Milano (Depositphotos)

Tre per cento è la percentuale ufficiale e onnicomprensiva dell’inflazione misurata dall’Istat, tre per cento non è per nulla poco ma non rende nella sua generalità quel che sta accadendo nei luoghi in cui si compra e si vende. Dal distributore di carburante e dalla bolletta dell’energia elettrica e del gas l’inflazione si è già propagata al prezzo dei generi alimentari, fino al più immediato: il pane costa dal fornaio e al supermercato decisamente e sensibilmente di più di quello che costava appena poche settimane fa.

Se l’inflazione si vede dal pane quando lo compri e non dal Tg quando lo senti vuol dire che è cosa capace di segnare a fondo la vita collettiva nei prossimi mesi. In Italia ad esempio quanto potranno reggere salari e stipendi già storicamente bassi ad ulteriore limatura/taglio del potere di acquisto? E d’altra parte, come aumentare davvero salari e stipendi in assenza di aumenti di produttività?

Nel nostro sistema socio-politico-economico la risposta è il tentativo, la pressione, la pratica di pensionare quanta più gente possibile ed estendere l’area dei redditi svincolati dal lavoro (pensioni appunto e redditi assistenziali). Ma la crescita rilevante e planetaria dell’inflazione (conseguenza anche della grande liquidità, cioè tanti soldi stampati dalle Banche centrali, tanti a fronte di pochi investimenti pubblici e privati) indurrà le stesse Banche Centrali a ridurre il finanziamento della spesa pubblica dei governi.

Insomma i prezzi su da far male lo possono fare anche all’economia e alla politica che entrambe in Italia sembrano supporre come eterno il costo reale dell’indebitarsi pari a zero. Sarebbe, è un bel problema di cui occuparsi.

Si calcola noi italiani si abbia due mesi di vantaggio su tedeschi, francesi, austriaci…Due mesi di vantaggio rispetto ai paesi dell’Europa occidentale (quella orientale è altra peggiore storia) in quanto a contagi Covid. Ora l’Italia viaggia intorno agli 8000 giornalieri, altrove si declinano le decine di migliaia ogni 24 ore.

Ma con l’indice di contagiosità superiore ad uno ineluttabilmente il contagio cresce e si calcola (speriamo con pessimismo) che Natale e dintorni sarà per l’Italia un rilevante moltiplicatore del contagio che potrebbe portarci a 30 mila nuovi contagiati al giorno. Non è che non si stia facendo nulla, anzi. Però si fa come se fosse già tutto fatto e risolto.

La domanda, non campata in aria, è se siano solo i giornali e le tv e i giornalisti politici o anche i politici tutti e i partiti tutti. Se oggi qualcuno dotato di pubblica funzione e notorietà fa uno sternuto, non si pensa subito al Covid ma su scruta e si interpreta quale segnale possa essere nella “corsa al Quirinale“.

La vita pubblica, il dibattito pubblico (e anche quello nascosto) non appaiono nelle cronache palpitare altro che per chi sarà presidente della Repubblica. E quindi analisi, indiscrezioni, chiacchiere in libertà e voluttà. Col risultato, accettato, anzi delibato e goduto, di restare ipnotizzati e paralizzati come il famoso coniglio davanti ai fari della macchina.