli. Beffati a lungo, per anni. La truffa perfetta fino al momento in cui è stata scoperta e smascherata. Una truffa milionaria con i ristoranti. Lestofanti autentici aprivano attività di ristorazione in luoghi sperduti, fingevano assunzioni e infortuni. Denunciate dodici persone. Sono accusate di aver truffato lo Stato gonfiando l'operatività di bar e ristoranti. Zona di operazione, la Toscana. Coinvolto anche un commercialista di Pistoia.

Secondo gli inquirenti il gruppo di truffatori assumeva una pletora di dipendenti con stipendi da capogiro. Al momento della chiusura dell'attività si facevano pagare delle maxi indennità di disoccupazione dall'Inps. Non una genialata, se vogliamo, ma qualcosa di simile. La fantasia perversa in attività senza un'ombra di sosta. E in diverse occasioni, i soggetti in questione avrebbero simulato infortuni sul lavoro per riscuotere il risarcimento dall'Istituto Nazionale Previdenza Sociale.

In dodici, a turno, si scambiavano le parti nella ignobile commedia. Il dipendente si travestiva da titolare, la volta dopo il titolare dell'attività diventava dipendente. Il pirandelliano gioco delle parti, ma non a teatro, nella vita di tutti i giorni. Anni di imbrogli, truffe ai danni di Inps e Inail.

La cosa lercia è andata avanti per un decennio, dal 2011 al 2019: secondo le Fiamme Gialle, la somma sottratta alle casse degli istituti di previdenza è di un milione e 132mila euro.

L'indagine della Guardia di Finanza di Lucca ha svelato il criminoso meccanismo. Denunciati otto uomini e quattro donne, alcuni nati e residenti fuori regione. Ma tutti operativi nell'ambito della delinquenza e del crimine nella Mediavalle del Serchio e nella Piana di Lucca, indagati per truffa appunto ai danni di Inps e Inail.

Complessa e articolata dal punto di vista investigativo, l'indagine coordinata dalla procura di Lucca (pm Elena Leone) è finalizzata al contrasto delle frodi nel settore della spesa previdenziale. Oltre alla Guardia di finanza, l'attività investigativa ha coinvolto la tenenza di Castelnuovo Garfagnana, l'ispettorato del Lavoro, e i funzionari di Inail e Inps.

Punto di partenza, un controllo effettuato in una ditta individuale operativa nel settore della ristorazione in un piccolo comune della Mediavalle. L'accertamento evidenziava alcune stranezze nelle posizioni lavorative dei dipendenti. Ne è scaturito che i nomi delle persone che facevano parte della ditta come titolari o dipendenti, ricorrevano spesso a denunce di infortuni registrate dall'Inail. Ma a parti palesemente invertite.

Gli ispettori hanno annusato immediatamente che qualcosa non andava. Oltretutto i volumi di attività che la ditta dichiarava, e che usava per giustificare le numerose assunzioni, non avevano ragione d'essere. Un esempio: un piccolo ristorante in un paesino della Mediavalle, al momento in cui veniva chiuso, risultava avere tra i suoi dipendenti ben tre "chef de rang". Figure professionali che si ritrovano di solito nei ristoranti di lusso, i cosiddetti locali stellati. O negli alberghi a quattro e cinque stelle.

Trovare tre assunti contemporaneamente nella cucina di un piccolo ristorante è decisamente un fatto insolito. A quel punto, gli ispettori hanno messo in funzione le loro antenne. Il gioco è stato presto scoperto. Gli chef di rango godevano, sulla carta, di uno stipendio che superava ampiamente i tremila euro al mese. Secondo gli inquirenti, questo tipo di inquadramento professionale è uno degli stratagemmi che i dodici membri dell'associazione delinquenziale – tutti di età compresa tra i quaranta e cinquantacinque anni, di cui cinque con precedenti per truffa – usavano per ottenere delle indennità di disoccupazione più elevate.

Costava nulla al gruppetto criminale. Anche perché non versavano un centesimo di contributi. Tantomeno pagavano lo stipendio ai dipendenti, visto e provato dalle indagini che erano anch'essi in combutta. Zero versamenti pure sul fronte Irpef; non parliamo dell'Iva, per loro la grande sconosciuta. Mai filata.

Nel giro di qualche mese il ristorante chiudeva i battenti. I presunti tre chef d'alto rango presentano richiesta di disoccupazione all'Inps. L'importo delle loro indennità è parametrato sulle ultime tre buste paga percepite. E, di conseguenza, è il massimo che l'ente previdenziale eroga in questi casi.

Secondo l'accusa, il giochino perverso è andato avanti dal 2011 al 2019 e ha coinvolto una decina di attività. Ristoranti e bar, tutti aperti e chiusi nel giro di pochi mesi. Spesso anche nella stessa sede. I nomi dei soggetti coinvolti erano sempre gli stessi; cambiavano i ruoli. Della gestione amministrativa era incaricato un commercialista di Pistoia, anch'egli indagato, ovviamente. L'inchiesta ha appurato l'emissione ad hoc di numerosi scontrini fiscali (fasulli, certo) per dimostrare il volume dei ricavi delle società, rapporti di lavoro fittizi, buste paga predisposte per i dipendenti in combutta.

Il giudice delle indagini preliminare non si è ancora pronunciato. Ma la richiesta di sequestro delle attività già è partita. Fine della truffa per oltre un milione di euro, per i dodici processo in arrivo.