Angela Caloia

 

 

di ROBERTO ZANNI
Quando dici Harvard si pensa all'ombelico del mondo dell'istruzione. La più antica università degli Stati Uniti, è stata fondata nel 1636, ma dopo quasi quattro secoli di storia continua ad essere la più prestigiosa, la numero uno nel ranking della Best Global Universities che prende in considerazione gli atenei di tutte le nazioni . Fa parte della super esclusiva Ivy League, lì ci hanno studiato presidenti degli Stati Uniti, personaggi famosi, imprenditori che hanno scritto la storia e non solo degli USA, ma non per questo è stato ridotto lo spazio dedicato allo sport. Tutto il contrario, perchè Harvard ha 42 squadre, più di qualsiasi altro college negli Stati Uniti. Tra queste ovviamente anche quelle di calcio, soccer, femminile e maschile e forse non è un caso che le due stelle siano italiane: Angela Caloia e Alessandro Arlotti.
Alessandro Arlotti
Due storie che si sono incontrare a Cambridge, storica sede non lontano da Boston, dell'Harvard College. Angela Caloia, classe 2001, attaccante è nata a Washington da genitori italiani che negli Stati Uniti si erano trasferiti per lavoro. Il calcio, trasmesso dalla famiglia, l'ha subito contagiata, fin da piccola, ma al momento di scegliere la nazionalità sportiva (ha i due passaporti, italiano e statunitense) ha puntato sull'azzurro e appena raggiunta l'età è entrata nel giro della nazionale (con una convocazione anche in quella maggiore). Matricola nel 2019 si è subito messa in luce per i gol (6) e gli assist (11). Poi, causa Covid, l'anno successivo la Ivy League si è dovuta fermare, Angela allora è andata in Italia, per indossare la maglia dell'Empoli in serie A, ma prima aveva passato anche alcuni mesi sui campi di calcio dell'Islanda. "Tutta la mia famiglia è italiana - racconta - sono cresciuta parlando, mangiando italiano e ho trascorso intere estati con i miei nonni in Italia, per questo mi sono sempre sentita soprattutto italiana". Poi quest'anno è tornata alla base, ad Harvard, dove subito ha fatto rivedere tutte le sue qualità. "Dopo così tanto tempo passato lontano dalla squadra e dalla università - ha aggiunto - ho dato molto meno per scontata questa stagione e mi sono divertita a giocare come non mai". Una stella in campo femminile e un'altra, ancora più brillante in quello maschile. Alessandro Arlotti infatti ha appena ricevuto il premio di rookie dell'anno nella Ivy League. Nato anche lui fuori dall'Italia, a in Francia a Nizza, ma come la Caloia da genitori italiani, Alessandro, classe 2002, centrocampista offensivo, fin da piccolo è stato subito adocchiato dal Monaco dove ha passato diversi anni. Lo voleva la nazionale francese, ma il regolamento diceva di no e subito è stato chiamato da responsabili azzurri per farlo esordire nell'Under 17 prima (vice campione d'Europa) con la partecipazione anche ai Mondiali e successivamente la 18. Una escalation che l'ha portato a vestire la maglia del Pescara in serie B, anche se in Abruzzo le difficoltà non sono mancate. Poi il bivio all'inizio del 2021: cercare subito nuovi traguardi nel calcio o puntare sullo studio? C'era Harvard che lo chiamava, ma la decisione doveva essere presa subito, non c'era tempo.  Alla fine ha scelto entrambi, studi prestigiosi, ma senza lasciare il calcio, diventando una delle star del team Harvard. Certo il calcio professionistico per ora deve (e può) aspettare, ma Arlotti ha tanta classe e lo si è visto subito con la maglia dei Crimson anche se la sua scelta ha colpito al di qua e al di là dell'Atlantico. "Ma credo che sia stata la miglior decisione che potessi prendere - ha spiegato Arlotti - venire ad Harvard e studiare mentre si gioca a calcio è incredibile, c'è un livello molto alto qui, negli Stati Uniti il calcio sta crescendo tanto. Spero che continui e possa raggiungere prima o poi il livello europeo".