Di PIETRO LIGNOLA

Questa pressione è ufficialmente appoggiata e sostenuta dal governo di Minsk, che con le sue compagnie aeree importa, per lo più dal Medio Oriente, queste masse umane; noi le potremmo considerare truppe anomale, disarmate ma impiegate in una guerra anch’essa anomala. La nostra stampa politicamente corretta, sempre allineata al governo europeo, si trova in grave difficoltà, così come quel governo, perché non appare possibile integrare un discorso coerente. La Polonia è buona o cattiva? Finora l’hanno considerata cattiva, perché sta tentando di conservare la sua identità, sottraendosi all’oppressione di Bruxelles. Ora, però, l’Europa, considerando l’attacco bielorusso una mossa nell’ambito del conflitto fra Oriente e Occidente, apprezza l’idea di Varsavia, che ha progettato di costruire, entro l’anno prossimo, un muro di confine. Io non ho di questi problemi. Per me la Polonia è buona, perché cerca un’Europa delle Nazioni, che per me è l’unica accettabile. Se escludiamo i Paesi che in Europa comandano (e quindi vogliono appropriarsi della sovranità altrui), solo l’Italia è afflitta da una mania di dissoluzione che la porta ad apprezzare questa Europa che c’è. In Italia, per di più, è diffusa una certa ostilità verso i muri. Quello polacco, come quello trumpiano ai confini col Messico, sarebbe una replica dell’esecrato muro di Barlino. Sul muro statunitense i democratici e i media hanno fatto una figura molto meschina: quel muro, infatti, già lo costruiva Obama e lo sta continuando Biden, anche se questa verità è seminascosta all’opinione pubblica. Ma, pur escludendo questa evidente gaffe, i nemici dei due muri sbagliano sotto due aspetti. Il paragone con il muro di Berlino non regge. Infatti c’è muro e muro. Basti pensare che la parola ha due plurali, uno maschile, l’altro femminile. Le mura sono sempre esistite, da quando esiste la civiltà. Basti pensare a quelle più famose dell’antichità, la Muraglia cinese e il Vallo di Adriano. Poi le mura delle città, come le più famose, quelle di Troia e quelle di Roma e le più famigerate, come quelle di Gerico. Infine quelle greche e quelle aragonesi: delle prime conserviamo qui a Napoli vari frammenti, delle altre varie parti con torri e porte. Non dimentichiamo, peraltro, che anche quelle di casa, come un tempo quelle dei castelli, sono chiamate mura. Le mura sono strumenti di difesa contro il nemico esterno, che può essere una popolazione migrante (Muraglia), un popolo ostile (Vallo), bande armate (castelli) o delinquenti comuni (case). In ogni caso, le mura vogliono impedire che quelli di fuori entrino. Il muro di Berlino non rientra in questa nozione. Esso si è perciò chiamato sempre muro, come muri sono quelli delle prigioni: servono, invero, a impedire che chi è dentro esca. Chi confonde il muro di Berlino con le mura che si costruirono e si costruiscono oggi, rivela, oltre che malafede, la y ignoranza. Questa gente, peraltro, è abituata a mancar di rispetto alle parole. Come farebbe, altrimenti, a proporre sistematicamente le proprie fasulle opinioni come se avessero a che fare con la verità? Quanto alla malafede, come si può, ancor oggi, continuare a porre in primo piano il dualismo Oriente-Occidente, a vent’anni dall’apparizione in Italia de “Lo scontro delle civiltà”? Il saggio di Huntington spiegava perché a quel dualismo si era sostituito quello Nord- Sud, in cui la civiltà cristiana era opposta al mondo islamico. La storia di questi ultimi venti anni ha dato ragione a Huntington e archiviato i suoi contradittori. Del resto già oltre un secolo fa Oswald Spengler aveva indicato Russia e Usa come uniche speranze per la sopravvivenza della nostra civiltà. Ma la sinistra italiana, che adorava la dea Urrs e si nutriva di rubli, non può perdonare ai Russi di aver seppellito l’amata Unione. Si può, d’altra parte, pretendere che una certa sinistra, rappresentata ai suoi massimi livelli da cantanti pluritatuati e pesciolini da conserva, non sia ignorante e in malafede?