di Pino Nicotri

Intelligenza artificiale, il paradiso è a Lisbona. Oltre ad essere diventata la capitale europea delle startup superando al volo Parigi diventa anche la sede centrale dell’Europe Startup Nations Alliance (ESNA). Vale a dire, dell’ente creato lo scorso marzo dall’Unione Europea, con l’adesione di 27 Paesi. Per “sostenere i governi europei nel migliorare le condizioni quadro per le startup. Per garantire che possano crescere in qualsiasi fase del loro ciclo di vita”. 

Il Portogallo inoltre vuole creare la prima legge europea per l’intelligenza artificiale nel periodo, attuale, in cui ha la presidenza dell’Unione Europea (UE).

Legge basata sulla trasparenza e sul rispetto dei diritti degli utenti, con la speranza che gli USA collaborino. Il ministro dell’Economia Pedro Siza Vieira ha dichiarato: 

“Attribuiamo grande importanza al quadro giuridico per l’intelligenza artificiale. Che chiaramente è la base per una maggiore produttività e possiede un grande potenziale di crescita”.

Queste novità sono emerse durante i lavori della quinta edizione del Web Summit, all’Altice Arena di Lisbona. Il Web Summit in pochissimi anni è diventato la più grande conferenza tecnologica del pianeta dopo il South by Southwest (SXSW) di Austin, nel Texas, che però comprende anche film e musica.  

L’anno scorso a causa della pandemia l’edizione del Web Summit si è tenuta non in presenza, ma con collegamenti telematici e digitali che hanno registrato ben 100mila partecipanti. 

Nel 2019 i visitatori erano stati 70.469, scesi quest’anno a 42.751, ma che hanno fatto registrare per la prima volta una maggioranza femminile, il 50,5%, nelle presenze.    

Aumentano le donne al web summit sulla intelligenza artificiale – “Meno gente, più tempo per i contatti. Che così si possono approfondire meglio”, ha commentato Karina Bazuchi, responsabile dell’Agenzia Brasiliana di Promozione dell’Esportazione e degli Investimenti. I relatori sono stati comunque quasi mille e circa 1.250 le start-up che hanno presentato i loro programmi, raccolto fondi e fatto networking.

L’afflusso è stato facilitato dal fatto che il 29 settembre il Portogallo ha tagliato il traguardo di Paese con il maggior numero di persone con doppia vaccinazione nel mondo. Lo sbalorditivo 84% della popolazione (10 milioni di persone).  Motivo per cui dall’1 ottobre le restrizioni sono state completamente revocate.

Permettendo, tra le altre cose, ai locali notturni di riaprire per la prima volta dal marzo 2020 e alle persone di cenare al chiuso. Insomma, Web Summit durante il giorno, dolce vita o comunque svago e divertimento la sera e la notte. 

Da Dublino a Lisbona, emigra la intelligenza artificiale – Nato a Dublino nel 2009 grazie all’organizzatore allora appena 26enne Paddy Cosgrave, il Web Summit ha iniziato con l’attirare solo 150 persone. Per poi arrivare ad attirarne ogni anno almeno 50mila.

La parte più dinamica del popolo dei  “techies”, persone che il vocabolario inglese definisce “someone who knows a lot about computers or other electronic equipment”. E che si fermavano anche per mesi o vi si trasferivano in pianta stabile.

Dopo le prime sette edizioni Cosgrave nel novembre 2016 ha pensato bene di spostare l’evento a Lisbona, per i 50mila techies molto più attrattiva di Dublino. Non solo per i costi delle abitazioni e della vita in generale. Ma anche per l’abbondanza di occasioni tecnologiche e talenti accessibili altamente qualificati.

E già all’edizione del 2016 hanno partecipato 166 Paesi, rappresentanti di 20 mila aziende, 1.500 investitori e 2.000 startup. Da notare che si tratta di un evento per soli addetti ai lavori, che devono pagare un biglietto d’ingresso piuttosto salato. Tra i 700 e i 5.000 euro, a seconda del livello di sviluppo della startup che rappresentano.

