canto, musica, tenore, cantante

DI MARCO FERRARI

Erano i baffi per eccellenza del dopoguerra. A cento anni dalla nascita, avvenuta a Torino il 23 novembre 1921, pochi si ricordano di Fred Buscaglione, all'anagrafe Ferdinando Buscaglione, uno dei cantanti che hanno fatto l’Italia. Era nato nel capoluogo sabaudo da una famiglia originaria di Graglia, un paesino ora in provincia di Biella. La zia Anna era stata una celebre canzonettista con il nome d'arte di Anita Di Landa. Si deve a lei il desiderio del piccolo Fred di dedicarsi alla musica. Difatti a soli undici anni fu ammesso al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, che però abbandonò dopo tre anni, un po' per la scarsa simpatia rispetto alla musica classica e un po' a causa delle misere condizioni economiche della famiglia, il padre era pittore edile, la madre era portinaia e occasionalmente insegnante di pianoforte. Durante la guerra svolse il servizio militare in Sardegna dove mise su una band musicale. Rientrato in Piemonte ricominciò a suonare, prima come elemento in varie orchestre, poi fondando gli” Asternovas” compiendo varie tournee in locali notturni di città d'Europa, talvolta anche di infimo ordine. A cambiargli la vita fu l’incontro con Leo Chiosso, con cui iniziò a comporre canzoni. Il rapporto tra i due era praticamente simbiotico, al punto che si trasferirono nello stesso quartiere di Vanchiglia, Chiasso in via Santa Giulia e Fred in via Bava. Componevano le canzoni parlandosi dal balcone. Trascorrevano giorni e notti intere insieme a scambiarsi idee, battute e frasi musicali che Leo annotava e Fred accennava sulla tastiera del pianoforte. Buscaglione morì improvvisamente all'alba del 3 febbraio 1960, a soli 38 anni, in un incidente d'auto mentre rientrava all'hotel Rivoli dopo aver trascorso la notte esibendosi in un night di via Margutta, a Roma. Il cantante guidava la sua Ford Thunderbird color rosa: giunto all'incrocio fra via Paisiello e Largo Bonifacio Asioli, nel quartiere romano dei Parioli, si scontrò con un camion Lancia Esatau carico di porfido, guidato dal ventiquattrenne Bruno Ferretti, che tentò di soccorrerlo insieme a una guardia giurata e a un passante. Fermarono un autobus dove caricarono il cantante, che giunse però troppo tardi all'ospedale. Ora è sepolto nel cimitero monumentale di Torino. La scomparsa di Fred, avvenuta nel pieno della carriera di cantante e di attore, fu un evento mediatico che ebbe ampie ripercussioni nell’Italia del boom economico. Il suo ultimo film, le cui riprese erano terminate pochi giorni prima del tragico incidente e che si sarebbe dovuto intitolare “A qualcuno piace Fred”, uscì nelle sale il 24 febbraio 1960 con il titolo “Noi duri” e ottenne immediatamente un enorme successo, restando in programmazione per mesi. Una storia parallela accadde qualche anno dopo a Rino Gaetano. Entrambi cantavano brani estemporanei e surreali. Il repertorio di Fred era quello del gangster americano, un prototipo del cinema che andava di moda in quegli anni. Solo che lui trasformava in ironia i malavitosi, i bulli e le pupe di New York e di Chicago. I suoi spietati protagonisti erano duri con i nemici, ma sempre in balia delle donne e dell'alcool. I suoi brani scalarono le classifiche, ma era uno spasso vederle eseguite dal vero, in televisione o nei teatri o nei locali notturni. Aveva inventato un genere assieme alla moglie Fatima, cantando e suonando il piano, interpretando canzoni rimaste celebri quali “Che bambola!!”, “Teresa non sparare”, “Eri piccola così”, “Love in Portofino”, “Porfirio Villarosa”, ispirata alla figura del celebre playboy Porfirio Rubirosa. Peccato che il suo centenario passi quasi inosservato. A Verbania va in scena lo spettacolo «Fred e Frank & friends», uno scioglilingua voluto da Arcademia di Omegna per rendere omaggio a due grandi artisti, Fred Buscaglione e Frank Sinatra che mai si conobbero. Anche Moncalieri Jazz lo ha ricordato sul palco delle Fonderie Teatrali Limone con l’esibizione degli Aster Vejàs, il cui nome ricalca quello dei mitici Asternovas. Marina Rota, giornalista e scrittrice, ha pubblicato “Sotto le stelle di Fred” (BuendiaBooks, 14 euro), dedicato all’indimenticabile duro dal whisky facile. La sua scelta si deve a una curiosa coincidenza: ha scoperto di abitare nello stesso palazzo di piazza Cavour 3 in cui era nato e vissuto Fred. La rivelazione le ha aperto una voragine di ricordi, legati soprattutto a suo padre, che cantava i brani di Fred osservandolo dalla finestra del cortile. «Con questo libro – spiega l’autrice - compio un viaggio nella vita di Fred e nelle atmosfere della Torino d’antan. Mi sono basata su una rigorosa documentazione e sui ricordi di chi respirò quegli ambienti, riuscendo anche a sfiorare Fred». La sua canzone preferita è “Che notte” perché «riunisce su uno swing irresistibile tutti i suoi stilemi: il gangster inseguito dalla polizia, la rissa con gli scagnozzi, la pupa che gli fa aperte avance: un’immagine da duro contraddetta ironicamente dai nomi degli sgherri e dall’autodefinizione “sono un duro ma facile alle cotte”; un duro che finisce sempre malissimo, invaghendosi di bambole senza scrupoli». Anche il recente centenario della nascita di Leo Chiasso, compositore e paroliere torinese, famoso per aver scritto le canzoni di Fred, non ha avuto grandi eventi. Eppure, è stato uno dei simboli della Torino creativa dalla metà degli anni '50 fino agli anni Duemila. Lui ha svolto attività di autore di musiche e testi, sceneggiatore cinematografico, autore di show televisivi, scrittore di romanzi. Oltre che con Fred lavorò con Mina, Gaber, Dorelli, Farassino. Il figlio Fred Chiosso, nato nel 1960, venti giorni dopo la scomparsa di Buscaglione, che avrebbe dovuto fargli da padrino, porta il nome del cantante. E’ lui a conservare nella casa di Pralormo l'archivio del padre. «Le canzoni di mio padre erano delle vere e proprie storie, con un inizio ed una fine, traevano sempre origine da vicende, più o meno vere, di gente comune. Basta leggere "Teresa non sparare" o "Porfirio Villarosa" per rendersene conto. Ispirandomi a questa sua genuinità, ho creato e scritto uno spettacolo che si intitola "Che notte questa notte!" dove assieme ad un gruppo di jazzisti racconto i vari aneddoti, tutti inediti, perché mi furono raccontati a voce da papà. Ho scelto loro perché sono di una bravura impressionante e sono gli unici che si attengono agli spartiti originali e agli arrangiamenti di Fred per poter regalare al pubblico le stesse sonorità che si respiravano al Faro Club di Torino».