«Al giornalismo si arriva non tanto scegliendo un mestiere, quanto lanciandosi in una missione, un po’ come il medico, che studia e lavora perché nel mondo il male sia curato. La vostra missione è di spiegare il mondo, di renderlo meno oscuro, di far sì che chi vi abita ne abbia meno paura e guardi gli altri con maggiore consapevolezza, e anche con più fiducia. È una missione non facile. È complicato pensare, meditare, approfondire, fermarsi per raccogliere le idee e per studiare i contesti e i precedenti di una notizia». Così papa Francesco in occasione della consegna dell’onorificenza ai ‘decani’ della stampa vaticana Valentina Alazraki della tv messicana Televisa e Phil Pullella della Reuters.

Un giornalista deve innanzitutto «raccontare» e questo «significa non mettere sé stessi in primo piano, né tanto meno ergersi a giudici, ma significa lasciarsi colpire e talvolta ferire dalle storie che incontriamo, per poterle narrare con umiltà ai nostri lettori. La realtà è un grande antidoto contro tante ‘malattie’», ha osservato il Papa.

«Abbiamo tanto bisogno oggi di giornalisti e di comunicatori appassionati della realtà, capaci di trovare i tesori spesso nascosti nelle pieghe della nostra società e di raccontarli permettendo a noi di rimanere colpiti, di imparare, di allargare la nostra mente, di cogliere aspetti che prima non conoscevamo», ha aggiunto Francesco.

Ci sono «tre verbi che mi pare possano caratterizzare il buon giornalismo: ascoltare, approfondire, raccontare», ha anche evidenziato il Pontefice, che, proseguendo nella sua riflessione sul sistema dell’informazione, ha poi esortato i cronisti a sottrarsi alla «tirannia» dell’essere sempre online. «Il buon giornalismo dell’ascoltare e del vedere ha bisogno di tempo. Non tutto può essere raccontato attraverso le email, il telefono, o uno schermo», ha rimarcato Bergoglio rilanciando l’invito contenuto nel suo Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni a «consumare le suole delle scarpe».

Il Pontefice ha quindi ringraziato i giornalisti «per la vostra ricerca della verità, perché solo la verità ci rende liberi» e sottolineato: «Con l’onorificenza data a Valentina e Phil, voglio in qualche modo rendere omaggio a tutta la vostra comunità di lavoro; per dirvi che il Papa vi vuole bene, vi segue, vi stima, vi considera preziosi».