Le start up della intelligenza artificiale – Cosgrave aveva anche notato che l’anno prima, 2015, Lisbona aveva ricevuto dal Comitato delle Regioni Europee il titolo di “European Entrepreneurial Region”. E la Startup Europe Partnership ha pubblicamente riconosciuto che la pur giovane realtà portoghese delle startup cresceva a passo di carica.

Effetto anche del programma varato dal governo “Empresa na Hora” (in italiano Impresa in un’Ora) : oltre a concedere tre anni di esenzione dalle tasse permette di costituire un’azienda con la semplice compilazione di un unico modulo.

E’ cosi che il Portogallo in fatto di startup ha messo il turbo. E nel 2018 ha soffiato a Parigi il titolo di capitale europea delle startup. All’ombra della Torre Eifel e con  uno stanziamento di 200 milioni di euro doveva sorgere Station F. Detto anche Halle aux 1000 start up, l’Hub francese delle startup esteso su 34 mila metri quadri a ridosso della stazione di Austerlitz.

Ma Lisbona all’innovazione e annessa imprenditoria ha destinato una cifra doppia, 400 milioni di euro. E un’area quasi tripla di quella parigina, 100 mila metri quadri del quartiere Do Beato, ricco di attività industriali, per dar vita all’Hub Criativo Do Beato. 

Oltre ai 400 milioni di euro, il Portogallo offriva e offre incentivi, infrastrutture, facilitazioni e sgravi fiscali decisamente interessanti. Non solo costo della vita più basso rispetto Parigi e le altre capitali europee.

Una rete di business angels – Lisbona vantava già una discreta rete di giovani “business angel” e società di venture capital, una rete di oltre 80 incubatori certificati e un piano di sviluppo per portare la banda larga nell’intero Portogallo, scuole di ogni ordine e grado comprese.

Tutto ciò ha dato vita a una notevole cultura di coworking e a un ambiente teach molto gradito a imprenditori e investitori di tutto il mondo. 

Ecco perché la capitale portoghese, che come Roma sorge su 7 colli, ha soffiato a Parigi il titolo di Silicon Valley europea.

Progettato dall’architetto Julian Breinersdorfer, l’Hub Criativo Do Beato ha tra i suoi partner Mercedes e Factory Berlin, eccellente campus di startup di Berlino. I 100 mila metri quadri  sono divisi in quattro grandi aree. Dedicate rispettivamente ai settori dell’imprenditoria, delle industrie creative, dell’innovazione e conoscenza, del global company e delle startup e scaleup. (Startup evolute che sono riuscite nei primi cinque anni di vita a raggiungere una raccolta di investimenti o un fatturato pari a 10 milioni di dollari).  

Il popolo dei nomadi digitali a Lisbona – Il Web Summit, l’Hub tecnologico innovativo e le numerose realtà connesse hanno attirato a Lisbona il popolo dei nomadi digitali. Cioè gente che con la pandemia ha capito che si può lavorare anche senza stare ore in ufficio. E che si sposta e si ferma a piacimento perché non ha problemi a lavorare nel mondo delle tecnologie e del web più avanzato.

Ma ha attirato anche il popolo dei techies e una discreta fetta della non piccolissima minoranza degli UHNWI (High Net Worth Individual, individuo ad alto patrimonio netto: vale a dire, componenti delle élite super ricche).

Anche per il timore che tutta questa bella gente possa andarsene prima del previsto, lasciandosi alle spalle e lasciando sulle spalle dei portoghesi gli aumenti dei costi immobiliari e della vita in generale provocati dalla loro prolungata presenza, il governo per trattenerli ha varato per loro un gran numero di facilitazioni e vantaggi anche fiscali. E poi c’è anche la qualità della vita e la bellezza del paesaggio, tra le migliori d’Europa. 

Nelle Azorre, la bella isola di Madeira per attrarre i nomadi digitali ha creato il Madeira Digital Nomads Project. Chi approfitta di questa iniziativa può vivere beato nel “villaggio nomade” di Ponta do Sol, sistemato in ville o sistemazioni alberghiere e godere gratuitamente di wi-fi, stazioni di coworking ed eventi specifici.