La Terra (foto Depositphotos)

Il lancio della prima missione di difesa planetaria della Nasa è previsto per mercoledì 24 novembre. Denominata Double Asteroid Redirection Test (Dart), la missione, descritta anche sulla rivista Science, partirà dalla Vandenberg Space Force Base, in California. Con un budget di circa 325 milioni di dollari, avrà lo scopo di valutare la fattibilità della strategia di deviazione di asteroidi potenzialmente pericolosi.

Il bersaglio di Dart non rappresenta infatti un pericolo per la Terra, ma la missione è propedeutica per una futura stabilizzazione di un programma di difesa planetaria. "La missione Dart - afferma Peter Schultz, geologo presso la Brown University, esperto di impatti e collisioni nel Sistema solare - è davvero interessante e assolutamente affascinante". Frammenti di detriti entrano nell'atmosfera terrestre di continuo, e, se la maggior parte di essi si disintegra, una piccola percentuale raggiunge la superficie. Un numero ancora più basso può provocare danni ingenti, ne è un esempio l'asteroide che 66 milioni di anni fa ha causato la fine dell'era dei dinosauri. La Nasa ha catalogato oltre il 90 per cento di questi potenziali pericoli di grandi dimensioni, dimostrando che non sembrano esistere segnali di rischio nei prossimi secoli. Anche gli asteroidi di poche centinaia di metri possono tuttavia suscitare problemi, evidenziano gli esperti, per cui è necessario poter contare su un programma di difesa in grado di superare questi possibili incidenti. "Un asteroide di 160 metri di diametro - osserva Elena Adams, scienziata planetaria presso la Johns Hopkins University e ingegnere di sistema della missione Dart - potrebbe radere al suolo una città come Manhattan".

Nel corso degli anni, sono stati proposti diversi metodi per affrontare la minaccia degli asteroidi, dai laser allo sfruttamento dell'attrazione gravitazionale per deviare la loro rotta fino all'esplosione di una bomba nucleare. Dart ha l'obiettivo di colpire l'oggetto per modificarne l'orbita. Dopo il lancio, la sonda viaggerà infatti per circa 10 mesi verso la coppia di asteroidi Didymos e Dimorphos. Didymos ha un diametro di circa 780 metri, ma Dart è diretta verso Dimorphos, che misura circa 160 metri di diametro. La sonda utilizzerà il Roll Out Solar Array (Rosa), un impianto fotovoltaico flessibile e arrotolabile, per raccogliere l'energia solare necessaria al sistema di propulsione elettrica. Una decina di giorni prima di raggiungere il proprio obiettivo, la navicella spaziale dispiegherà un piccolo CubeSat, un satellite realizzato dall'Agenzia spaziale italiana, per seguire e registrare l'evento di collisione, che avverrà a una velocità di circa 6 chilometri al secondo, 10 volte più veloce di un jet da combattimento. Le immagini ottenute dal CubeSat permetteranno agli analisti di studiare il pennacchio e il cratere risultante dall'impatto. Anche la missione Hera dell'Agenzia spaziale europea dovrebbe raccogliere informazioni sull'esito della missione. Hera trasporterà un altimetro, diverse fotocamere e altri due CubeSat.

"Dart è molto diversa dalle tipiche missioni scientifiche - commenta Adams - l'obiettivo principale non è infatti legato all'acquisizione di informazioni, ma all'individuazione di potenziali tecniche per salvare il mondo".