Gente d'Italia

Il reddito di cittadinanza? Ai boss di camorra, truffatori e finti poveri

 

Boss di camorra e relativi parenti, narcotrafficanti, rapinatori, piccoli spacciatori, truffatori, contrabbandieri ma anche proprietari di vigneti docg, finti immigrati e agiati pensionati con la Ferrari in garage. Cosa accomuna tutti questi soggetti? Semplice: percepivano tutti il reddito di cittadinanza, la misura voluta dal primo governo Conte (Lega-5Stelle), che secondo il ministro Gigino Di Maio avrebbe “abolito la povertà”. Non è andata proprio così. 

Negli ultimi sei mesi in cinque regioni del Sud (Campania, Puglia, Abruzzo, Basilicata e Molise) sono state scoperte cinquemila persone che intascavano il reddito di cittadinanza senza averne diritto, per circa 20 milioni di euro truffati allo Stato. È il bilancio del lavoro dell'Arma dei carabinieri, in collaborazione con l'Inps. Ma a colpire è il dato della sola Campania: qui sono state riscontrate ben 2.806 posizioni irregolari, oltre la metà del totale del Sud, con un danno per l'Erario di 10 milioni di euro. La metà, 5 milioni di erogazioni illegittime, nella sola area di Napoli e provincia, che ha registrato il 60% del totale delle persone denunciate, ben 1.824. Il 35% di questi sono pregiudicati o addirittura persone detenute e loro familiari. Insomma, i soldi del reddito finiscono spesso ai delinquenti. Molti di questi, inutile dirlo, camorristi. Anche di spicco. Come Antonio Nuvoletta, figlio di Lorenzo Nuvoletta storico capoclan di Marano, che ha percepito reddito per 6.500 euro. E  Valentina Orlando, 33 anni, nipote di Antonio Orlando a capo dell'omonimo clan, e la moglie di Raffaele Veccia altro esponente di rilievo del clan: hanno intascato indebitamente 19.300 euro. Oppure Annalisa Soraniello, cui si è arrivati indagando su Giuseppe Mazzaccaro, in carcere dal maggio scorso nell'operazione che ha inferto un duro colpo ai clan Cutolo e Soraniello attivi al Rione Traiano. Tra i destinatari del reddito di cittadinanza Emanuele Pisa e Raffaele De Sica, già in manette per droga. Tra i beneficiari indiretti della misura - attraverso la moglie convivente - c'è il ras della Torretta, Fausto Frizziero, ai domiciliari per associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione e reati connessi allo spaccio di droga: è ritenuto elemento di vertice dell'omonimo clan che fa affari illegali tra i quartieri Chiaia e Posillipo. Tra i “furbetti” anche cinque persone legate agli Amato-Pagano, gli scissionisti di Secondigliano, altri soggetti ritenuti appartenenti al clan Cifrone e alla famiglia malavitosa dei Balzano. Dieci invece i percettori affiliati al clan Grimaldi della Vanella Grassi, periferia nord del capoluogo campano. 

Boss di camorra a parte, ci sono anche molti criminali “comuni” tra i privilegiati del reddito di cittadinanza. In provincia di Napoli un 41enne intascava il sussidio ma aveva omesso di segnalare di essere agli arresti domiciliari con tanto di braccialetto elettronico. Reddito governativo anche per sei napoletani coinvolti in truffe agli anziani in Lombardia: risiedono a Napoli nella zona delle Case Nuove, Secondigliano, Forcella, e nei comuni di Mugnano e Aversa. Fece scalpore a maggio scorso l'arresto di uno scippatore che, filmato da telecamere di sorveglianza, strappò la borsa ad una diciottenne che passeggiava con un'amica: anche lui era percepiva il reddito di cittadinanza. La madre di uno spacciatore di Scampia, invece, si è vista revocare il reddito quando il figlio che rientrava nello stato di famiglia è stato arrestato dai carabinieri: anche i proventi dello spaccio sono considerate entrate. C'è poi il caso del finto netturbino napoletano arrestato perché, vestito da spazzino, rapinava insieme a un complice i residenti del centro che all'alba uscivano di casa per andare a lavoro. 

Molti anche i casi di finti disoccupati che invece lavoravano a nero: un carrozziere, commesse di negozi, garzoni di bar, un autista di scuolabus, una venditrice di sigarette di contrabbando. E poi ci sono i finti poveri, che in realtà nascondo all'Erario lucrose attività e intascano pure il reddito di cittadinanza. Eclatante il caso di un 70enne, in provincia di Avellino, proprietario di una Ferrari, di numerosi immobili e di diversi terreni.  Sempre in Irpinia, un 22enne, figlio di un dipendente comunale, ha effettuato un cambio di residenza fittizio, pur rimanendo a vivere all'interno dell'abitazione della madre che è titolare di un'azienda agricola produttrice di uve da vino particolarmente pregiate. Oppure un 71enne disoccupato che percepiva il reddito di cittadinanza pur essendo il proprietario di ben 17 autovetture e di una motocicletta, tra cui una Bmw, una Mini Cooper, 3 Jeep, 2 Smart e una Kawasaki Ninja. In provincia di Caserta, invece, prendeva il reddito di cittadinanza un soggetto appartenente ad un nucleo familiare titolare di due imprese con reddito annuo di circa 150mila euro. 

E ci sono pure i “fantasisti” della truffa alla Totò, come quel tale che si è presentato alle Poste con un documento bulgaro, fingendo di parlare maccheronicamente la lingua del paese balcanico. Peccato che fosse italiano: è stato scoperto e denunciato. Come anche gli immigrati veri che, per ottenere il sussidio dello Stato, hanno falsamente attestato di essere in Italia da più di dieci anni. 

Altro che abolire la povertà, per il momento ad essere abolita è stata solo l'onestà.

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